Ennesimo rinvio del processo per la morte di Marcello Zema che vede imputata l’assessore regionale alle infrastrutture Catalfamo

Nuovamente rinviato, stavolta al 20 gennaio 2021, il processo per la morte di Carmelo Zema che vede alla sbarra, per i reati di omicidio colposo e omissione d'atti d'ufficio, l'assessore regionale della Giunta Santelli alle Infrastrutture, Pianificazione e sviluppo territoriale e Pari Opportunità, ing. Domenica Catalfamo. Oggi, mercoledì 23 settembre 2020, avanti la prima sezione penale del Tribunale di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Fabrizio Forte, era in programma un'udienza dibattimentale in cui, come richiesto dai difensori dell'imputata, il Consulente Tecnico d'Ufficio della Procura doveva essere sentito in particolare dal Consulente Tecnico di Parte nominato della difesa. Peccato che mancassero entrambi, di qui l'inevitabile ed ennesimo rinvio: il 30 ottobre 2019 l'udienza era già stata rinviata, sempre per l'assenza per legittimo impedimento del Ctp dell'assessore, al 18 marzo e poi ri-calendarizzata causa Covid ad oggi. Per i familiari di Zema l'attesa della giustizia sta diventando infinita, la tragedia risale al 2015: nel frattempo, uno dei fratelli della vittima è mancato.

Domenica Catalfamo, che è anche indagata per concorso esterno in associazione mafiosa in un'inchiesta della Dda reggina, è a processo non in veste di assessore ma in virtù della funzione di dirigente responsabile del settore Viabilità della Provincia di Reggio Calabria che ricopriva all'epoca dei fatti e per la quale, per inciso, è stata recentemente condannata in primo grado a un anno e 4 mesi per omicidio colposo per la morte di un altro automobilista,Paolo Guido, un giovane di 35 anni deceduto a causa di un incidente stradale avvenuto nella Locride la notte del 19 agosto 2011, lungo la Sp9: l'inchiesta ha appurato come in quel tratto di strada fosse stata omessa la manutenzione e l'apposizione della segnaletica stradale necessarie per garantire la sicurezza. Una accusa simile a quella contestata anche in questo procedimento.

Il 23 febbraio 2015, a mezzanotte, Zema, 67 anni, stava percorrendo in direzione mare-monte la Provinciale 22, altra arteria la cui pericolosità, a Montebello Jonico, il paese della vittima, e in tutto il Reggino è tristemente nota. All'improvviso, in località Moro della borgata Masella del comune di Montebello, all'altezza del km 7,800, il 67enne ha perso il controllo della sua Fiat Punto che ha cozzato contro il parapetto, abbattendone una parte. A questo punto, secondo la ricostruzione operata dai carabinieri, l'automobilista è sceso per verificare i danni, si è portato sul lato destro e si è appoggiato al muretto di protezione, che però si è sbriciolato, crollando e facendolo precipitare nel precipizio sottostante: un volo fatale. I familiari non hanno accettato la tesi sbrigativa della disgrazia: troppe le morti e le tragedie sfiorate su quell'arteria da brivido, su cui ha rischiato di morire anche il parroco del paese. Per fare piena luce sui fatti, tramite l'area manager Diego Tiso, si sono quindi rivolti a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che li assiste unitamente all'avv. del Foro di Bari Aldo Maria Fornari, ed èstata presentata una denuncia alla Procura di Reggio Calabria, la quale ha aperto un procedimento penale iscrivendo nel registro degli indagati l'ing. Catalfamo, in qualità di dirigente responsabile del settore "Viabilità" della Provincia.

Studio 3A ha subito affidato a un proprio esperto una perizia sulle condizioni della Sp 22, che ha evidenziato gravi carenze nella sicurezza: pareti rocciose che con le piogge (la notte dell'incidente pioveva) franano, senza presidi capaci trattenere il materiale che invade la carreggiata e che non veniva mai asportato; segnaletica orizzontale sbiadita, lacuna assai insidiosa per la linea bianca laterale; il muretto sul lato valle, sucui pure erano stati eseguiti recenti lavori di ripristino, di altezza inferiore alla norma, assente in diversi tratti e non in grado di contenere urti, essendo costruito con calcestruzzo di scarso valore che si sgretola alla sola pressione delle dita, con poco cemento e senza armatura metallica. Considerato che, dai lievi danni riportati nell'impatto, la Fiat Punto non doveva andare a più di 30 km l'ora, "se il muretto di contenimento fosse stato adeguatamente armato e di altezza regolamentare, dopo l'urto con l'auto non sarebbe crollato nel dirupo sottostante e il signor Zema non sarebbe precipitato nel vuoto" conclude il perito. Conclusioni a cui peraltro erano giunti anche i carabinieri di Montebello intervenuti per i rilievi,chenel loro verbale evidenziavano come "il muretto, che era rimasto in sede e a cui l'automobilista si era appoggiato, è crollato verso il basso perché, pur essendo in cemento, era privo di qualsiasi ferro d'armo interno che ne avrebbe impedito la rottura e il crollo inaspettato", rilevando inoltre che "la segnaletica, sia verticale sia orizzontale, era del tutto insufficiente, come anche l'illuminazione", e che "la pericolosità della Sp 22 si manifesta negli eventi temporaleschi".

I legali della società ASE S.p.a. -operatore economico dell'Accordo Quadro per l'Affidamento di Lavori, Servizi e forniture e Gestione integrata della rete viaria provinciale, a cui la Provincia di Reggio ha affidato anche la gestione delle vertenze in danno avanzate nei confronti dell'Ente provinciale per sinistri stradali causati da fatti connessi all'appalto in questione - hanno tuttavia denegato ogni responsabilità, sostenendo che la manutenzione della strada risultava "regolarmente eseguita", la pavimentazione era in buono stato e la sede stradale in buone condizioni di pulizia. Una chiusura totale a fronte della quale i congiunti della vittima hanno anche avviato un'azione civile, pure questa tuttora pendente, per essere risarciti.

Il Pubblico Ministero titolare del fascicolo, la dott.ssa Sara Amerio, pur ammettendo la presenza nella strada "di difetti di segnaletica e illuminazione", non aveva tuttavia rinvenuto "elementi tali per ritenere che queste lacune siano causa del sinistro" e il 21 aprile 2016 aveva chiesto l'archiviazione. Richiesta contro la quale è stata subito presentata opposizione, e con successo. Il 24 dicembre 2016, infatti, il Gip Antonino Foti, rendendo nota la decisione in merito all'opposizione discussa nell'udienza del 25 ottobre 2016, aveva disposto di riaprire l'inchiesta, ritenendo necessario "procedere a ulteriori indagini". Il Giudice aveva chiesto di verificare, tramite la nomina di un Ctu, le condizioni effettive della manutenzione della Sp 22, "apparendo contrastante la documentazione prodotta dalla difesa con le valutazioni espresse nella relazione tecnica di parte e quelle indicate dalla polizia giudiziaria. Si richiede un approfondimento specifico investigativo in merito alla regolarità dei muri di contenimento e alla qualità del calcestruzzo e del materiale di cui sono composti, prendendo in considerazione in modo specifico le indicazioni tecniche della relazione di parte", ossia la perizia prodotta da Studio 3A. Non solo. Il dott. Foti aveva reputato anche necessario verificare "la portata e l'esattezza dello svolgimento dei lavori assegnati all'impresa ASE "Autostrade Service – Servizi al Territorio spa" sulla base della determina n. 554 della Provincia, risultando dagli atti che la manutenzione stradale non fosse idonea". E aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero concedendole sei mesi per effettuare queste ulteriori indagini.

A questo punto la dott.ssa Armerio ha affidato all'ingegner Pierpaolo Chirico l'incarico di effettuare una perizia tecnica sullostato della Provinciale, che è puntualmente giunta alle medesime conclusioni, confermando che il muretto, "per epoca di costruzione, tipologia e materiale", non offriva alcun tipo di garanzia per la qualità del materiale e la funzione strutturale. Il Sostituto Procuratore ha quindi ribaltato la sua decisione iniziale e, con atto del 16 novembre 2017, ha chiesto l'emissione del decreto che dispone il giudizio nei confronti dell'ing. Catalfamo per i due capi di reato contestati: quello di cui all'art. 328 del codice penale, rifiuto od omissione di atti d'ufficio, per aver "nella sua qualità di Dirigente Responsabile del settore Viabilità dell'Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, pubblico ufficiale, indebitamente rifiutato un atto del proprio ufficio che, per ragioni di sicurezza pubblica, doveva essere compiuto senza ritardo. In particolare, pur essendo stato più volte richiesto da varie Autorità, con note scritte datate (a partire dal 2014, dalla terna commissariale del comune di Montebello Jonico, dal responsabile del settore V dello stesso Comune e dalla Prefettura di Reggio Calabria, ndr), di effettuare interventi urgenti di ripristino caduta frane e sopralluogo per la messa in sicurezza della strada mediante segnaletica stradale verticale e orizzontale, di pulizia delle cunette e dei tombini e di alzare i parapetti esistenti in quanto bassi e pericolosi al fine di ridurre la pericolosità della strada Provinciale S.Elia-Fossato di Reggio Calabria denominata S.P.22, non provvedeva tempestivamente alla messa in sicurezza della strada".

Inoltre, per il reato ai sensi dell'art. 589 c.p., omicidio colposo, "perché – sempre riportando l'atto - cagionava per colpa la morte di una persona, mediante omissione; in particolare, omettendo di effettuare il suddetto "intervento urgente di ripristino (...), cagionava per colpa la morte di Zema Carmelo che, dopo un sinistro stradale autonomo, si appoggiava al parapetto, che cedeva, facendolo precipitare nel burrone". Il giudice per le indagini preliminari, dott. Antonino Laganà, rilevato che"le suddette fonti di prova impongono il rinvio a giudizio dell'imputata", ha quindi emanato il decreto che dispone il giudizio a carico dell'ing. Catalfamo. Ma da allora, e sono passati ormai più di due anni, il processo di fatto è ancora arenato.