Reggio, Cafiero de Raho interlocutore della città: adesso niente più alibi

cafieroderaho federicodi Daniela Liconti - Esigere ed esercitare i diritti, dire no alla logica dello scambio di favori, rialzare la testa e scegliere i propri rappresentanti politici sulla base di garanzie di correttezza, irreprensibilità, rispetto delle regole, avere il coraggio di rischiare, non solo di non tacere. Parole chiare e dirette quelle del procuratore Federico Cafiero De Raho all'incontro organizzato sabato dal movimento Reggio Non Tace, in cui il procuratore e il presidente del Tribunale Luciano Gerardis hanno espresso la loro visione della città e ascoltato la realtà di chi la vive. Se la loro esortazione a parlare, denunciare, non avere paura di puntare il dito contro il malaffare è mirata a ripristinare presso la società civile la fiducia nella giustizia e nella Magistratura - che De Raho definisce "la vostra Istituzione" -, gli interventi dei cittadini e/o vittime che aspettano risposte e assistono impotenti ad una imbarazzante assenza di azione contro evidenti responsabilità in violazione di diritti civili e non solo, non fanno che amplificare la portata delle domande che ognuno di noi si pone ogni giorno.

Dove sono quei rappresentanti politici irreprensibili che non siano collusi, affiliati, che stiano dalla parte della legalità e del diritto?
Possiamo davvero scegliere i nostri rappresentanti politici? Chi alle ultime elezioni ha creduto e votato i candidati-persona per bene, ha avuto risposte coerenti? I politici di punta del territorio erano al fianco della città al corteo promosso dal coordinamento nazionale antimafia Riferimenti, si sono accorti che c'era in città il presidente del Senato Piero Grasso? Chi ha il coraggio di condannare comportamenti illeciti, arriva ad avere risposte e tutele dalla giustizia, incoraggiando così una catena di condotte virtuose da parte della comunità?

Se davvero Reggio appare a De Raho come la Casal di Principe di 20 anni fa, significa che qualcosa non ha funzionato anche all'interno della magistratura. Se la città fa passi da gigante all'indietro significa che ai poteri forti va bene così, non certo ai cittadini, che nel frattempo sono diventati sudditi e costretti a chiedere come un favore ciò che gli spetta di diritto, rassegnati all'evidenza che qui niente cambia mai, anzi, certe dinamiche si consolidano con grande velocità. La città è la prova che nella guerra Stato-mafia è il primo a mostrarsi soccombente e non certo perché i cittadini tacciono; semplicemente, non hanno interlocutori, sono loro gli isolati, messi nella condizione di non nuocere, di non esistere se non appartenenti a qualche cordata.

E' lo Stato che deve scegliere da che parte stare. Quale sarebbe la cosa giusta da fare lo sappiamo: ci mancano interlocutori certi, fuori dalla politica e dai poteri forti, che conoscano il senso di parole come diritto, democrazia, bene comune, servizio, solidarietà e ne facciano valere ogni giorno il peso. Che abbiano studiato i fondamentali, insomma, magari in scuole lontane da qui.