Pd Calabria, Graziano nomina coordinamento ma è polemica: "Assenza di giovani e donne, ritorno al passato"

GRAZIANO STEFANO"Diamo vita ad un coordinamento politico per rilanciare l'azione del Partito democratico sul territorio e per gettare le basi per il ritorno ad una gestione ordinaria dello stesso". Così Il commissario regionale del Partito Democratico della Calabria, Stefano Graziano, annuncia la costituzione di un coordinamento che vedrà coinvolte tutte le anime del partito calabrese.

Ecco i nomi:

Viscomi Antonio, Insardà Vincenzo, Puccio Giovanni, Cuda Gianluca, Miccoli Marco, Iacucci Franco, Falcomatà Giuseppe, Bevacqua Domenico, Guccione Carlo, Irto Nicola, Notatarangelo Libero, Tassone Luigi, Esposito Teresa, Barbera Luigi, Battaglia Domenico, Nucera Giovanni, Pacifici Cosima, Spatari Nensi, Tripodi Andrea, Romeo Sebi, Girasole Carolina, Robbe Angela, Arena Sergio, Guerriero Fabio, Mammoliti Raffaele, Saladino Maria, Di Leone Luciano, Giudiceandrea Giuseppe, Lecce Pietro, Nocito Ferdinando, Succurro Gianluca, Zagarese Aldo.

"La nomina commissariale del coordinamento regionale del PD calabrese è un atto di grave faziosità e rottura politica. L'assenza di giovani e donne, inoltre, ci fa ritenere che siamo di fronte al varo del gabinetto del commissario e non di un coordinamento politico". E' quanto si legge in una nota del Coordinamento regionale Azione Riformista - Pd Calabria in merito alla costituzione del Coordinamento ad opera del commissario del partito calabrese Stefano Graziano. "Invece che finalizzare la propria azione alla laboriosa ricostruzione della unità politica dei gruppi dirigenti del partito - prosegue la nota - la mission commissariale si dedica prevalentemente a generare divisioni, spaccature e, persino, fomentare odio e avversione tra i dirigenti e i militanti del nostro partito. E', dunque, evidente che tale coordinamento non è affatto funzionale allo svolgimento del congresso in tempi brevi ma è sostanzialmente un artificio per accentuare il conflitto della dialettica interna e creare le condizioni per un allontanamento sine die dell'appuntamento che dovrebbe sancire il passaggio dalla gestione commissariale a quella degli organismi ordinari. Del resto, ampia dimostrazione di tali intenti è stata già data attraverso le modalità indicate per la organizzazione della campagna di tesseramento e ancor peggio dalla gestione della preparazione della fase elettorale amministrativa, in vista delle elezioni comunali del settembre prossimo. Basti pensare, a questo proposito, alla grave spaccatura provocata nel PD di Crotone o alla indizione delle primarie a San Giovanni in Fiore tra soli due candidati del PD, il sindaco e il presidente del consiglio comunale entrambi della stessa maggioranza di governo uscente. Le primarie intese come una sorta di conta interna al PD e come elemento di divisione della stessa coalizione di centrosinistra. La nomina odierna del coordinamento regionale, la gestione discrezionale e poco trasparente del tesseramento, la linea di caratterizzazione del PD alle prossime elezioni comunali sono azioni tutte ispirate da un unico principio, quello della fidelizzazione verso il nucleo di comando romano del Nazareno, sempre più arroccato su posizioni difensive e precarie. Tutto ciò, ovviamente, alla luce delle scelte che sono state imposte nelle elezioni regionali, sia per quanto riguarda la nomina del candidato presidente della giunta che per quanto concerne i criteri per la selezione delle candidature e le liste al Consiglio regionale. Ciò che è grave, però, che le pesanti sconfitte subite, la clamorosa sconfessione e demistificazione operate con le dimissioni di Callipo, la linea del PD a trazione Zingaretti invece di pervenire ad una rigorosa autocritica accentua la cura, quasi quasi con l'obiettivo, non dichiarato, di ridurre il PD calabrese ad una scuola di ascarismo di provincia. La composizione del coordinamento regionale, aldilà della presenze istituzionali, anch'esse scelte con lo sterzo discriminatorio, registra una presenza non pluralista ma in grandissima parte espressione della fazione degli 'ossequiosi al capo'. Tutto ciò, ovviamente, sacrificando competenze, esperienze amministrative locali ed espressioni significative della presenza del PD sul territorio. E' stato, così, sacrificato un autentico e sano rinnovamento politico e anche la presenza femminile non e' quella presente in tutti gli organismi democraticamente eletti del cinquanta per cento ma sono state scelte solo poche unità. Parimenti, è stata discriminata e cancellata la rappresentanza del movimento giovanile. Non è da escludere che ciè sia un atto ritorsivo, dovuto al fatto che i giovani democratici calabresi nei giorni scorsi sono stati refrattari verso le pressioni indebite che componenti della segreteria nazionale del partito hanno esercitato per impedire la libera ed autonoma espressione del congresso dei GD della Calabria, che ha fatto registrare il successo della candidata alla segreteria nazionale Caterina Cerroni". "Insomma - conclude Azione Riformista - ce ne è abbastanza per convenire che la forza che la segreteria nazionale del PD è capace di esercitare non è quella della autorevolezza ma quella della coercizione e dell'autoritarismo.Un partito così diretto, è evidente, che non ha futuro".

Sulla questione è intervenuto anche Matteo Orfini, parlamentare del Partito Democratico, che ha scritto su Twitter: "Piccole (si fa per dire) cose che capitano il 12 agosto: il Pd della Calabria nomina il nuovo coordinamento regionale per "rilanciare il partito". 32 persone. Solo 6 donne. Più che un rilancio è un ritorno al secolo scorso".