“Da Scalea ad Amantea, da Paola a Tropea, da Pantelleria a Custonaci: le coste della nostra terra e della Sicilia hanno accolto nelle ultime settimane almeno quindici corpi senza nome, restituiti dal Mediterraneo dopo i naufragi silenziosi che il ciclone Harry ha consumato tra il 15 e il 22 gennaio. Secondo le organizzazioni umanitarie, i dispersi totali potrebbero essere un migliaio. Un numero che non e’ una statistica: e’ una comunita’ intera inghiottita dal mare mentre l’Europa guardava altrove”. Lo scrive in un documento la Conferenza episcopale calabra con riferimento ai di migranti sulle spiagge della regione, in particolare quelle della fascia tirrenica. “”Noi vescovi di Calabria – prosegue la Conferenza episcopale – non possiamo tacere”.
“Lo diciamo con il dolore di pastori – aggiungono – che riconoscono in quei corpi anonimi la dignita’ inviolabile di ogni essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio. Lo diciamo con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicita’. Lo diciamo consapevoli che quello che sta accadendo non e’ una tragedia isolata. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni certifica che nei primi mesi del 2026 i morti sono triplicati: 452 vittime nel solo mese di gennaio, contro 93 dell’anno precedente. Meno arrivi, piu’ morti. Il nostro primo pensiero e la nostra preghiera di pastori – aggiunge la Cec – sono rivolti a ognuno di loro, ai loro cari rimasti in patria. Ai nostri fedeli chiediamo di non abituarsi. Di non lasciare che la notizia di un altro corpo trovato in spiaggia diventi ordinaria amministrazione. Dobbiamo pregare per alimentare la speranza, vincere la nostra indifferenza e aprire spazi di accoglienza prima di tutto nella nostra mente e nel nostro cuore. Chiediamo alle istituzioni italiane ed europee di essere all’altezza della migliore tradizione di civilta’ del nostro paese e del nostro continente che crede nella sacralita’ di ogni essere umano e soprattutto se in difficolta’ lo accoglie. Chiediamo quindi di aprire corridoi umanitari sicuri per chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria”. Infine, la Conferenza episcopale calabra chiede che “le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome” ai corpi dei migranti restituiti dal mare e “per accertare le responsabilita’. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.
