La Quaresima è “tornare all’essenziale, al cuore, al Signore Gesù che non ci vuole per nulla scrupolosi, ma ci vuole attenti agli altri con la carità operosa”. Quindi, il tempo di Quaresima “deve essere il tempo di radicarci nel Signore, in Lui, e aprirci con la carità agli altri”. Questi alcuni passaggi dell’omelia pronunciata in Cattedrale ieri sera, in occasione del Mercoledì delle Ceneri, dal vescovo, monsignor Serafino Parisi, che ha invitato tutti a “metterci una volta per tutte davanti al Signore” che “non aspetta altro che abbracciarci con la sua tenerezza, passione e misericordia. Perché questo vuole fare Dio Padre. E la Quaresima è il tempo giusto”.
Da qui la necessità “di valorizzare questo tempo della Quaresima per scoprire la verità della nostra vita che non vuol dire nascondere, fingere, far finta che …, ma vuol dire verità perché il Signore non ci giudica, ma vuole conoscere dov’è il nostro limite, le nostre fragilità, il nostro peccato per intervenire lì e darci speranza. Questo è il tempo della salvezza – ha aggiunto il Vescovo – . Quindi, è un tempo che ci dà l’opportunità di guardare dentro noi stessi, metterci di fronte allo specchio della nostra coscienza. E, poi, metterci di fronte al Signore”, senza ipocrisia: “È chiaro – ha detto il Vescovo al riguardo – che se ci mettiamo di fronte allo specchio della nostra coscienza l’ipocrisia non ci può essere perché la maschera non la posso utilizzare. Ipocrita vuol dire uno che mette la maschera, sale sul palcoscenico e interpreta una parte. Questo è l’ipocrita: l’attore professionista nel mondo greco che metteva una maschera e faceva una parte. Ma se uno si mette davanti allo specchio di sè stesso, la maschera deve cadere, l’ipocrisia non ha senso” ed è Gesù stesso a dire per tre volte di non fare come gli ipocriti.
Poi, facendo riferimento alla carità, monsignor Parisi, ha sottolineato che “l’elemosina è la carità della propria vita e si consuma e si spende davanti al male del mondo. Ma vi pare giusto che sulle nostre coste del Tirreno dobbiamo raccogliere corpi di morti – ha chiesto – ? Ma dov’è la carità? Dov’è il messaggio di Gesù Cristo? Persone che scappano per una vita più bella, migliore e lì muoiono, non ci possono lasciare indifferenti. Non possiamo non lasciarci interrogare da questa carne morta che grida vita, libertà e pretende carità anche da morti”.
Il Vescovo, infine, ha sollecitato a riflettere anche sul digiuno e sull’astensione dal mangiare carne in periodo di Quaresima: “Il digiuno – ha detto – altro non è che la capacità di sacrificarmi per donarmi agli altri, non per fare una tacca sul calendario per dire oggi ci sono riuscito” non dimenticando che “la carne che mangiamo, a volte, è quella del fratello che non curiamo, che non soccorriamo, che lasciamo morire senza muovere un dito”.
Lamezia Terme, Santa Messa Mercoledì delle Ceneri
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