Bancarotta fraudolenta: l'accusa reitera la richiesta di condanna nei confronti di Alberto Sarra

sarra albertodi Claudio Cordova - Il pubblico ministero Luca Miceli ha reiterato la richiesta di condanna nei confronti del sottosegretario regionale Alberto Sarra, alla sbarra per bancarotta fraudolenta. Il rappresentante dell'accusa si è riportato a quanto sostenuto, diversi mesi fa, da collega Federico Perrone Capano, che ha curato il procedimento fino al momento del trasferimento: l'accusa aveva chiesto la condanna a sei anni e otto mesi nei confronti di Sarra, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento della Farmacia Centrale di Reggio Calabria.

Da quel momento, però, una serie di rinvii, nonché un incarico peritale riguardante una firma contenuta in un atto, hanno rallentato le attività dell'udienza preliminare al cospetto del Gup Andrea Esposito.

Sarra è imputato di quattro episodi di bancarotta fraudolenta che sarebbero stati messi in atto nell'ambito dell'intricata vicenda riguardante il fallimento della "Farmacia Centrale" ubicata a Reggio Calabria sul Corso Garibaldi. Secondo le indagini, Sarra, insieme ad altre due persone, Francesco Maria Serrao e Antonina Maria Rosa Marrari, avrebbe distratto, dissipato e occultato i beni riguardanti il patrimonio sociale della farmacia. Serrao ha già patteggiato la propria pena, arrivando a una condanna in continuazione con un altro procedimento a suo carico, denominato "Casper", mentre per la Marrari l'accusa ha richiesto una condanna a tre anni di reclusione.

Il "gruppo Sarra" nei primi anni del 2000 avrebbe rilevato la farmacia dalla famiglia Curia, sborsando una cifra simbolica (un milione di lire), ma accollandosi anche i debiti, quantificati tra i sette e gli otto miliardi di lire. Negli anni, peraltro, il politico avrebbe mantenuto un ruolo operativo nella gestione della farmacia, disponendo anche sui licenziamenti. Nel corso degli anni, però, Sarra, avrebbe messo in atto una bancarotta fraudolenta da quasi un milione e seicentomila euro. 317mila euro sarebbero stati versati in più soluzioni mensili alla famiglia Curia e ai suoi eredi, per effetto di un contratto di rendita vitalizia, 146mila euro, invece, costituirebbero la somma del pagamento dei debiti della Sarfarm S.r.l., la società che Sarra avrebbe costituito per gestire la farmacia, cosa che, altrimenti, non gli sarebbe stata consentita, vista la sua professione di avvocato. Circa 84mila euro, poi, sarebbero il pagamento di debiti estranei alla gestione sociale, relativi ad assegni emessi da Sarra sul conto corrente acceso presso la BNL. Ma la parte più cospicua dei soldi che costituirebbe la bancarotta fraudolenta, circa un milione di euro, deriverebbe da un finanziamento concesso da Credifarma, l'istituto costituito dalle farmacie, in favore della Farmacia Centrale. Soldi che il 14 dicembre 2001 sarebbero stati trasferiti sul conto della Sarfarm, svanendo, poi, nel nulla.

L'ulteriore perizia disposta dal Gup riguarda un documento presentato dalla difesa di Sarra, firmato dal defunto Antonio Curia. Stando alle conclusioni del consulente, però, la firma con corrisponderebbe a quella di Curia. Con la reiterazione della richiesta di condanna, il processo, celebrato con rito abbreviato, si potrebbe finalmente avviare verso la conclusione. Una durata spropositata, per un processo del genere, se si pensa che il rinvio a giudizio nei confronti del risale addirittura al 2008.

Adesso, però, la decisione è prevista (salvo ulteriori imprevisti) per il mese di luglio.