Si è svolta ieri pomeriggio, presso l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile “Pio XI” di Reggio Calabria, la solenne inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2026 del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro (TEIC) e del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano di Appello (TEICA).
L’evento ha posto al centro della riflessione il delicato rapporto tra l’applicazione del diritto canonico e la cura pastorale delle persone ferite. Alla presenza dell’episcopato regionale, delle autorità civili e militari e degli operatori del diritto, i lavori sono stati introdotti dai Moderatori dei due Tribunali. S.E. Mons. Fortunato Morrone, Presidente della Cec e Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, ha aperto la cerimonia sottolineando come il tribunale ecclesiastico è «un luogo di discernimento e di misericordia, chiamato a coniugare la correttezza giuridica con la cura pastorale», specialmente in un tempo storico segnato da incertezze diffuse.
Sulla stessa linea S.E. Mons. Claudio Maniago, Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, che ha richiamato il recente magistero di Papa Leone XIV e Benedetto XVI, evidenziando l’inscindibile nesso tra verità, giustizia e pace sociale. Dalle relazioni dei Vicari Giudiziari, Mons. Vincenzo Varone (TEIC) e Mons. Erasmo Napolitano (TEICA), è emersa la fotografia di una società calabrese in trasformazione: se da un lato si conferma l’efficienza del servizio giudiziario — con 115 cause sentenziate nel 2025, in aumento rispetto all’anno precedente — dall’altro si registra un preoccupante calo delle domande di nullità (92 libelli introduttivi, contro i 117 del 2024).
Il dato più rilevante riguarda le motivazioni: il 72% delle cause verte sul “grave difetto di discrezione di giudizio”. Un segnale inequivocabile di una fragilità affettiva e psicologica che rende sempre più difficile, per le nuove generazioni, comprendere e assumere l’impegno del “per sempre”. In aumento anche i casi di incapacità ad assumere gli oneri coniugali, sintomo di una crisi che interroga profondamente la pastorale familiare delle Diocesi.
La prolusione è stata affidata a S.E. Mons. John Joseph Kennedy, Segretario per la Sezione Disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede: nel suo intervento, incentrato sulla ratio del processo penale amministrativo, l’Arcivescovo ha ribadito che la giustizia nella Chiesa ha come fine supremo la salus animarum (la salvezza delle anime). Mons. Kennedy ha illustrato come la via amministrativa, spesso necessaria per rispondere con celerità a situazioni di scandalo o gravità, non debba mai sacrificare il diritto di difesa dell’imputato, che rimane un «diritto nativo» e non una concessione. Ha inoltre auspicato una sempre maggiore specializzazione dei tribunali locali per gestire con competenza e trasparenza anche i delitti più gravi.
La Conferenza Episcopale Calabra, attraverso l’operato dei suoi Tribunali, rinnova il proprio impegno di prossimità verso tutti i fedeli: la ricerca della verità sul vincolo matrimoniale e la tutela della giustizia saranno sempre strumenti di autentica carità e di riconciliazione.
