Quando Palma Comandè, apprezzata scrittrice calabrese – buon sangue non mente perché si dà il caso che sia anche nipote del grande Saverio Strati al quale ha dedicato nel 2017 il libro “Prima di tutto un uomo” – decide di dare alle stampe, con l’editore Rubbettino, “La padrina” è perché ciò di cui è stata testimone durante i suoi oltre 20 anni di insegnamento nelle scuole dei posti più a rischio della Calabria, non poteva passare inosservato. “Ho insegnato in paesi estremamente difficili – ha detto a Cosenza a Palazzo dei Bruzi, invitata dalla Commissione consiliare Cultura, presieduta da Mimmo Frammartino e dall’AIParc, sezione di Cosenza, a presentare il suo ultimo libro – e il mio desiderio di raccontare queste storie al limite, nasce proprio da quelle esperienze e dal contatto con la realtà sociale e umana di quei posti che inizialmente procuravano angoscia perché è come se mettessero a nudo la frantumazione dei sogni e dei desideri. Dopo il primo momento di disorientamento – ha ammesso ancora Comandè – ho cominciato a pensare che era stata una fortuna. Quel mondo opaco raccontava cose straordinarie sull’umanità. Mi sono trovata con le madri dei miei alunni i cui mariti erano o morti ammazzati o in carcere o latitanti. Ho visto solo e sempre madri con nugoli di figli, di bambini. Madri dimesse nello sguardo e nel fisico di chi non ha più speranza. Insomma, donne finite”. In qualcuna di loro Palma Comandè ha visto, però, un guizzo di vita come se ci fosse la speranza di un futuro. Il libro nasce dal cortocircuito tra due donne, la padrina del titolo, una bisnonna, e Mirià, la sua pronipote. La prima incarna l’archetipo di un mondo orientato dall’indiscusso potere ‘ndranghetistico. L’altra vi si contrappone, sognando il cambiamento e l’autonomia della sua determinazione. La presentazione del volume di Palma Comandè è stato introdotto dal Presidente della commissione cultura del Comune di Cosenza, Mimmo Frammartino che ne ha parlato come un “focus sulla figura della donna e sulla sua lotta per la libertà dove tradizione e modernità si incontrano. Il libro – ha aggiunto – conferisce una nuova dimensione ai problemi atavici di questa terra”. Poi ha dato lettura di un messaggio indirizzato all’autrice e agli ospiti dal Sindaco Franz Caruso, impossibilitato a partecipare per sopravvenuti impegni istituzionali. Una storia di potere e di appartenenza. Così ha definito il libro Tania Frisone, Presidente della sezione territoriale dell’Associazione Parchi Culturali. “Una bellissima pagina di storia romanzata che racconta una vicenda drammatica e dolorosa al tempo stesso, calata nell’ambiente particolare della ‘ndrangheta. Stimola il confronto tra due generazioni, quella rappresentata dalla bisnonna e quella della pronipote. Da una parte c’è il potere femminile arcaico, dall’altro Mirià che è una giovane donna che professa un desiderio di autonomia e indipendenza cercando una via di fuga dal destino che le è stato imposto”. Tra un brano e l’altro del libro, la cui lettura è stata affidata alla cerimoniera dell’AIParc, Elena Pistilli, è seguita la relazione di Viviana Burza, già professore ordinario di Pedagogia generale all’Università della Calabria. Anche per lei La padrina “è un racconto che avvince, soprattutto per l’ambientazione in Calabria, terra magica, misteriosa e affascinante e luogo di incontro e contaminazione tra etnìe diverse. Mirià – dice Burza – lotta strenuamente, per conquistare l’essere se stessa, compreso il diritto al nome Miriam, che sul finire ottiene. La giovane donna è distante anni luce dal pensiero assoggettante”. Quando prende la parola, l’autrice Palma Comandè riconosce subito il valore dell’intervento di Viviana Burza definendolo “una vera e propria lectio magistralis” e dando a Burza il merito di aver compreso a fondo il romanzo, con perizia e competenza, fornendo ulteriori elementi di riflessione. “La Padrina” – lo riconosco – ha affermato Palma Comandè – è un romanzo forte che lascia basiti per la crudeltà di alcuni personaggi opachi che lo attraversano. Importante nel contesto della storia è la reattività della ragazza che non realizza completamente i suoi progetti, ma lancia un seme che germoglierà in seguito”. L’autrice confessa di aver conosciuto personalmente la Padrina. “Una donna che nel suo essere rude, aveva una sua umanità, preparando il cibo per chi ne aveva bisogno, adoperandosi per contribuire a pagare la bolletta di chi era in difficoltà, insomma, era in grado di esprimere la solidarietà di quell’aspetto relazionale tipico delle donne e che ne rappresentava un valore fondante”.
La presentazione del libro nel salone di rappresentanza del Comune è stata intervallata dall’esecuzione alla chitarra, da parte di Simone Pedatella, di alcuni brani musicali che hanno predisposto il pubblico alla storia raccontata dal libro. Con l’occasione l’AIParc ha nominato due nuovi soci: l’avvocato e giornalista-pubblicista Fabio Mandato e la professoressa Silvana Gallucci, docente di lingue e letteratura straniera al Liceo Classico Telesio e referente, nello stesso liceo, della Biblioteca “Stefano Rodotà”. Il finale a sorpresa è stato tutto per il Presidente della commissione cultura Mimmo Frammartino, nominato socio onorario, con tanto di prolusione del Prof.Giuseppe Trebisacce, dalla Presidente dell’AiParc Tania Frisone “per l’alto impegno politico e istituzionale, costantemente dedicato alla promozione della cultura quale valore fondante della crescita civile e democratica della comunità e quale strumento privilegiato di tutela e valorizzazione del patrimonio storico, culturale e identitario della città di Cosenza”.
