Una diminuzione del 3 % del Pil ed un calo dell'attività economica della Calabria, che ha subito un forte calo in tutti i principali settori. Secondo le stime di Prometeia, in misura superiore al Mezzogiorno e all'Italia". E' quanto si evidenzia nel documento "L'economia della Calabria", curato dalla filiale della Banca d'Italia di Catanzaro e presentato questa mattina nella sede dell'Universita' del capoluogo di regione.
In base alle indagini della Banca d'Italia su un campione di imprese calabresi dell'industria in senso stretto - evidenzia ancora il rapporto - si e' avuto un calo del fatturato; le attese degli imprenditori prefigurerebbero, tuttavia, una stabilizzazione per il 2013. Il grado di utilizzo degli impianti e' tornato sui livelli minimi del 2009; il calo della domanda e l'inasprimento delle condizioni di finanziamento hanno determinato una riduzione degli investimenti da parte delle imprese". I dati negativi provengono anche dalle esportazioni di merci che, secondo Bankitalia, "hanno ristagnato, dopo il recupero dell'anno precedente. Tra i principali comparti di specializzazione - si segnala -, hanno tenuto le vendite all'estero dell'agroalimentare, mentre si sono drasticamente ridotte quelle del settore chimico".
E l'occupazione non è messa meglio.
Secondo il rapporto "nella seconda parte del 2012 si e' accentuato il calo dell'occupazione (-1,9 per cento nella media dell'anno), piu' elevato di quello osservato nel Mezzogiorno e in Italia (-0,6 e -0,3 rispettivamente)".
Dal 2007 al 2012 il numero di occupati e' diminuito di quasi 36 mila unita', un calo pari al 6 per cento. L'occupazione e' diminuita in tutte le fasce di eta', ad eccezione di quella oltre i 65 anni per effetto dei provvedimenti di natura previdenziale adottati negli ultimi anni; il maggior contributo al calo dell'occupazione e' venuto dai lavoratori nella fascia 45-54 anni (-4,3 per cento), che fino allo scorso anno erano stati investiti dalla crisi in misura limitata. La riduzione ha riguardato sia gli uomini (-2,5 per cento) sia le donne (-1,0 per cento), contrariamente a quanto avvenuto in Italia e nel Mezzogiorno, dove l'occupazione femminile ha continuato a crescere. La riduzione e' stata maggiore tra i lavoratori dipendenti (-2,1 per cento) rispetto agli autonomi (-1,4 per cento). Nel documento si evidenzia anche che, "analogamente a quanto avvenuto nel Mezzogiorno e nel resto del Paese, tra i dipendenti, i lavoratori con contratto a tempo indeterminato sono diminuiti (-3,6 per cento), mentre sono aumentati quelli con contratto a termine (1,5 per cento)".
In questo contesto, "le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni si sono ridotte, per effetto principalmente del calo della componente in deroga, pur rimanendo sui livelli molto elevati raggiunti nel triennio precedente". Un altro aspetto riferito al tasso di disoccupazione riguarda l'aumento che e' stato piu' di quanto avvenuto nel Mezzogiorno e in Italia, questo, secondo Bankitalia, "anche per effetto del sensibile aumento delle persone, prima inattive, che hanno iniziato a cercare un'occupazione".