“Sciroppo”, “latte”, “nera”, “bianca”, “compresse”, “pillole” e pure “palla di Natale”. In realtà intendevano metanfetamina, eroina, cocaina, utilizzando un linguaggio in codice per indicare un certo tipo di droga e la relativa quantità. Frasi apparentemente innocue e appuntamenti fissati con un semplice “ok”. Dietro queste conversazioni si celava, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, un sistema di spaccio collaudato e radicato nel territorio del Reventino.
È quanto emerso nell’ambito di un’indagine condotta dai militari della Compagnia di Soveria Mannelli (Catanzaro) e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lamezia Terme. Sei le persone indagate per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, utilizzavano comunicando frasi in apparenza senza significato ma, in realtà, funzionali a concordare appuntamenti e cessioni di droga.
Le conversazioni erano spesso ridotte al minimo indispensabile: “Posso venire”, “passo”, “ci vediamo”, “sono a Soveria”, con risposte secche e immediate come “ok” o “no”. Le consegne, secondo quanto ricostruito, avvenivano prevalentemente nelle immediate vicinanze dei soggetti dediti allo spaccio, ma non mancavano cessioni su strada, oppure vere e proprie consegne a domicilio, con lo stupefacente recapitato direttamente presso l’abitazione dell’acquirente. Attraverso pedinamenti e vari sequestri di droga gli investigatori sono riusciti a documentare circa 50 cessioni di sostanza stupefacente, trovando riscontri e conferme nelle intercettazioni. (ANSA)
