Rinvio Congresso regionale Pd, Campanella: "D'attorre? Le sue battaglie burocratiche fallite"

"Devo ammettere che le istrioniche esternazioni del commissario regionale del Partito Democratico, On. Alfredo D'Attorre, riescono a suscitare in me sentimenti di crescente meraviglia, nonostante egli ci abbia abituati, nei mesi scorsi, a sopportare davvero di tutto.
Mi riferisco al rammarico dallo stesso espresso a seguito della saggia decisione, assunta dal segretario nazionale Guglielmo Epifani, di rinviare la fase congressuale calabrese al momento in cui verrà celebrato il Congresso nazionale del partito". Ad affermarlo, in una nota, l'esponente Pd Sergio Campanella.
"D'Attorre, che è evidentemente avvezzo, per tutto quanto dimostrato sino a questo punto del suo mandato commissariale, al mantenimento di orpelli burocratici all'interno di un partito che, viceversa, dovrebbe ispirarsi a criteri differenti di apertura e partecipazione, fulminato sulla via dei congressi, esprime tutto il suo personale disappunto non per la decisione di rinviare i congressi, che in virtù del mandato romano ricevuto non può contraddire, bensì per la messa in discussione, da parte del coordinamento regionale, degli orientamenti che il medesimo organismo calabrese aveva, per quanto il commissario riferisce, stabilito in altre precedenti riunioni.
Appare appena il caso di ricordare che non solo i "distinguo" erano stati espressi nell'ambito delle riunioni di coordinamento regionale successive alla dèbacle elettorale (di cui, inevitabilmente, D'Attorre è da annoverare tra i principali artefici), ma altresì che fu proprio il commissario, allorquando il congresso regionale era pronto ed erano in campo tre candidature differenti, a bloccarne la celebrazione sulla base della motivazione, per vero apparente, della esistenza in campo di più candidature.
Come può, l'On. Commissario, pensare che le condizioni che all'epoca riteneva non sussistenti, prima che il Pd addirittura perdesse al Senato contro il centro-destra di Scopelliti, siano invece presenti oggi? È o non è legittimo pensare che egli volesse, con la ostinata decisione di celebrare i congressi ad ogni costo, rendere un ultimo favore a chi, sfruttando lo stato di grande confusione generale e disponendo delle macchine da guerra con cui si combattono le battaglie congressuali, pensava di proiettarsi direttamente quale candidato alla presidenza della Regione nel 2015, sperando che la mummia potesse essere demummificata?
Ci consenta, il caro commissario, di esprimere noi la nostra meraviglia e il nostro disappunto per come egli ha ritenuto di gestire la fase politica calabrese nel corso dell'espletamento del suo mandato commissariale, del quale non ho mai apprezzato un solo momento di lungimiranza politica e, soprattutto, che non ha mai avuto l'obbiettivo, seppur dichiarato, di perseguire un reale rinnovamento del modo di fare politica in Calabria.
La proposta burocratica che egli oggi tenta di somministrarci, è irricevibile perché ripropone schemi falliti e sconfitti su tutti i fronti.
In attesa che il nominato responsabile del coordinamento regionale riunisca i coordinamenti provinciali, affinché nominino un proprio responsabile, il quale potrà dotarsi, a sostegno della sua attività, di organi esecutivi, composti secondo criteri di pluralismo e operatività (giuro che scrivono proprio così nel comunicato diffuso), gli iscritti e quelli che cercano un Partito Democratico fedele a sé stesso e ai propri principi fondanti, attendono con ansia che nella sede di Lamezia vengano, finalmente, spalancate le porte e le finestre del Partito, cambiando tutto, per avere la prospettiva, conclude, di un congresso veramente di fondazione del PD, e non la riproposizione di una macchina organizzativa finalizzata e tenere chiuso e asfittico il Partito".