di Jessica Amaddeo - Baraccopoli di San Ferdinando: acqua, fango, freddo e... nient'altro. Questa è l'immagine presentata ieri da Domenico Iannacone alla trasmissione di Rai 3 in seconda serata "I dieci comandamenti-Ricordati di santificare le feste": inchieste, reportage e racconti di gente comune osservate da vicino. Una lettura in chiave laica dei dieci comandamenti attraverso storie di forza e sofferenza per capire meglio com'è il nostro "bel" Paese.
Per la puntata andata in onda ieri sera, l'ex inviato di Ballarò si è recato nella Piana di Gioia Tauro a tre anni dalla rivolta di Rosarno per vedere e raccontare la vita quotidiana di centinaia di immigrati che vivono nella baraccopoli di San Ferdinando sperando, ogni giorno, di essere impiegati per la raccolta degli agrumi: 9, 10, 11 ore di lavoro per circa 20 euro al giorno (non sempre percepiti); docce all'aperto anche di inverno, fatte da teli di plastica pronti a volare via al primo soffio di vento più energico del solito; la terra sotto le brande, che con un po' di pioggia inevitabilmente diventa fango intorno a quei letti dove 'esseri umani' trovano ristoro ogni giorno. L'acqua calda lì non esiste, è necessario riscaldarla all'occorrenza su un fornellino, lo stesso che tra un materasso e un altro permette di sfamarsi, un po' alla volta.
Non è difficile leggere nel volto di Iannacone l'incredulità per le terribili condizioni di vita di gente con regolare permesso di soggiorno, alcuni richiedenti asilo o rifugiati, tutti uomini onesti e senza alcuna colpa da espiare se non quella di essere vittime di guerre, persecuzioni o della crisi economica che dalle fabbriche del Centro-Nord li ha portati in una Calabria dove il caporalato la fa da padrone sotto il naso delle istituzioni, complice anche il collasso del settore agricolo.
Eppure un barlume di speranza e solidarietà c'è, anzi, due: l'associazione "Il mio amico Jonathan", che ogni mattina alle 4 raggiunge la tendopoli/baraccopoli e organizza la colazione con quanto viene offerto dalla gente dei paesi vicini, e la generosità di Bartolo Mercuri, piccolo imprenditore di Maropati, semplice cittadino della provincia reggina che due volte a settimana gira per le campagne di Rosarno con un pullman, caricandolo all'inverosimile di immigrati che porta alla sede della sua associazione, per offrirgli un pasto caldo e dei vestiti. Un'attività che svolge da anni, da quando ha deciso di investire parte dei suoi ricavi nell'acquisto di cinque mezzi, da usare a rotazione, per portare viveri a quelli che definisce "gli invisibili di Rosarno" , centinaia di giovani che ringraziano chiamandolo "Papà".
E quando alcuni pullman vengono dati alle fiamme da quanti non condividono l'idea di Bartolo, l'imprenditore va avanti senza timore consapevole che la sua, al momento, è l'unica risposta che viene data a una popolazione di lavoratori che ha lasciato quello che molti chiamano il "terzo mondo" arrivando forse a quello successivo...il quarto.
Il servizio di Domenico Iannacone porta così a conoscere ciò che è avvolto dal silenzio stampa e istituzionale: una realtà a pochi chilometri da noi, dove i diritti di alcuni sono negati e i doveri di altri- politici di ogni livello, sindacati, Asp- "dimenticati", di certo ad oggi non assolti.
Da una realtà forte, priva di spiegazioni valide e densa di ingiustizia, almeno è venuta fuori la buona notizia dell'impegno costante di un cittadino che le situazioni decide di affrontarle alleviandone la sofferenza, per quel che può...e dopo questa verità "ricordati di santificare le feste".