Nella mattinata di oggi, venerdì 13 febbraio, il Comune di Morano è stato chiamato a raccontarsi nel seminario “Borghi da rigenerare. Borghi da ricostruire – Progetti, regole, rinascite”, promosso dall’Università Iuav di Venezia e ospitato nella suggestiva Sala Consiglio dell’ateneo, presso di Villa Badoer.
L’evento, patrocinato dal MIUR, finanziato dall’Unione Europea tramite i fondi NextGenerationEU, ha riunito docenti e professionisti per discutere il futuro dei centri storici italiani, con focus particolare sulla Calabria.
In questo consesso di alto profilo accademico, Morano si è distinto quale soggetto attuatore di best practice, portando all’attenzione della platea il proprio ambizioso percorso di rivitalizzazione.
L’Ente è stato rappresentato dalla coordinatrice dell’Area Tecnica comunale, nonché ideatrice di “Ri_AbitareMorano”, Rosanna Anele. La quale, dinanzi a un parterre di esperti internazionali, tra cui i professori Pierluigi Grandinetti, Daniele Chiriaco e Alessandro Valle, ha illustrato la struttura del progetto PNRR e lo stato di attuazione, descrivendo nel dettaglio il piano, articolato in tredici distinte linee. «L’iniziativa» ha detto Anele «concepita per valorizzare il nostro patrimonio materiale e immateriale, mira a innescare un processo virtuoso di riqualificazione, con l’obiettivo primario di incoraggiare lo sviluppo sociale e culturale della comunità, provando a incrementare il fascino, e quindi la residenzialità, del borgo. Lo scopo è di ridare fiato a queste vetuste mura» ha spiegato Anele, «farle tornare a respirare. Ma è anche la manifesta volontà di affrontare un problema enorme, come l’abbandono dei piccoli paesi, specie quelli delle zone interne, con un approccio diverso, che individua il suo fulcro negli spazi, nell’identità e nel sapere collettivo».
«La partecipazione a questo importante convegno» affermano congiuntamente il sindaco Mario Donadio e il suo vicario Pasquale Maradei «è una testimonianza tangibile dello sforzo profuso dall’Amministrazione per tentare di restituire vivacità al centro storico. Sappiamo che non è cosa facile né scontata. Ma bisogna crederci. Ed è con questo sentimento che continuiamo a lavorare per renderlo nuovamente appetibile come nucleo abitativo permanente. Non solo per i visitatori, che pure sono in forte aumento e sempre benvenuti, ma per le famiglie e i giovani che potranno scegliere (ci impegniamo quotidianamente perché ciò si verifichi), di “tornare” e “(re)stare”. Non si tratta, quindi, soltanto di riparare piazze e vicoli, ma di ricucire quel legame sacro che unisce le persone alle loro radici. È faticoso, lo sappiamo. Ma oggi, a Venezia, abbiamo visto che ne vale la pena. Perché quando un borgo come il nostro diventa paradigma per altri, vuol dire che forse i requisiti per una rinascita esistono».
