di Benedetta Malara - Forse in pochi conoscono la divertente storia che più o meno tutti gli studenti di sociologia si sono ritrovati a leggere almeno una volta. Si narra che nel 1938 Orson Welles, durante la diretta radiofonica del suo famoso programma " La guerra dei mondi", a causa di una descrizione fin troppo realistica di un'invasione aliena, scatenò il panico tra i cittadini americani, che uscirono in strada terrorizzati aspettandosi il peggio. Una reazione del genere, ironicamente parlando e – per fortuna – in misura minore, si è scatenata dopo la notizia, assolutamente sconvolgente, del sequestro del Cordon Bleu. Per i non reggini, un noto bar pasticceria sul Corso Garibaldi famoso a Reggio e provincia per una specialità esclusiva: le crispelline. O, come recita lo scontrino, le acciughette.
Il reggino medio, una volta scoperto il "fattaccio" si è posto una sola domanda: "E ora io le crispelline dove me le vado a comprare?". È giusto chiarire subito un concetto di vitale importanza per non rivivere il panico da invasione aliena: nonostante l'esercizio sia sottoposto a sequestro giudiziario, rimarrà aperto. Le crispelline si possono andare a comprare dove si comprano da decenni, sul Corso Garibaldi, dentro il Cordon Bleu, dopo avere pagato alla cassa i soliti 1,50 euro, prezzo stabile – come in tanti hanno notato tra ieri e oggi – da oltre dieci anni. Non sembra esagerato prevedere un boom di vendite ora che, dopo l'iniziale smarrimento, si è scoperto che le fedeli compagne di tante passeggiate pomeridiane non scompariranno per sempre dalla città.
Centinaia di persone – quelle che ieri lanciavano l'allarme sui social network, avanzando addirittura ipotesi su quale altro bar le facesse più buone – avranno trovato risposta ai loro tormenti: le crispelline si possono ancora mangiare nel loro originale luogo di produzione. Ora che sono salve, la cittadinanza tutta può tirare un sospiro di sollievo. E invece no. Forse a nessuno sembra importare che dietro la bontà dello spuntino pomeridiano per eccellenza ci possa essere, eventualmente, qualcosa che non va e che tutto, comunque, andrà verificato a partire dall'eventuale convalida del sequestro da parte del Gip.
Finché abbiamo le crispelline va tutto bene, del resto se ne occuperà chi di dovere.
Non è di certo il Cordon Bleu il primo esempio di come spesso una mentalità sbagliata sia la rovina della città. Tante volte si è sentito di negozi di abbigliamento o calzature che importano merce contraffatta o rubata, ma tanto "chi se ne frega se si alimenta il traffico di lavoro in nero e di merce illegale, io voglio la cosa firmata", oppure "sì lo so che quelli non sono gente onesta, però che belle quelle scarpe". E come questo tanti altri casi, in cui la cultura dell'essere, del volere ad ogni costo, porta poi a trascurare quelli che sono gli aspetti davvero importanti, salvo poi venirsi a lamentare perché "a Reggio c'è la mafia, e metà dei soldi che girano non sono dichiarati perché è tutto sommerso".
A rigor di logica, se il mercato continua a girare, un motivo ci sarà. A che serve lamentarsi di qualcosa, se poi la si alimenta? Sulla carta tutti combattono i principi sbagliati che regnano a Reggio, siano essi l'evasione, il pagamento del pizzo, lo sfruttamento dei lavoratori e tanto altro, ma poi spesso la maggior parte di loro si dimentica della vera battaglia, la più grande, quella di combattere chi, ancora, controllerebbe illecitamente il territorio reggino. Il sequestro del Cordon Bleu avrebbe sì dovuto avere una grande risonanza, ma perché è l'ennesima dimostrazione di come in città ci sia qualcosa che non va, in cui quasi non passa un giorno senza che scattino indagini su professionisti e imprenditori.
Anche senza la temuta scomparsa delle crispelline. In ogni caso, i cittadini possono stare tranquilli. Anche oggi le crispelline sono state sfornate regolarmente e, assicura il personale, "sono buonissime".