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A Reggio Calabria arriva Moni Ovadia con il recital-monologo “Carta Bianca Palestina”

Giunge alla sua conclusione la Rassegna teatrale “Oltre i Confini: Voci di Resistenza e Speranza, Storie di Lotta e Solidarietà,” promossa dalla Fondazione Girolamo Tripodi. Sarà una conclusione straordinaria con uno degli attori più amati dal pubblico italiano. Infatti, Il prossimo evento sarà il recital/monologo di e con MONI OVADIA, dal titolo “CARTA BIANCA PALESTINA, dalle origini del sionismo al conflitto attuale” che si svolgerà a Reggio Calabria lunedì 31 marzo 2025 alle ore 18,30, all’Auditorium Santa Caterina (ex Cinema Aurora), Via S. Caterina d’Alessandia, 151.

Moni Ovadia, attore, autore e scrittore è uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura della scena italiana. Il suo teatro ha contribuito a fare conoscere la cultura Yiddish attraverso una lettura contemporanea, unica nel suo genere in Italia ed in Europa. Ma Moni Ovadia è anche noto per il suo costante impegno politico e civile a sostegno dei diritti e della pace. In questo recital/monologo intratterrà il pubblico con riflessioni, letture e storielle ispirate al suo vastissimo repertorio.

Questo recital/monologo, come dice Ovadia, parte dalle origini: “Lo slogan con cui il sionismo si presentò al mondo fu programmatico: «una terra senza popolo per un popolo senza terra». Ma in quella terra, la Palestina mandataria, un popolo c’era. Coerentemente, il primo atto dell’appena costituito “Stato degli ebrei” (definizione di Theodor Herzl) fu la “Nakba”, l’espulsione violenta di 750.000 palestinesi dalle loro case, dalle loro terre, dai loro ulivi, dalle loro topografie esistenziali fisiche ed emotive con la distruzione di quasi 500 villaggi. Quei palestinesi finirono nei campi profughi della Striscia di Gaza e quella fu una pulizia etnica compiuta dal governo laburista con a capo David Ben-Gurion, padre della patria israeliana. Nel mondo quell’esordio fu ammantato dalla hasbarah, la micidiale propaganda israeliana, e dalla rete delle menzogne vittimistiche e intimidatorie che quasi nessuno osava penetrare, perché quegli ebrei venivano dall’immane catastrofe della Shoah, di cui però i palestinesi non avevano la benché minima responsabilità. I governi sionisti scelgono la cultura delle armi più distruttive, per dominare, opprimere e terrorizzare il popolo più solo del mondo e sterminare migliaia di donne e bambini, i più fragili, quell’umanità indifesa che i profeti di Israele incitano a proteggere combattendo al loro fianco.”

Moni Ovadia così conclude: “La mia formazione ebraica e marxista mi ha sempre portato a scegliere come mia gente gli oppressi, gli sfruttati, i diseredati.

Ho sempre sentito una naturale solidarietà per il popolo palestinese, ma solo negli ultimi quattro decenni ho preso coscienza di ciò che è ed è sempre stato il sionismo: un progetto colonialista di impianto etnonazionalista che ha sempre mirato a cancellare l’identità palestinese.”

Lo spettacolo è ad ingresso libero fino all’esaurimento dei posti disponibili.

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