“Quello che si rischia è una vera e propria macelleria sociale. In Calabria sono circa mille i lavoratori che saranno impattati dai cambi d’appalto Enel e che rischiano il trasferimento della sede di lavoro in un’altra città o addirittura in un’altra regione come sta accadendo per altri cambi d’appalto”.
Il grido d’allarme è di Alberto Ligato, segretario generale della Slc Cgil Calabria. Intanto il prossimo 9 gennaio la Slc Cgil con Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno proclamato lo sciopero di tutte le lavoratrici e i lavoratori impegnati nelle attività di customer care di Enel, E-distribuzione ed Enel X.
A dieci anni dalla promulgazione della Legge 11/2016, una norma di civiltà rafforzata dalla regolamentazione prevista dal CCNL delle Telecomunicazioni, Enel sta minando alle fondamenta un impianto normativo che ha garantito la piena continuità occupazionale a circa 40.000 addetti, in oltre 400 cambi di appalto gestiti.
Sono circa 7.000 le lavoratrici e i lavoratori, operanti in regime di appalto in una decina di aziende, che gestiscono la clientela di Enel, Enel X ed E-distribuzione in numerose province italiane: da Torino a Catania, passando per Padova, La Spezia, Pistoia, Roma, L’Aquila, Cagliari, Napoli, Potenza, Matera, Bari, Lecce, Taranto, Cosenza, Catanzaro, Reggio Calabria, Palermo. Migliaia di dipendenti che, da anni rappresentano la voce di Enel nel rapporto con la clientela e che, oggi, rischiano la continuità occupazionale a causa di bandi di gara che non garantiscono il rispetto del principio di territorialità e la centralità del CCNL TLC appena rinnovato. Se le istituzioni, più volte chiamate in causa, non interverranno nei confronti di un’azienda come Enel, che annovera nel proprio azionariato importanti enti pubblici, per garantire la piena applicazione della clausola sociale, compreso il mantenimento della territorialità, si tornerà a una stagione buia in cui ogni cambio di appalto nel settore dei call center generava drammi occupazionali, licenziamenti e un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali.
“Per un tessuto lavorativo così debole, composto per lo più da donne e da contratti part-time involontari al 50% – conclude Ligato – sarebbero dei licenziamenti mascherati, si consentirebbe al gigante nazionale dell’energia, a partecipazione statale e con fatturati miliardari, di scaricare gli effetti dell’introduzione dell’intelligenza artificiale sui subappalti ma soprattutto sui lavoratori”.
In Calabria lo sciopero del 9 gennaio sarà rafforzato da sit in di protesta dei lavoratori: a Catanzaro davanti la sede Enel di via della Lacina, a Reggio Calabria davanti la sede Enel di Contrada Gagliardi località Arangea, a Cosenza davanti la sede Enel in via Fratelli Francesco e Vincenzo Sprovieri, tutti a partire dalle ore 10:30.
