di Isidoro Malvarosa - Giovedì 28 marzo anno del Signore 2013, mi metterò per l'ennesima volta in macchina, la valigia nel cofano, le lenti scure davanti agli occhi, la montatura normale chiusa nel cruscotto, lasciata sopra, a portata di mano, pronta per essere presa. Arriverò quando sarà già buio. Chiedo scusa a mio padre, lui me lo ripete sempre: se vuole Dio. "Prima di metterti in viaggio fatti il segno della croce e se ti domandano quando arrivi? tu anteponi sempre all'orario un bel se vuole Dio".
Come un intercalare. Se vuole Dio, se vuole Dio. Se vuole l'A3, papà. Se vuole l'Anas. Se vogliono i trafori e se vogliono i ponti a doppio senso di marcia. Se vogliono i birilli inchiodati a centro strada e se vogliono le deviazioni a oltranza. Se vogliono i birilli decapitati, quelli strappati via, i poveri cristi d'arancio vestiti, cuore in gola e bandierone in mano.
Ho appena chiuso la cornetta, ho premuto il tasto rosso del cellulare: "Mi spiace, siamo già in quattro, non c'è posto, già staremo stretti. Mi spiace, mi spiace davvero." Le mie ultime parole.
Rispondevo ad una richiesta di passaggio, l'ennesima: "Centocinquanta euro per un volo di sola andata" – mi confessano - "Settantaquattro euro per 7 ore di agonia in treno".
Sette ore e 21 per un Intercity che bene che vada ne impiegherà otto. Otto ore per collegare la Capitale d'Italia con lembo estremo della penisola. Otto ore per settecento chilometri scarsi sono tanti, troppi. Settantaquattro euro per un quasi treno merci, sono troppi anche quelli.
Ora che scrivo, la sera del 22 marzo, nella prima pagina della ricerca di Trenitalia relativa a giorno 29 marzo, sei dei nove treni presenti hanno tutti i posti esauriti.
Ora che scrivo, per un qualsiasi fuori sede, sette giorni prima della data di partenza, è quasi inutile provare a cercare una soluzione, se non low-cost, quantomeno accessibile.
Ora che scrivo, hai un mezzo proprio o sei prigioniero politico. Prigioniero di politiche dissennate, di annali speculazioni, di servizi inadeguati. Costretto a rimanere lì dove sei, ad organizzarti di conseguenza, a passare la Pasqua con chi puoi. Vittima di un connubio pubblico-privato che ha generato un raro esempio di miopia politica e inefficienza gestionale.
Sulla carenza delle infrastrutture si è spesso detto e scritto e quasi mai fatto, la speculazione delle compagnie meriterebbe invece interrogazioni parlamentari, inchieste della Procura e richieste di rinvio in giudizio. Aumentare la frequenza delle corse, istituire treni speciali, raddoppiare per un paio di giorni il numero degli aeromobili a disposizione, sembrano essere soluzioni fuori dalla portata mentale di amministratori e manager aziendali. Alternative forse troppo facili, estremamente semplici, probabilmente anti-economiche.
Quello che una volta in più colpisce è la ristrettezza di vedute della classe dirigente, l'ignavia, il non intervento, la scarsa lungimiranza, l'indifferenza rispetto ad un problema reale, evidente, sentito. D'altronde, la presenza di centinaia di migliaia di emigrati pendolari, studenti e lavoratori fuori sede, è nota a tutti, eccezion fatta per lo Stato Italiano. Negazionista ad oltranza sulla contemporanea questione meridionale.