di Pasquale Cotroneo - "C'avete ammazzato il turismo". Così recitava un cartello davanti a Palazzo San Giorgio nei giorni successivi allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria. Una scelta, quella dell'allora governo Monti, rea di aver rovinato la visibilità di una città che da sempre sarebbe vissuta grazie al settore turistico. Ma facendo un'analisi più approfondita, anche gli sprovveduti, saranno concordi nel dire che questa città, in fondo, di turismo non è mai vissuta.
E non perché non potrebbe farlo, ma perché le problematiche e le contraddizioni che la attraversano hanno impedito negli anni al terzo settore, di fungere da volano della nostra economia. Oggi ciò appare sempre più evidente e Reggio risulta poco appetibile, nonostante possa contare su uno dei patrimoni culturali cittadini più grandi d'Italia.
D'altronde come biasimare il viaggiatore che "vola" altrove?
Reggio è una città sporca, il cui degrado è visibile non solo in periferia. Reggio è la città in cui la vecchia "Lido" è sempre pronta da anni per essere bonificata, senza che però questo venga mai attuato. Reggio è la città in cui la Villa Comunale, è lasciata alla mercè di chiunque voglia approfittarne. Reggio è la città del chilometro più bello d'Italia, quotidianamente imbrattato da graffiti di ogni tipo, di Piazza De Nava, dove, di fronte ad un Museo che non si può visitare perché chiuso da anni, non è raro trovare siringhe, vetri di bottiglie. Reggio è la città in cui l'annoso problema dei rifiuti, è ormai divenuto una vera e propria emergenza sociale e sanitaria, ed il "merito" è delle oltre 3000 tonnellate di spazzatura che, quantificate, sono state rigettate lungo le nostre strade.
Una questione, che anche a livello nazionale inizia ad esser presa in considerazione e le cui proteste sono state nei giorni scorsi etichettate come la "guerra dei sacchetti", una questione che si intreccia con le vicissitudini giudiziarie della società incaricata della raccolta. E qualora si decidesse di "passar sopra" - e in questo caso letteralmente - al problema dei rifiuti, d'aiuto non possono essere le barriere architettoniche che caratterizzano la nostra società, e che di certo non invogliano i diversamente abili a godere delle bellezze reggine.
Negli anni, nonostante commissioni istituite per il superamento del problema, e servizi per segnalazioni on line, la città si è distinta per segnaletica assente, per strade piene di buche, per una mancata regolazione di parcheggi e passi carrabili, e al contempo, non s'è mai dotata di strumenti come mappe tattili, indicazioni in linguaggio braille, modellini a rilievo, pavimentazioni in rilievo o colorate, audio guide e segnaletica acustica. Strumenti invece di cui si sono dotate le maggiori città europee, mete ogni anno dei maggiori flussi turistici. E se la vita del turista disabile è impossibile, non è facile quella del turista in generale, soprattutto quando questi è intenzionato a scoprire la città spostandosi coi mezzi pubblici. Il trasporto municipalizzato oltre che inadeguato, è fatiscente. I mezzi sono pochi, sporchi, datati e mal funzionanti. I collegamenti ferroviari, soprattutto sulla fascia Ionica assenti. I servizi di attraversamento dello Stretto affidati a un duopolio privato, caratterizzato da costi esorbitanti. Al tempo stesso soluzioni futuristiche come mini metro, viadotti, bike sharing, o quelle più realizzabili come l'alta velocità spesso sono oggetto di discussione solo in tempi elettorali.
Ma Reggio non è solo questo, Reggio è una città cara, anzi la più cara d'Italia. Pochi giorni fa infatti l'Istat ha pubblicato i dati sul livello dei prezzi al consumo e ha registrato come Reggio Calabria nel marzo 2013, rispetto al marzo dello scorso anno, abbia registrato un aumento del 3,4 %, aumento di gran lunga superiore rispetto a Genova (2,5 %), giunta seconda in questa speciale classifica.
Ciò che ne deriva è che la Reggio città metropolitana e grande meta turistica non esiste, è un biglietto da visita, un volantino da distribuire a comizi, e non bastano navi da crociera con turisti Francesi, collegamenti aerei con Sharm, o ampliamento di orizzonti culturali in Russia a farla diventare tale.
Prima di ammazzare il turismo, quanto meno lo si dovrebbe sviluppare, e per farlo non bisogna pensare in grande, ma partire dal basso, dai servizi fondamentali, perché altrimenti il turista che passa da qui è solo "un turista per caso".