di Alberto Cisterna* - Gentile Dottore Cordova,
ha letto l'articolo che Lei ha dedicato alla deposizione di un ispettore di polizia chiamato dal pubblico ministero a riferire in pubblica udienza dei contatti con Lo Giudice Luciano.
Mi sfugge il senso di questa scelta processuale che nei fatti consegue il risultato, ancora una volta, di processarmi senza che io possa difendermi, cioè in mia assenza. Ho impugnato il decreto di archiviazione che mi riguarda per come avevo annunciato e spero che la Cassazione accolga il ricorso per poter finalmente guardare in faccia chi mi accusa. Ho chiesto un processo pubblico e regolare, mi dica cosa altro posso fare?
A chi gestisce queste singolari procedure contumaciali ricordo solo le parole, pesanti come pietre, del presidente della Repubblica di poche ore sono con le quali ha invitato i magistrati al pieno rispetto delle regole del giusto processo ed alla tutela della dignità dei cittadini.
Ho letto, oltre al suo, i primi resoconti giornalistici della deposizione dell'ispettore Bottari. Chiederò copia della trascrizione integrale di queste dichiarazioni e, se quanto riportato dalla stampa risulterà vero, agirò in sede giudiziaria come ho sempre fatto.
E' specioso e disperato il tentativo di ricostruire i fatti a dispetto della loro evidenza. Quando nell'aprile 2011 venne eseguita l'ordinanza di Catanzaro per gli attentati del 2010 era stato scritto da tutti, anche da lei, che ero io con assoluta certezza «l'avvocato di Roma» di cui si conversava. Smentii anche con un comunicato destinato all'ANSA, ma con scarso successo.
Oggi, con disinvoltura e nella sede solenne di un tribunale, quelle certezze sono crollate e i documenti costringono a dire che ci sarebbe stata almeno un'altra persona indicata con questo nome.
Ma chi indagava non poteva non saperlo anche nell'aprile 2011. Il risultato è stato che, pochi giorni dopo le notizie di stampa sull'«avvocato di Roma», Lo Giudice Antonino ha tirato fuori la menzogna della corruzione.
Sennonché anche il rattoppo di ieri, secondo cui vi erano soltanto due «avvocati di Roma», tra cui io, è fasullo.
Il 17 giugno 2011 lo avevo detto chiaramente alla dr.ssa Ronchi che nelle conversazioni intercettate vi erano parecchie persone indicate con l'appellativo «avvocato di Roma» e, tra queste, una che aveva «una cugina»; e avevo detto che costui non potevo essere io in alcun modo.
La dr.ssa Ronchi ironizzò dicendo che in Calabria ci chiamiamo tutti cugini e, gentile Direttore, trascuro il sarcasmo ed il pregiudizio che questa considerazione diffonde su tutti i calabresi. Eppure quando questo accadde quel magistrato aveva già a disposizione, come ho scoperto dopo, dichiarazioni e documenti che avrebbero dovuto portarla a ben altre conclusioni sull'identità dell'<<avvocato di Roma>>.
Leggo ancora che si sarebbe deciso di procedere alla nuova trascrizione di intercettazioni ambientali dei fratelli Lo Giudice. E' una circostanza tanto positiva quanto tardiva, visto che più volte ho potuto constatare decisive divergenze tra le trascrizioni del pm e quelle dei periti nominati dal tribunale. Tra queste nuove trascrizioni mi auguro rientrino anche quelle, a suo tempo divulgate dalla Procura di Catanzaro, che avrebbero riguardato personalmente la stessa dr.ssa Ronchi, in modo da avere tutti un quadro certo dei fatti.
Un'ultima notazione che costituisce il motivo centrale per cui ho deciso di scriverle questa lettera. Anche Lei, Direttore, ribadisce che io avrei consegnato ai pm reggini le due missive ed il telegramma, spediti in Procura nazionale da Lo Giudice Luciano dal carcere, solo il 17 giugno 2011 durante il mio interrogatorio. Questa versione, l'ho detto più volte, è assoltamene infondata. E' vero invece che quei documenti, depositati in ufficio, li ho consegnati senza alcuna richiesta al procuratore di Reggio Calabria il 7 giugno 2010, ossia ben un anno e sette giorni prima dell'interrogatorio. Mesi prima che Lo Giudice Antonino si pentisse, per essere chiari ed un anno prima dell'inizio ufficiale dell'inchiesta a mio carico, il 23 maggio 2011 giorno della morte di Giovanni Falcone.
*Magistrato