di Claudio Cordova - Quasi in contemporanea con la fumata bianca di Piazza San Pietro a Roma, che ha comunicato al mondo l'elezione del nuovo Papa, nella capitale, a poco più di cinque chilometri di distanza, a Palazzo dei Marescialli, veniva sancita la nomina di Federico Cafiero de Raho a capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Insomma, alla fine (molto alla fine), il Consiglio Superiore della Magistratura ha partorito con notevole (e colpevole) ritardo la propria decisione.
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Di Cafiero de Raho si parlava da settimane. Da quando, cioè, la Quinta Commissione del Csm lo aveva "spedito" al plenum con ben tre voti, a fronte dell'unico voto a testa raccolto dagli altri contendenti, Nicola Gratteri, Michele Prestipino e il procuratore di Caltagirone, Francesco Giordano. E quando, nelle ore antecedenti alla "fumata bianca" prima Gratteri e poi Prestipino hanno ritirato la candidatura, allora tutto è stato ancora più chiaro. Dopo anni trascorsi a combattere la camorra, Cafiero de Raho si troverà a confrontarsi con quella che, in maniera unanime, viene considerata la criminalità più potente, ricca e pervasiva. E avrà il compito di guidare proprio la Procura della "capitale della 'ndrangheta", Reggio Calabria.
Non troverà una realtà facile.
Anzi, troverà una realtà assai complicata, per certi versi ancor più complicata della "sua" Napoli. Troverà un contesto difficile da decifrare, in cui non sempre è facile capire chi giochi dalla parte dello Stato e chi, invece, sia un doppiogiochista, legato a potentati vari. A tal proposito troverà anche un certo tipo di informazione che – legata com'è a centri d'affari di varia natura (anche della magistratura) – potrebbe essere pronta, in un batter di ciglio, a voltargli le spalle dopo averlo osannato. Troverà una 'ndrangheta sempre più incisiva, capace di penetrare gli ambiti vitali della vita quotidiana: tanto a Reggio centro, quanto sull'area tirrenica e quella jonica. Una 'ndrangheta che non è soltanto la 'ndrangheta dell'indagine "Crimine", fatta di rituali, di cariche e di riunioni, ma anche quella capace di fare business con i narcotrafficanti di mezzo mondo, di infiltrarsi nelle Istituzioni, di penetrare i palazzi del potere, grazie a collusioni e connivenze, con la "zona grigia" e con il mondo della massoneria.
E questo vale per le grandi famiglie di Reggio Calabria – oggi unite proprio all'insegna del comando e degli affari – ma anche per i clan della Piana di Gioia Tauro e della Locride, da sempre attenti a logge e cappucci e ai business delle grandi opere.
Proprio in questi ambiti, Cafiero de Raho dovrà andare a incidere con la propria azione. Così come dovrà mettere il naso negli apparati della Pubblica Amministrazione, spesso incancreniti da dipendenti e funzionari infedeli. E' proprio un certo tipo di burocrazia – talvolta ancor prima della politica – a rappresentare il cancro del mancato sviluppo locale. E sarà proprio a questo punto - proprio quando si andrà ad alzare il livello, interessando politica, imprenditoria, massoneria e centri di potere che da queste parti spadroneggiano da anni - che potrebbe partire, per il nuovo procuratore, la macchina del fango, la delegittimazione.
Anche da parte di chi oggi, a poche ore dalla decisione del Plenum del Csm, lo osanna.
Insomma, Cafiero de Raho avrà il suo bel da fare per aprire squarci di verità (e quindi di speranza) a Reggio Calabria e provincia. Avrà però al suo fianco una Procura della Repubblica composta da persone perbene che anche negli anni scorsi hanno lavorato giorno e notte per dare nomi e volti agli uomini e le donne che – a vario titolo – uccidono il territorio. Proprio su tali risorse il nuovo procuratore dovrà fare affidamento, affinché l'entusiasmo e la voglia di lavorare di cui ha parlato alle agenzie poche ore dopo la nomina, non venga mai meno.
La Procura di Reggio Calabria ha bisogno di una guida sana e autorevole. E gli ultimi fatti che - nell'anno di "sede vacante" - hanno coinvolto alcuni magistrati, tra cui il sostituto Giuseppe Lombardo, ne sono la prova. La Procura di Reggio Calabria ha bisogno di "un esercizio obbligatorio dell'azione penale" messo in atto contro tutto e tutti, a prescindere da appartenenze a fazioni politiche o, peggio ancora, lobby. Proprio per slegare i tanti (troppi) intrecci che stritolano il territorio.
Principalmente, Cafiero de Raho dovrà garantire proprio questo, anche perchè è questo che la cittadinanza gli chiede e su cui ripone le proprie speranze. Il resto, col lavoro arriverà.