Le critiche politiche, anche le più dure, appartengono al confronto democratico. Tuttavia, quando il dissenso si trasforma in violenza verbale, sessismo, minacce e campagne coordinate di delegittimazione personale, non siamo più nel terreno del dibattito civile ma in quello dell’intimidazione.
Colpire una donna impegnata nelle istituzioni attraverso insulti e aggressioni mirate significa tentare di zittirne le idee, minarne l’autorevolezza e scoraggiare la partecipazione politica. È un fenomeno che non può essere sottovalutato né normalizzato.
La democrazia si fonda sul pluralismo, sul rispetto e sulla libertà di espressione. Nessuna posizione politica, per quanto divisiva, può giustificare l’uso dell’odio come strumento di pressione o censura. La violenza digitale è una forma di violenza reale, che va contrastata con determinazione.
Sostenere chi sceglie di denunciare e di non arretrare davanti agli attacchi è un dovere civile. La tutela della dignità delle donne nelle istituzioni e il contrasto a ogni forma di odio online rappresentano una responsabilità collettiva che riguarda tutti, al di là delle appartenenze politiche.
Il confronto si vince con le idee, non con l’intimidazione”.
