A distanza di mesi, lo ripetiamo: faremo sempre i giornalisti, rassegnatevi!

seminariopd locandinadi Benedetta Malara - Sarà capitato a tutti, specie a chi ha fratelli o sorelle minori, in età puerile, di dare la colpa dell'ultima marachella allo sfortunato lattante di turno, che per incapacità di sapere parlare veniva ingiustamente usato come capro espiatorio. Quando si era piccoli, toccava all'intelligenza dei genitori, che ben conoscono i loro figli, capire cosa fosse veramente successo e, successivamente, prenderne le dovute conseguenze.

I bambini – si sa- fanno il loro "mestiere" di bambini...

Cosa succede, invece, quando a combinarla grossa sono i grandi? Quando, ad esempio, il passo (falso) è più lungo della gamba, e si rischia di scivolare? Quello che è successo ieri mattina dentro e fuori dalla sala Giuditta Levato di Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale, in effetti, sa un po' di bambinata malriuscita. Sono le 10.30, ed è previsto un forum al quale parteciperà la capolista alla Camera in Calabria Rosy Bindi, intitolato "Il diritto alla salute in Calabria, tra livelli essenziali e gestione delle risorse". Si parla di sanità, e la stampa è ben presente, con colleghi di testate locali e un "ospite" nazionale, reggino ma trapiantato da qualche anno nella capitale: il giornalista del programma "Report" condotto da Milena Gabanelli, Antonino Monteleone, accompagnato dal suo operatore, Gabriele Morabito.

È tutto pronto, ma qualcosa non va.

L'incontro, improvvisamente, diventa a porte chiuse. I colleghi, tutti, vengono gentilmente fatti accomodare fuori e il forum inizia senza la presenza della stampa. Alla fine, le porte della Levato si aprono, Monteleone entra per rivolgere qualche domanda alla Bindi, la quale non risponde e sottolinea che l'incontro era a porte chiuse, poi si allontana per andare via. Poi, fuori dalla sala, intervengono altre persone che prendono a spintoni il giornalista e lo insultano. Alla fine, Monteleone, che aveva lasciato un cavalletto nella sala del convegno, rientra e lo trova danneggiato.

Questo, si badi bene, non lo dice Il Dispaccio, ma il diretto interessato, nonché un video liberamente fruibile da tutti su Youtube, che testimonia chiaramente l'accaduto.

Adesso, però, facciamo un piccolo passo indietro. Gli attacchi ai giornalisti, anche pubblici, non sono materia nuova, specie per questa testata, che non troppo tempo fa si è trovata a dover rispondere a chi si era sentito disturbato, manco a dirlo, da alcune domande.
E siccome, forse non tutti lo sanno, il mestiere del giornalista consiste principalmente nel chiedere, chiedere per sapere, e chiedere per informare, è doveroso spendere qualche parola per quanto accaduto, vista anche la difesa orchestrata in fretta e furia per giustificare spintoni e insulti.

Dall'ufficio stampa di Rosy Bindi, in serata, è stato detto quanto segue all'Ansa: "C'e' stato semmai un equivoco per il quale c'e' rammarico. Era un seminario a porte chiuse tra tecnici e specialisti della sanità per fare il punto sul settore fuori della campagna elettorale, promosso dal Pd, ma non pubblicizzato come manifestazione elettorale, tant'e' che non c'erano manifesti a Reggio. Si e' trattato di un'analisi della situazione della sanità calabrese, ma volutamente tenuta fuori dalla campagna elettorale''. Ai giornalisti che si sono presentati, per colpa dell'equivoco, e' stato spiegato che si trattava di un appuntamento di partito non aperto al pubblico e che avrebbero ricevuto un comunicato successivamente. ''Loro - si aggiunge - ne hanno preso atto e sono usciti. Francamente non si capisce come una cosa nata da un disguido possa trasformarsi in una aggressione inesistente''.

Andiamo con ordine: il primo dato importante, e su cui si fonda tutto il grande equivoco, è la natura del seminario. Un seminario a porte chiuse, ha detto la Bindi e ha confermato il suo ufficio stampa.

Peccato però che, se fosse stato presente solo Monteleone, ci sarebbe stato qualcosa di strano. Ma nel video si vedono chiaramente altri colleghi, che conosco personalmente, e che sono convinta non abbiano l'abitudine di passeggiare per il Consiglio Regionale anziché lavorare. Senza contare, cosa che forse non tutti sanno, lo sbarramento insuperabile all'ingresso, in cui si passa solo dichiarando il motivo della visita, e in caso di incontri a porte chiuse l'entrata viene negata. Ancora, "tant'è che non c'erano manifesti a Reggio". Il PD, ma non solo il PD, sia ben chiaro, in queste ultime settimane ha organizzato tante di quelle iniziative in città che dovremmo essere sommersi dalla carta attaccata ai muri. Invece, come è consuetudine fare – anche per un poco di decoro pubblico – niente manifesti, ma comunicati stampa. Per tutte le iniziative.

In fondo siamo sempre in tempo di crisi...

Lasciando quindi perdere la locandina dell'evento con tanto di logo del PD – e meno male che era fuori dalla campagna elettorale – potremmo semplicemente chiederci: che cosa ci facevano alla Levato i giornalisti? Chi li ha chiamati? È presto detto: nella serata di mercoledì, in redazione arriva lui, il corpo del reato: l'invito riservato alla stampa. Un file word, con due inviti a due iniziative distinte, tra cui proprio quella di ieri mattina. Mittente è l'ufficio stampa del PD reggino. Mail che nel corpo di testo recita: "Nella speranza che questi eventi vengano annunciati e seguiti, ringrazio anticipatamente ed auguro buon lavoro".

Gli uffici stampa dei partiti, che sia chiaro, vengono gestiti da giornalisti, da colleghi. Persone esperte, che conoscono il proprio lavoro – e che in questo caso conosco personalmente –  e che di certo non agiscono di propria iniziativa portando a conoscenza anticipatamente di eventi a cui non si può partecipare. Il PD reggino, inoltre, ha la fortuna di avere a propria disposizione colleghi con quasi dieci anni di esperienza sulle spalle, però non si sa come mai, la colpa è sempre dei giornalisti. Gli addetti stampa, inoltre, non scrivono e invitano i colleghi di propria iniziativa, e risulta davvero difficile credere che tra i due uffici stampa ci sia stato un così grossolano errore di comunicazione. Poiché, però, è tutto un equivoco, "e' stato spiegato che si trattava di un appuntamento di partito non aperto al pubblico e che avrebbero ricevuto un comunicato successivamente".

Senza offendere ulteriormente l'intelligenza dei lettori, è inutile dire che nessun comunicato è giunto in redazione, non si sa bene poi per cosa, se per chiedere scusa del disguido o se per metterci su un'altra pezza. In compenso, in serata, è arrivato un riassunto dell'iniziativa in questione, che tra le prime righe si lascia sfuggire un triste paragrafo che grida giustificazione: "Un incontro, promosso dal Pd reggino, tra esperti e specialisti di carattere tecnico che ha voluto analizzare la situazione al di fuori delle polemiche della campagna elettorale". Un incontro promosso dal Pd reggino, certo. Un incontro targato Pd reggino, sicuramente. Un incontro chiuso al pubblico, fuori dalla campagna elettorale, ma con un bel logo piazzato sulla locandina. Un incontro tra tecnici, è stato ampiamente detto, a cui hanno però partecipato i candidati al Parlamento, che di "tecnico" hanno ben poco, e un po' di più di campagna elettorale. Un incontro a cui è stata invitata la stampa, per la prima volta nella storia "per errore".

Per errore di chi, ovviamente, non si può giustificare.

E intanto, ancora una volta, tornano le vergognose scene di chi viene insultato e strattonato perché fa il proprio lavoro. Perché tutti si siedono davanti alla tv la sera, davanti a Report come a tutti gli altri programmi di informazione, per indignarsi di cosa succede nel mondo, in Italia, in Calabria.

Questo però, forse, finchè le telecamere non entrano dentro casa nostra.

Questo la nostra testata lo sa. Scriviamo tutti da abbastanza tempo ormai, da esserci trovati di fronte almeno una volta persone che ci facevano i complimenti, salvo poi cambiare totalmente idea quando, nell'articolo dopo, venivano "colpite" ideologie affini. Si fa presto a passare da "fascisti" a "comunisti" e chi, fino al giorno prima, ti definiva "cancro" oggi è pronto a fornirti la solidarietà. Mi preme, anzi ci preme, sottolineare che se un giorno si viene definiti "giornalisti di sinistra" e quello dopo "giornalisti di destra", forse la verità sta proprio in mezzo.

Fare giornalismo non significa tifare, per nessuno. Fare giornalismo significa informare, raccontare, ricostruire, indagare. Non per benefici politici, non per ritorni economici, ma per offrire un servizio alla gente, alle persone, ai nostri lettori.

E questo, lo so per certo perché lo conosco da anni, è quello che fa anche Antonino. Lo faceva quando scriveva qui, a Reggio, lo fa ora che lavora a Roma. Eppure i tempi non sono cambiati, si gioca ancora a nascondersi, a tentare lo scarica barile su chi non può difendersi, ad attaccare ed insultare chi fa il proprio lavoro tutti i santi giorni, e questo indipendentemente dal fatto che l'incontro fosse a porte chiuse o aperte. Ma quando ero piccola io – che per la cronaca ho un fratello minore – mi hanno anche insegnato che a volte, quando si sbaglia, è anche opportuno chiedere scusa.

A distanza di mesi, tocca, nostro malgrado, ribadire un concetto elementare. Lo capirebbero anche i bambini (per ritornare alla prime righe di questa riflessione). Noi tutti, e anche Antonino, siamo e saremo sempre giornalisti, e per questo, continueremo sempre – anche alzando la voce sopra gli insulti – a fare domande. Rassegnatevi.