Primavera della Calabria: “No a leggi elettorali che bloccano la democrazia”

"Parlare di leggi elettorali significa parlare del problema dei problemi della nostra democrazia. Se vogliamo ricostruire il senso della sovranità popolare e riaffermare una democrazia non solo rappresentativa ma anche partecipativa, occorre superare meccanismi elettorali che oggi hanno rotto il legame tra cittadini, partiti e istituzioni. Dalla possibilità per i cittadini di sentirsi rappresentati e di incidere nelle scelte dei candidati dipende la qualità della democrazia e la capacità di migliorare la qualità della vita delle persone". Lo ha detto Anna Falcone, portavoce di "Primavera della Calabria", introducendo il webinar promosso dal laboratorio politico regionale sul tema della legge elettorale regionale e nazionale e il suo impatto sui meccanismi democratici e di partecipazione dei cittadini.

"Viviamo in un contesto regionale e nazionale di democrazia bloccata – ha proseguito la Falcone – in cui è stato messo da parte definitivamente il principio costituzionale del metodo democratico che dovrebbe regolare la vita dei partiti politici. Soprattutto nei territori più fragili, i partiti si confondo con le segreterie politiche degli eletti. Tutto questo incide sulla concreta possibilità di un voto libero da parte dei cittadini: esiste un voto di scambio alimentato dalla fragilità dei diritti e dei servizi. Le leggi elettorali regionale e nazionale oggi non consentono l'innesto di energie nuove e non permettono un ricambio della classe dirigente, neppure quando questa classe dirigente si è dimostrata palesemente inadeguata".

Una "chiamata alle armi" per un sistema elettorale proporzionale a livello nazionale quella del docente e attivista Tomaso Montanari che lancia l'allarme sul rischio che "il combinato disposto tra il Rosatellum ter e la riforma del taglio dei parlamentari, quest'ultimo un gigantesco autogol del Movimento Cinque Stelle, oggi ci mette concretamente di fronte al rischio che, se si andasse a votare domani, la destra di Meloni e di Salvini potrebbe avere in Parlamento i numeri per cambiare la Costituzione senza passare dal Referendum. Immaginiamoci la Costituzione scritta da Dossetti, Calamandrei e La Pira, oggi riscritta da Salvini, Meloni e Taiani". Una deriva di "esecutivizzazione del sistema" per Montanari per il quale "il governo Draghi rappresenta un atto di diseducazione nazionale alla democrazia. La retorica dell'unità nazionale contro il virus, del governo dell'ammucchiata porta all'espulsione dell'idea di democrazia dalle nostre vite. Messo da parte il conflitto sociale, resta un oligarchia di saggi, anziani e tutti maschi, che decide le sorti della maggioranza. E' un modello oligarchico in cui governano i ricchi e la politica è ridotta all'esercizio del governo. Bisogna battersi per il proporzionale tutti insieme, come si fece per il referendum sull'acqua, perché il Parlamento è l'acqua che consente alla democrazia di vivere. La legge elettorale non risolve tutti i problemi, ma è un "treno d'emergenza" per mettere in sicurezza la democrazia oggi e in prospettiva tornare a una democrazia piena nel nostro Paese".

"Non possiamo permetterci un parlamento mero ratificatore di decisioni già prese", ha sottolineato l'avvocato Marina Neri, tra le promotrici del ricorso per la declaratoria di incostituzionalità del Rosatellum ter – questa legge elettorale fa venire meno la conoscibilità degli eletti da parte dei cittadini, viene meno la territorialità con l'ampliamento delle circoscrizioni, determina una menomazione della rappresentatività. Riportiamo il popolo alla possibilità di scegliere i propri

rappresentanti". Sulla legge elettorale regionale si è soffermato Rosario Piccioni definendola "un obbrobrio giuridico, un emblema dei mostri giuridici che può partorire il legislatore regionale. La legge elettorale regionale calabrese va riformata per superare vulnus democratici intollerabili come quello che alle ultime elezioni regionali ha visto circa 150mila elettori calabresi privi di un rappresentante a causa di soglie di sbarramento abnormi". Per Walter Nocito docente dell'Università della Calabria "non si sblocca la democrazia soltanto cambiando la legge elettorale, che è uno degli strumenti con cui una casta di politici perpetua l'autoconservazione del potere. Occorre intervenire sugli statuti regionali che oggi sono concepiti con una sorta di modello feudale, "presidente-centrici", e che hanno ridotto l'attività dei consigli regionali, più che alla rappresentanza degli interessi reali dei cittadini, all'attività di convegnistica e portaborsificio"