di Simone Carullo - Spiegare a quei pochi che ancora non li conoscano chi sono i Kalafro Saund Pawer è impresa assai ardua, perché i Kalafro non sono solo Nicola (MastaP) Casile, Simone (Mad Simon) Squillace, Bruno (Easy One) Timpano, Francesco (Ciccioshiva) Creazzo e Francesco (Kento) Carlo, non sono solo un gruppo rap raggae reggino, o comunque non sono solo questo. I Kalafro sono coloro i quali portano con orgoglio un nome che per altri è un dispregiativo, sono sangue mediterraneo, orgoglio meridionale, sono quelli del rap combattente, quelli che viaggiano senza paura su una autovettura confiscata alla mafia, sono quelli dell'Operazione Luna, il più clamoroso "No alla 'Ndrangheta" mai scritto, proiettato "a tradimento" sul Castello Aragonese, sono quelli che saltano come pazzi sui palchi e gridano ai microfoni, sono briganti, irriverenti, politicamente scorretti ...
Attivi nel contesto reggino già dai primi anni duemila, hanno saputo farsi spazio a suon di belle canzoni fino a far sentire la loro voce fuori dai confini regionali e nazionali. Difficilmente identificabili con un genere musicale, si muovono a partire dal linguaggio e dal sound del rap per sconfinare nel ritmo esotico del reggae, in una commistione di generi che non dimentica suoni e sapori della terra d'origine. Si caratterizzano per la scrittura di testi duri e per le tematiche socio-politiche che affrontano, in cui grande spazio trova la realtà calabrese pur non scadendo mai nel provincialismo. Sulla base di convinzioni radicali e di una forte consapevolezza dei reali problemi che attanagliano la Calabria, spinti da una determinazione formidabile, dalla nobiltà di una concreta e coerente lotta alla 'ndrangheta, i Kalafro sono usciti nel gennaio 2011 con "Resistenza Sonora", ultimo e più maturo disco della band.
Questi i dati biografici essenziali, nondimeno le loro risposte li racconteranno meglio di quanto alcuno possa fare, non dovesse ancora bastare c'è sempre la musica...
Negli ultimi anni avete avuto grande risonanza a livello mediatico, circostanza che come ogni cosa contempla aspetti positivi e negativi insieme. Potete dirmi qual è il vostro pensiero sulla stampa cosiddetta ufficiale e, in particolare, raccontarmi lo spiacevole episodio avuto con la redazione di Rai2?
il nostro rapporto con i media è un rapporto ovviamente critico, non nel senso negativo, ma nel senso che noi siamo profondamente convinti che, soprattutto nell'epoca del web 2.0, una fonte unica non sia più sufficiente. Crediamo molto sia alla pluralità delle fonti d'informazione, sia alla responsabilità del singolo utente non solo di informarsi, ma anche di fornire un contributo attivo a che l'informazione sia più completa. Sicuramente da un media mainstream non ci aspettiamo che ci sia informazione di contropotere, antagonista, cioè è chiaro che il potere economico genera il potere politico e il potere politico genera il potere dell'informazione, quindi la nostra posizione sarà sempre distinta e per certi versi contrapposta a questi strumenti; ciò non significa che se ci chiama il Tg2 non ci andiamo, anzi ci andiamo a maggior ragione per prenderci spazi che non ci appartengono.
Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, siamo stati contattati dal Tg2 appunto, ripeto siamo stati contattati e non viceversa, ci hanno chiesto notizie sul disco e di poterne ricevere una copia insieme al link del video di "Resistenza Sonora". Poi con il nostro addetto stampa siamo andati a Saxa Rubra per un'intervista ed una volta arrivati alla redazione del Tg2 ci siamo accorti che c'era qualcosa che non andava. Il problema si è sollevato quando una giornalista ci ha detto: "abbiamo rivisto il video insieme al direttore e al vicedirettore, i quali hanno qualche perplessità perché ci sembra che il vostro pezzo inciti alla violenza". Invece è proprio il contrario, insomma Resistenza Sonora è un pezzo che parla di prendere coscienza, vi sono alcune parti del testo, diciamo incriminate, che lette in maniera superficiale forse potrebbero essere fraintese, come ad esempio "col fucile io camminerò", ma è chiaro che si tratta di un fucile metaforico, il nostro fucile è la musica, come il fucile dei media può essere la televisione, il microfono ... [per la cronaca: l'intervista è stata in parte tagliata e trasmessa due mesi dopo in tarda serata su Tg2 dossier, ndr]
Quale, tra le vostre canzoni, si avvicina di più a poter essere considerata un "manifesto"?
"Resistenza Sonora", con il videoclip e tutto quello che abbiamo creato intorno è sicuramente da considerare un manifesto, almeno per quanto riguarda gli ultimi anni, come lo è stato "Briganti" nel 2009, la quale ha dato il lancio a quella più concreta lotta anti-ndrangheta che abbiamo intrapreso.
Inutile sottolinearlo, le vostre sono canzoni marcatamente politiche, alla luce di questo, come vedete l'attuale situazione politica non solo nazionale, ma anche locale?
La nostra musica è politica non per scelta, ma per il semplice fatto che la musica è un mezzo di comunicazione e l'arte è principalmente politica, altrimenti diventa decorazione; e quindi quando hai la possibilità di dire qualcosa, specie in una terra come questa, hai il dovere di far passare dei messaggi che vadano ad intaccare anche poteri forti e realtà scomode.
Nella situazione politica attuale notiamo un cambiamento che è comunque dettato dal potere economico, non è una scelta del popolo, è una gestione che dovrebbe essere tecnica, ma basata su quale tecnica e su quali calcoli bisogna domandarselo ... un governo tecnico non esiste perché un governo, per quanto tecnico, si rifà comunque a una visione economica e quindi politica molto precisa, che nella fattispecie è quella delle banche, del grande capitale, del pensiero unico. E' un momento critico che il popolo sta aspramente pagando e, ciò nonostante, è un popolo sempre meno determinato ad essere protagonista, che tende invece sempre più a delegare.
La fotografia della politica reggina è una fotografia imbarazzante, proprio di quelle sfocate, il fatto stesso di non ammettere che ci sia comunque un pesante problema, che siano stati fatti dei grossi errori in passato, non fa altro che aggravare la situazione. Un buco di bilancio così grosso è dettato da una mentalità, da uno stile, da un "modello" che è fatto di pane e circense. Quello che ci si aspettava [con la nuova giunta ndr] era che almeno si ammettessero gli errori, ci si aspettava un cambio di politica nel governo della città, che si focalizzasse il fatto che un tale buco di bilancio è nato da una politica sbagliata e che bisognava adottare determinate contromisure che potevano anche passare dallo scioglimento del comune, dal commissariamento ...
[Interviene Francesco Kento Carlo per un pensiero personale] Su Reggio voglio aggiungere una cosa: un paio di mesi fa ho visto una manifestazione dedicata ad Almirante, con uno striscione con su scritto "politico illuminato e grande amico di Reggio", dove c'erano schierati in fila il sindaco, il presidente della Provincia, e il presidente della Regione. Allora se il politico illuminato e quello che viene dalla difesa della razza e dall'essere uno dei capi rastrellatori di partigiani sotto le ignobili bandiere repubblichine, sarà magari amico di quei signori, ma non è assolutamente amico di Reggio e non è assolutamente amico mio, visto che mio nonno da combattente si è fatto quasi due anni di lager grazie a lui.
In riferimento a "No Ponte", canzone bella e coinvolgente, volevo farvi notare come al di là della soddisfazione per la decisione del governo Monti di bocciare la costruzione del ponte sullo Stretto, e quindi anche al di là del ponte, da questa vicenda sovviene comunque una riflessione amara: insomma, realizziamo che siamo costretti a tirare un paradossale sospiro di sollievo per ogni opera pubblica che al Sud non si fa, perché altrimenti sarebbe l'ennesimo regalo alle cosche:
Per quanto riguarda il Ponte non siamo assolutamente soddisfatti che questo o quel presidente dica che non si fa, perché è una cosa troppo aleatoria, troppo legata al momento politico, ci auspichiamo invece che vengano posti dei vincoli a livello legislativo per cui il ponte non si possa fare né adesso né mai, e fino a quel momento bisogna continuare a vigilare. E' una posizione un po' estrema, lo sappiamo, però siamo ormai contrari per definizione alle grandi opere perché significano sempre soldi alla mafia, nessuna utilità e violenza sul territorio. Siamo invece favorevolissimi alle piccole opere. Volete aiutare la Calabria? Cominciamo ad intervenire sul dissesto idrogeologico, qualche giorno fa ha fatto due gocce di pioggia a Reggio ed è successo il disastro ... cominciamo da queste cose, magari non sono dei grandi monumenti, magari non danno grande lustro o non danno voti o non danno soldi ai compari, però facciamo cose che servano alla gente, salviamo la ferrovia sulla jonica, lavoriamo sulla Salerno-Reggio, lavoriamo sui treni per i pendolari ... Le piccole opere non le grandi opere!
Sempre in tema di grandi opere, noi crediamo che vi sia un legame fortissimo tra la sensibilità No Ponte e quella No Tav e che dalla militanza No Tav ci sia molto da imparare perché è diffusa in modo estremamente capillare sul territorio e si basa sia su militanti propriamente detti, che su un substrato di gente che sa che cos'è la tav e sa perché non la vuole. Capita di entrare a Bussoleno e a perdita d'occhio ogni lampione ha la sua bandiera No Tav, questo è un esempio di coesione popolare incredibile. E' un pensiero che faccio a volte con un po' di amarezza: se noi avessimo la minaccia del ponte così attuale chissà se avremmo la stessa forza e la stessa coesione ...
"Insurrezione popolare armata", è questa la frase che si può apprezzare all'interno di Resistenza Sonora, sembra di riascoltare un linguaggio d'altri tempi: l'insurrezione popolare è un caposaldo ideologico, un'utopia, o qualcosa che credete, anche solo vagamente, realizzabile?
Ma semplicemente si collega al discorso che prima facevamo sui media, cioè non possiamo aspettare la salvezza dal potere, dal capitale, dal sistema, dobbiamo costruirla fuori, tra la gente, dobbiamo costruirla dalla base, dal Sud, dai ragazzi, dai disoccupati, dai precari, dal popolo (usando una parola vecchia e semplice), un popolo non visto però in senso geografico, in senso nazionalistico. Al giorno d'oggi è chiaro che si delinea sempre di più un confine tra chi è dentro e chi è fuori, chi è dentro prova a costruire delle barriere sempre più alte, chi è fuori cresce sempre di più e preme sempre più forte, quindi o si aprono quelle porte, o quelle barriere prima o poi cadranno.
Si parla di un insurrezione popolare armata di buoni propositi e soprattutto di partecipazione, che è quella che manca principalmente: delegare sempre agli altri non serve ad una popolazione che sta pagando sempre più le scelte dei suoi delegati, serve invece che la gente scelga per la gente. Quello di cui parliamo è una situazione estrema, una ventata di Nord Africa, non arrivare a impugnare realmente i fucili, ma arrivare finalmente a dire basta!
Ma da dove viene tutta questa voglia di lottare contro le mafie e le malattie del Sud?
La risposta è abbastanza semplice, viene dall'amore, dall'amore per la nostra terra, dalla fierezza che abbiamo nei confronti delle nostre radici, noi non siamo assolutamente dalla parte di quelli che dicono che il Sud è perduto e che non c'è niente da fare, noi vogliamo sottolineare quelle che sono le cose belle del Sud, che vanno oltre la storia, la tradizione, i paesaggi, vogliamo evidenziare un fattore umano stupendo che è quello della gente che dice No, della gente onesta, della gente che combatte, del movimento No Ponte, del Museo della 'ndrangheta, del Cartella (che ha avuto da poco la sede bruciata), dei tanti giovani che fanno musica e che anche attraverso la musica provano a cambiare ciò che non va. Insomma la nostra è una scelta d'orgoglio, le nostre canzoni sono sempre di riscatto, nessuna è un pianto fine a se stesso ... noi pensiamo che il Sud, la Calabria e Reggio meritino molto di più di questo e pensiamo che nel suo piccolo la musica possa essere, quantomeno, un mezzo per dirlo. La musica unisce le persone di varie età, di varie estrazioni, e l'idea di Resistenza Sonora è stata proprio quella di dare voce non ai Kalafro, ma a tutte le realtà forti che si muovono nel nostro territorio: "Da Sud", ad esempio, è un associazione che ha sede a Roma e che sta facendo un ottimo lavoro nel portare avanti lo stesso nostro discorso, un discorso di denuncia da un lato, ma anche e soprattutto di fierezza.
Brigantaggio postmoderno, così vi definite al termine del tagliente monologo "Questione Meridionale". Il brigantaggio però è un argomento molto controverso: da un lato c'è la storia ufficiale, che lo considera mero banditismo, reazionario, filo borbonico (almeno dopo l'Unità), quando non l'anticamera delle organizzazioni criminali; dall'altro c'è una tendenza della cultura popolare meridionale, di cui Eugenio Bennato si fa portavoce, a leggere il fenomeno come un vero e proprio moto di rivolta popolare che aveva alla base la miseria. Come vi spiegate questo paradosso storico e cos'è per voi il brigantaggio?
Quello a cui ci riferiamo noi principalmente è la fase del "grande brigantaggio", nata durante l'Unità d'Italia. Tra i tanti miti e le tante leggende tradizionali e religiose che la 'ndrangheta e le mafie creano, c'è anche quella di fare del brigante un antenato dello 'ndranghetista, del mafioso, in realtà sappiamo (non si studia a scuola però è storicamente provato) che in occasione dello sbarco dei mille in Sicilia avvenne il primo accordo tra Stato e mafia, si trattava cioè del Regno di Sardegna, quindi dei Savoia, con i malavitosi siciliani. E il primo contatto tra malavitosi e Stato vi fu proprio per contrastare i briganti che insorgevano contro l'Unita d'Italia, quindi il nostro è un tentativo volto a sfatare il mito del brigante come antenato del mafioso. Inoltre ci interessava riportare la memoria all'Unità d'Italia nel 150° anniversario e gridare forte che francamente questa unità non la vediamo, abbiamo scritto quel pezzo anche per cantare la disunità d'Italia e per dire, come già è stato detto prima di noi e meglio di noi, che quella sabauda è stata una vera e propria colonizzazione, un massacro del Sud, un massacro fisico fatto di uccisioni, di violenze, di stupri, ma anche un massacro economico e sociale perché sono state distrutte alcune delle nostre principali risorse economiche. Ciò non significa che abbiamo delle simpatie borboniche o neoborboniche, noi non vogliamo costruire confini, noi vogliamo abbattere i confini, però invitiamo a rileggere per esempio le parole che ha scritto Gramsci sull'Unità d'Italia e sul massacro che è stato fatto passare come pacificazione, come lotta al brigantaggio e che in realtà è stata una vera e propria carneficina.
"Crisi" è un pezzo che fa parte dell'album Resistenza Sonora, uscito nel gennaio 2011, quindi un anno e mezzo fa ormai, ciò nonostante la crisi del sistema economico occidentale è ancora attualissima, anzi oggi più che mai si avverte più stingente la sua terribile morsa. Che crisi è quella che stiamo vivendo?
"Crisi" è un pezzo particolare che si deve leggere con attenzione perché è un continuo parallelismo, a volte anche ironico, tra la crisi economica e la crisi ambientale, è quindi un pezzo che difficilmente scadrà, proprio perché lo stupro dell'ambiente è una cosa che purtroppo non vede ancora una scadenza e ciò non può che portare ad una crisi anche economica. E' la contraddizione del capitalismo, è chiaro che è questo un sistema economico e sociale che inevitabilmente è vittima delle sue stesse antitesi, è una coperta per definizione troppo corta, quindi non può arrivare a tutelare sia le grandi banche, il grande capitale, che i ragazzi di Reggio Calabria ed è chiaro qual è la parte che rimarrà sempre scoperta ... Crediamo che sia impossibile trovare una soluzione a questa crisi all'interno di questo sistema politico, sociale ed economico, il problema è il capitalismo, la soluzione sta al di fuori del problema.
Per concludere, e magari anche per stemperare i toni di una conversazione avvincente e gravida di temi, potete raccontarci quale episodio del vostro percorso insieme ricordate più volentieri?
Di belle esperienze ne abbiamo vissute molte, sicuramente le più belle sono quelle legate al territorio, ma anche trovare al Nord gente che conosce le nostre canzoni, che ci segue, è molto gratificante! Siamo capitati in palchi bellissimi e anche importanti, che sono magari quelli che ti ricordi meglio perché ci sono stati grandi attestati di stima e anche un lavoro di qualità dal punto di vista musicale, come ad esempio al Rototom Sun Splash, per non parlare il bel rapporto che si è creato con Roy Paci, con cui abbiamo già condiviso due grossi palchi, la festa nazionale della Cgil e ovviamente le manifestazioni No Ponte, abbiamo avuto anche un contatto con un'agenzia olandese che vuole pianificare un nostro tour europeo... Se però ne dovessi citare una soltanto ti direi questa: sai che noi giriamo con la macchina con la scritta sul lato "Kalafro mezzo sequestrato alla mafia", ebbene eravamo a Locri, sulla nazionale, e procedevamo piano perché c'erano molte auto parcheggiate, ad un certo punto ci affianca una macchina, il conducente guarda la scritta, abbassa il finestrino, al che abbiamo pensato "ecco qua che questo ci sta per dire qualcosa", invece il tipo alza il volume dell'autoradio e scopriamo che stava ascoltando "Resistenza Sonora". Ci ha detto: "grandi ragazzi, continuate così!"
Le prossime date dei Kalafro:
9 Agosto Laureana di Borrello;
10 Agosto lungomare di Lazzaro presso il ristorante l'Accademia;
19 Agosto Pentone (Cz) "per la Palestina";
21 Agosto San Giovanni in Fiore;
25 Agosto Taurianova;
14 Settembre Milano;
15 Settembre Torino.