di Claudio Cordova - In una regione come la Calabria è pressoché scontato, nonché doveroso, che la maggior parte delle inchieste siano "fagocitate" dai reati che, in un modo o nell'altro, rientrano nell'ambito della lotta alla criminalità organizzata. Tuttavia, gli ultimi sviluppi investigativi – della Procura di Reggio Calabria, ma non solo – hanno spostato il mirino degli inquirenti su quanto avverrebbe (o avviene) all'interno dei palazzi istituzionali, con riferimento a presunti reati che andrebbero (o vanno) a danneggiare pesantemente la Pubblica Amministrazione e quindi, di conseguenza, la collettività tutta.
Le ultime inchieste della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, nonché di quella di Vibo Valentia, hanno infatti aperto – seppur in una fase ancora embrionale – le porte e i cassetti di alcuni importanti palazzi istituzionali.
Gli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza per conto del sostituto procuratore Matteo Centini sui rimborsi presentati dai consiglieri regionali per "Gratta&Vinci", caffè, santini e forse anche lap dance, sebbene ancora agli inizi (della grande mole di documenti sequestrati, gli inquirenti avrebbero finora analizzato solo il 10-15%) ha di fatto aperto uno squarcio sul malcostume (ed eventuali reati) che un po' tutti immaginavano – visto il livello della classe politica calabrese – ma che, allo stato attuale, aveva interessato solo altre regioni, portando alla ribalta personaggi come Franco Fiorito. Così come l'indagine curata dal pubblico ministero Antonella Crisafulli ha avuto il merito di scoperchiare il lassismo di alcuni impiegati del Comune di Reggio Calabria, la cui eventuale responsabilità penale, se accertata, coinciderà con la totale "infedeltà" dimostrata nei confronti dell'Istituzione. E se, per quanto concerne i conti disastrati degli enti, la palma resta – noblesse oblige – al processo per il "Caso Fallara", che vede imputato, a Reggio Calabria, l'attuale Governatore Giuseppe Scopelliti, ciò che sta cercando di dimostrare il pm della Procura di Vibo Valentia, Michele Sirgiovanni, sulla drammatica situazione finanziaria della Provincia, alimenta, anche in questo caso, grossi, grossissimi, sospetti su quello che è significato, negli anni, amministrare, a vario titolo la Cosa Pubblica in Calabria.
E non solo per colpa di una classe politica spesso ignorante, cialtrona, prezzolata o collusa con la 'ndrangheta. Sulla "melma" politica è assai facile "sparare" e, anzi, di questi tempi va anche molto di moda.
Ma ciò che ha frenato (e che frena ancora) lo sviluppo della Calabria è, parimenti, la devastazione che impera – spesso e volentieri – all'interno degli uffici pubblici. Insipienza, approssimazione, lassismo, ma anche vere e proprie illegalità.
Se un cittadino deve aderire a un bando pubblico e l'impiegato che dovrebbe occuparsene è inadeguato a svolgere il proprio ruolo, la Calabria non progredisce; se un cittadino deve richiedere un certo tipo di documentazione e l'impiegato che dovrebbe occuparsene non ha voglia di lavorare, i tempi si allungano e la Calabria non progredisce; se un cittadino deve chiedere delle informazioni e l'impiegato che dovrebbe fornirgliele è lontano dalla propria scrivania, magari a far shopping, la Calabria non progredisce; se un cittadino deve presentare una pratica e l'impiegato comunale chiede la "mazzetta" per evaderla (cit. indagine "Urbanistica" Procura di Reggio Calabria), la Calabria non progredisce.
La "malaburocrazia", al pari della "malapolitica" ha affossato, negli anni, lo sviluppo della Calabria. E un motivo ci sarà se – tanto per fare un esempio – dei dipendenti assenteisti del Comune di Reggio Calabria, a livello politico non se ne era accorto quasi nessuno...