di Paolo Ficara - Penultimo atto di una rappresentazione con pochi colpi di scena. Si avvia alla conclusione uno stagnante campionato di Serie B, se si considera che a maggio la classifica presenta poche differenze rispetto ad ottobre o gennaio. Ci si può consolare pensando che le previsioni estive, come al solito, sono state disattese almeno in parte: Verona e Spezia erano indicate dai più come le compagini meglio attrezzate, e se gli scaligeri conservano ottime chance di promozione diretta, i liguri devono ancora scongiurare il pericolo playout.
Il Sassuolo, l'Hellas ed il Livorno occupano le prime tre posizioni dall'inizio del campionato. Di contro, Grosseto e Pro Vercelli non hanno mai abbandonato la zona della retrocessione diretta. Le squadre che tuttora potrebbero teoricamente prendere parte allo spareggio salvezza, gravitano nella seconda metà della classifica sin dall'inizio dell'autunno. Alle rimonte prodigiose di Empoli e Novara verso la zona playoff, non sono corrisposti crolli verticali di altrettante compagini. Forse il solo Cittadella ha dovuto ridimensionarsi bruscamente.
In questo contesto, la Reggina si è vista declassare rispetto alle due precedenti stagioni. Alla fine dell'ultima campagna acquisti estiva, pur priva di botti finali, abbiamo comunque manifestato ottimismo riponendo fiducia nella figura di Davide Dionigi. La speranza che le avversarie si rivelassero mediocri, e che i punti interrogativi presenti in organico diventassero tutti esclamativi, ha tratto in inganno sia noi, sia probabilmente chi questa squadra l'ha costruita con l'intento di arrivare al sesto posto.
Il calciomercato di riparazione può essere oggetto di numerose interpretazioni. Ricordiamo un consenso unanime o quasi, al 31 gennaio scorso, dopo gli acquisti di Di Michele, Colucci, Antonazzo e Gerardi. In particolare i primi due, sono stati indicati come fari di uno spogliatoio fin lì senza guida. A giudicare sia dalle prestazioni che hanno portato all'esonero di Dionigi, sia dalle problematiche interne emerse dopo la sconfitta col Sassuolo, diremmo che si registra un eccesso di carisma.
Poiché il campo resta l'unico giudice supremo, e raramente lascia spazio a congetture di ogni tipo, va comunque riconosciuto un più che discreto apporto di tre dei quattro rinforzi invernali. Un po' come accaduto al Milan con El Shaarawy, in ombra dopo l'arrivo di Balotelli, si può sindacare sul fatto che la presenza di Di Michele abbia costretto Comi a svolgere un lavoro da seconda punta in fase difensiva, fiaccandone forse l'apporto in area avversaria.
A prescindere da come andrà a finire la stagione, la Reggina dovrà fare parecchia introspezione, andando ad analizzare scelte ed atteggiamenti che vanno ben oltre la campagna acquisti. Arrivato a situazione compromessa, con la squadra quartultima, Bepi Pillon ha parecchi meriti, non ultimo quello di aver fatto orecchie da mercante ai tanti suggerimenti "professionali" arrivati anche a lui. Sbagliare con la testa altrui non serve. Quando si ragiona e si decide con la propria, si ottiene il rispetto della squadra. E qualche volta, gli episodi danno una mano.
Contro il Grosseto va completata l'impresa, perché tale è diventata questa ipotetica salvezza, ben sapendo che l'avversario non regalerà nulla e che ogni atteggiamento presuntuoso può portare all'harakiri. Si chiede per l'ennesima volta il sostegno del pubblico, e di sicuro la città deve capire l'importanza di mantenere la cadetteria. L'entusiasmo però non si crea con la bacchetta magica, e non è bastato nemmeno portare un allenatore ben visto dalla piazza e reduce dall'esperienza positiva di Taranto. In tutti i campionati calcistici, dalla B in giù, per riaccendere la passione bisogna stare nei primi tre posti della classifica.