Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto operativo dello S.C.I.C.O., ha dato esecuzione – in Calabria, Lazio e Lombardia – a due provvedimenti emessi dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, che dispongono il sequestro patrimoniale per un valore complessivo di circa 1 milione e 300 mila euro.
L’esecuzione della misura ablativa costituisce lo sviluppo, sotto il profilo economico-finanziario, delle risultanze investigative emerse nell’ambito dell’operazione “Eyphemos”, eseguita nel 2020 dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia, che aveva fatto luce sull’operatività della locale di ’ndrangheta di Sant’Eufemia d’Aspromonte e sui legami di quest’ultima consorteria criminale con la cosca “Alvaro” di Sinopoli.
Alla luce delle richiamate evidenze, la Procura della Repubblica ha delegato il G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria a svolgere indagini di natura economico-finanziaria. All’esito delle attività investigative sono stati individuati beni direttamente e indirettamente nella disponibilità dei suddetti imprenditori, il cui valore è risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale ufficialmente dichiarata.
Su tali basi sono state avanzate alla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria proposte di applicazione di misure patrimoniali, a seguito delle quali sono stati emessi i provvedimenti in esecuzione. Gli stessi dispongono il sequestro dell’intero complesso aziendale di tre ditte individuali e due imprese (di cui una esercente attività di tenuta di dati contabili, una operante nel settore energetico, mentre le restanti persone giuridiche risultano attive nel settore edilizio), ubicate nelle province di Reggio Calabria, Roma e Milano, nonché di quote societarie, cespiti immobiliari e rapporti bancari, finanziari e assicurativi, con relative disponibilità, per un valore complessivo di circa 1 milione e 300 mila euro.
Nello specifico, l’indagine patrimoniale eseguita dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria ha interessato due soggetti legati tra loro da vincoli di parentela, originari del versante tirrenico della provincia reggina e con interessi imprenditoriali prevalentemente nel settore dell’edilizia. I medesimi risultano, allo stato, condannati in primo grado rispettivamente alle pene di quattordici e quindici anni di reclusione per diversi reati, tra cui quello di associazione di stampo mafioso.
In particolare, i profili di pericolosità alla base del provvedimento di sequestro nei confronti del primo soggetto derivano dalla sua acclarata “appartenenza mafiosa” che, come rimarcato dal Collegio, discende “dalla sua posizione all’interno della cosca, attraverso la quale egli esercitava il potere di assegnare cariche di ’ndrangheta e di regolare le nuove affiliazioni, nonché di fungere da riferimento per le relazioni con affiliati di altre articolazioni, sia nazionali che internazionali, anche australiane, sia per questioni di affiliazione sia per richieste estorsive da rivolgere agli imprenditori individuati quali vittime delle pretese”.
Il secondo imprenditore, invece, è risultato, sulla scorta degli atti d’indagine, ben inserito nei ranghi della medesima cellula mafiosa, rivestendo un ruolo di rilievo all’interno del gruppo, tanto da essere considerato uno dei pochi soggetti della cosca dotato del carisma necessario per la costituzione di una nuova locale di ’ndrangheta.
