Piazza Almirante: sì o no? Intervista doppia a Oreste Romeo e Tonino Perna

almirante giorgiodi Luca Lo Giudice e Alessia Stelitano - "Grande italiano" o "uomo dalla doppia faccia, responsabile di stragi di civili e partigiani"? Dopo l'idea, nata alcuni giorni fa, dal partito della Fiamma Tricolore, di intitolare una piazza di Reggio Calabria (e nello specifico Piazza Orange) a Giorgio Almirante, membro storico dell'estrema destra italiana, e del Movimento Sociale, Il Dispaccio, ha deciso, non sull'onda emotiva della proposta (secondo alcuni) o provocazione (secondo altri) dei giovani di Fiamma, di intervistare due intellettuali reggini con opinioni diametralmente opposte sulla questione. Ben coscienti, come emergerà nel corso dell'intervista doppia che vi proponiamo, che Reggio Calabria abbia ben altri problemi (di cui Il Dispaccio si occupa giornalmente), a Oreste Romeo, avvocato, segretario provinciale della "Lista Scopelliti Presidente" e a Tonino Perna, economista e sociologo, abbiamo chiesto cosa sia, effettivamente, più giusto per la città.

1-    Alcuni giorni fa, alcuni appartenenti a Fiamma Tricolore hanno 'intitolato' Piazza Orange a Giorgio Almirante. Lo stesso partito ha presentato al sindaco Arena una raccolta firme per rendere concreta l'intitolazione. Lei sarebbe d'accordo, se esistesse una Piazza Almirante a Reggio Calabria?

ROMEO: E' un'iniziativa forse troppo tardiva e che comunque  mi vede tra i suoi più convinti sostenitori: penso che sia un atto dovuto da parte della città nei confronti di un grande politico, che è morto ed è vissuto all'insegna della coerenza, dell'onestà e con le mani pulite. Dirò di più, è stato un grande amico della città di Reggio Calabria, che ha dimostrato di avere seminato bene e di avere a cuore non solo le sorti della città di Reggio Calabria ma anche del concetto di Italianità.
PERNA: Penso principalmente due cose: primo, le piazze sono i beni comuni della cittadinanza; secondo, devono essere intitolate a persone che abbiano a che fare con la storia della città. Non sono d'accordo, perché Almirante non ha niente a che fare con la storia della città. Inoltre è un personaggio discusso, che ha fatto parte della Repubblica di Salò ed è responsabile della fucilazione di molti partigiani. Non sarei d'accordo anche sull'intitolazione di una piazza a Berlinguer, per quanto sia un politico che apprezzo sicuramente, ma non si può dire che abbia fatto qualcosa per Reggio. Ecco, quello che manca è un metodo e credo che non vadano intitolate piazze a personalità recenti storicamente e ancora discusse, anche laddove ci sia unanimità di consensi, pensiamo per esempio a Gandhi.

2-    Chi è per lei Giorgio Almirante?

ROMEO: Se dovessi dare una definizione di Giorgio Almirante, potrei solamente dire che è stato un grande Italiano. Anche oggi scorgiamo che la grande attualità del messaggio politico di Giorgio Almirante rivive nelle affermazioni di Marine Le Pen, che difende la 'Francesità' dalle aggressioni dei valori Nazionali, da parte di tutte le Nazioni che compongono l'Unione Europea. Fu proprio Giorgio Almirante ad autorizzare l'uso del simbolo della fiamma tricolore a Jean-Marie Le Pen. L'identità Nazionale è fatta di valori e Giorgio Almirante è stato l'unico che si è posto a difesa del concetto d'identità nazionale, concetto che deve valorizzare e sintetizzare in maniera positiva le singole specificità territoriali. Inoltre nell'Italia che aveva nella mente Giorgio Almirante, sicuramente Reggio ha avuto un posto molto vicino al cuore, perché è stato l'unico politico a cogliere l'essenza di una protesta di popolo come è stata quella dei "Boia chi molla". Certamente Giorgio Almirante fu un politico di grande portata innovativa e positiva, che si è cercato vanamente di arginare con quella formula di grande ipocrisia che era il cosiddetto arco costituzionale. Ricordo che nel 1979 pubblicò un opuscolo dal titolo 'Nuova Repubblica', ecco, lui voleva la nuova Repubblica, non c'era bisogno ne di seconda ne di terza,  una Repubblica nuova, questa è la sua attualità, la sua modernità. Voleva una Repubblica Presidenziale. Lui determinate cose le ha dette e viste in anticipo,  perchè era imploso quel sistema che era stato concepito ad uso e consumo dei cosiddetti partiti dell'arco costituzionale. L'attualità, la bontà, la freschezza delle idee, del sentire di Almirante, non si possano mettere assolutamente in discussione. Io penso che sia solamente un atto dovuto l'intitolazione di una piazza alla sua figura, perché nei confronti di Reggio Calabria Almirante ha avuto un'attenzione che non è stata riservata certamente da chi aveva parlato di Calabria come figlia prediletta. Io sono fiero di non avere mai, dico mai nella mia vita, votato per un partito diverso dal suo: ho sempre votato per la fiamma tricolore di Giorgio Almirante, non mi sono mai perso dall'età di dodici anni neanche un suo comizio ed ho ancora viva la sensazione di quando gli ho potuto stringere la mano.

PERNA: Non sono uno storico, sono un economista e sociologo. Di certo la cosa inquietante è che abbia fatto parte della Repubblica di Salò, che ha occupato territori e provocato stragi di civili e partigiani. Il giudizio storico è pesante, quindi a maggior ragione non è il caso di intitolargli una piazza.

3-    Anni fa l'arena dello stretto è stata intitolata a Ciccio Franco, ritiene che questo abbia influito sulla proposta di Fiamma di intitolare piazza Orange ad Almirante?

ROMEO:Io non  so se questo ha avuto qualche influenza, ma devo anche dire che Ciccio Franco è stato un grande reggino, una grande personalità politica, anch'esso radicato nel sentimento popolare e custode a pieno titolo della 'regginità', quindi penso sia stato un accadimento assolutamente scontato e naturale che si sia data attenzione alla figura di Ciccio Franco, così come è altrettanto scontato che venga manifestata tangibilmente riconoscenza verso quel grande Italiano che è stato Giorgio Almirante. Penso che sia necessario che la testimonianza di Giorgio Almirante venga 'metabolizzata' e l'occasione dell'intitolazione di una piazza sicuramente aiuterà. Inoltre permetterà di orientate verso il meglio le condotte di chi si avvicinasse alla politica, o comunque fosse impegnato in politica e nelle istituzioni. Mi ricordo perfettamente un pensiero di donna Assunta, disse che morendo Giorgio Almirante lasciò sul conto corrente una manciata di pochissimi milioni di lire. Penso sia solamente un grande esempio per poter orientare in positivo ed al meglio le condotte di chiunque, di qualunque politico a qualunque schieramento dovesse appartenere. Ce ne sono tanti improvvisati che rispondono a logiche assolutamente autoreferenziali. Ad esempio se vuole usare questa espressione, la mia dedica in particolare è a chi considera le porte dei partiti come le porte girevoli degli alberghi, il riferimento è diretto a chi, con le proprie condotte si rende emulo di colui il quale ha avuto la delicata responsabilità di mandare avanti il messaggio di Giorgio Almirante e purtroppo ha fatto delle scelte diverse.

PERNA: Sono cose diverse. Io non avrei intitolato l'Arena dello Stretto a Ciccio Franco, però capisco che abbia avuto un ruolo nella storia della città.

4-    Crede che intitolare una piazza a Giorgio Almirante sia in contrasto con la Costituzione italiana e la legge Scelba?

ROMEO: Io sono convinto che i grandi cambiamenti debbano riguardare proprio la Costituzione della Repubblica Italiana, in buona sostanza io sono dell'idea che debba essere rivista l'architettura Istituzionale e che questo debba avvenire per precisa scelta di rappresentanti del popolo. Io penso che intestare una piazza a Giorgio Almirante sia un atto dovuto, perché egli ha speso tutta la sua vita politica a difesa dell'Italianità nella sua interezza. Ne ha dato dimostrazione a Reggio Calabria e credo che ne abbia dato dimostrazione in qualunque angolo d'Italia; non si è mai risparmiato.

PERNA: Più che altro è fuori luogo. Quella di oggi è una Fiamma Tricolore residuale: oggi c'è un'altra destra, meno ideologica probabilmente, ma non per questo meno preoccupante. Il Movimento Sociale Italiano fu tollerato dalla Costituzione, quindi se fosse stato in contrasto qualcuno ne avrebbe chiesto lo scioglimento, o magari qualcuno l'ha chiesto ma non è stato considerato. Di certo Almirante era un uomo dalla doppia faccia: alle riunioni con i camerati – soprattutto al sud – faceva il saluto romano ed esaltava il fascismo; in pubblico si mostrava come l'uomo della sicurezza che difendeva il paese dai rivoltosi sessantottini. Grazie a questa doppia faccia fu tollerato.

5-    Crede che la scelta di intitolare piazza Orange ad Almirante possa riflettere la volontà della maggior parte della popolazione?

ROMEO: Sicuramente sì.

PERNA: Assolutamente no. Ciccio Franco è un personaggio legato alla rivolta di Reggio, e l'ha guidata dopo che le forze democratiche se ne sono lavate le mani, schierandosi con il governo che, ricordiamolo, reagì mandando i carri armati nella città. Ma prima il MSI era al 5-6%. Reggio non è una città particolarmente fascista, ma soprattutto ha problemi ben più gravi: lavoro, servizi e un Comune in bancarotta. È un'iniziativa che serve più che altro a dare visibilità a Fiamma Tricolore.

6-    Secondo lei qual è il rapporto che i partiti di destra hanno oggi con il proprio passato?

ROMEO: Il rapporto che si ha normalmente come in qualsiasi altra cosa della vita. Bisogna guardare avanti, ma ovviamente facendo tesoro delle esperienze passate. Credo che il centrodestra a livello cittadino abbia fatto moltissimo per la popolazione. Adesso in un momento particolare, sembra essere messo tutto quanto in discussione, ma questo dipende solo dalla grancassa che accompagna mediaticamente le voci, forse neanche tanto di protagonisti della politica locale, perchè si fa ricorso anche a ventriloqui forestieri, il caso Laratta in questo senso è emblematico. Io penso che si tratti solamente di rimodulare, di guardare avanti perché questa città ha sicuramente le capacità di guardare avanti, ha già formulato e messo in campo un progetto vincente, valido ed efficace per il futuro, si tratta solo di muoversi fra tante difficoltà e fare tesoro di esperienze passate, anche di quelle apparentemente negative, sulle quali si farà chiarezza in futuro.

PERNA: C'è più continuità a destra che a sinistra, con il passato. Mentre la sinistra attuale è liberale e ha dimenticato le sue origini socialiste, la destra è legata al suo passato e non l'ha mai rinnegato. Ma più che a un partito estremamente minoritario, come Fiamma, si deve pensare a quei partiti in linea con la destra europea: la Lega Nord è un vero partito di destra – con percentuali di consenso elevate – legato su xenofobia, razzismo e visione dello Stato a partiti come quello di Le Pen in Francia, o alla destra ungherese. Quelli hanno una vera continuità con il passato ed è inquietante che riscuotano successo. Fiamma in Italia non è preoccupante. Basti vedere, ad esempio, la destra ungherese: ha un programma nazionalsocialista – come quello hitleriano – che combina idee contro la finanza a quelle contro gli immigrati, le minoranze etniche, gli omosessuali ecc. Anche An è un partito di destra, che è entrato nel Pdl per opportunità, ma resta un partito di destra. Non ha mai rinnegato il suo passato.

7-    Tra gli anni '70 e '80 l'Msi di Giorgio Almirante avrebbe mantenuto dei rapporti con personaggi come Delle Chiaie, il principe Borghese e Freda. Sono stati anni bui della storia d'Italia che hanno segnato, a partire dalla rivolta di Reggio Calabria, anche la città. Lei intravede qualche significato nell'intitolare una piazza a uno dei protagonisti di quel periodo?

ROMEO: Io le ricordo solamente le parole di Almirante : 'se qualcuno della nostra parte politica commette un errore che paghi due volte'.  Io non ho mai sentito Almirante avere parole di difesa per uno della sua parte politica che avesse fatto errori, ha sempre detto 'noi paghiamo due volte' ed in ogni caso, anche le vicende alle quali la domanda fa riferimento, sono tutte vicende che dovrebbero essere analizzate ed esplorate nella loro effettiva portata.

PERNA: La strategia della tensione, e le stragi di stato, partita dalle prime bombe sui treni nel 1969, ancora prima di Piazza Fontana, e continuata poi con l'Italicus e Piazza della Loggia ecc. fu una piano nazionale e internazionale. Furono coinvolti sia i servizi segreti italiani, sia quelli americani e anche russi: il Partito Comunista Italiano era il più forte d'Europa ed era mal visto anche dai sovietici, per altri motivi però, perchè aveva dimostrato che esisteva un'alternativa alla dittatura. Questa strategia ha usato i fascisti e le strutture a loro collegate: in questa situazione Almirante era più che altro una pedina, anche se bazzicava nell'ambiente dell'aristocrazia nera romana. Nella storia di Reggio, fu un utilizzatore finale della rivolta. Non c'è una motivazione precisa nell'intitolargli una piazza, se non quella di dare visibilità ad una forza politica estremamente minoritaria. È una provocazione che ha funzionato, forse se ne sta discutendo anche troppo e gli si dà troppa importanza. Anche i giornalisti... Chiudiamola qui: ci sono altri problemi ben più importanti in questa città.