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Cittanova: sabato 8 agosto presentazione del libro "Noi gli uomini di Falcone, scritto dal Generale dei Carabinieri Angiolo Pellegrini

Come diceva Paolo Borsellino, "Parlate di mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene". Questa frase è stata pronunciata 30 anni addietro, ma ancora oggi risulta più che mai attuale. Nel tempo intercorso, seppur vi sia stata una straordinaria evoluzione dei mezzi di comunicazione, la loro funzione non è mutata. Pertanto, informare i Cittadini su taluni fenomeni e diffondere i risultati conseguiti dalle istituzioni dello Stato, non risulta essere mai tempo perso. Con tale consapevolezza, l'Amministrazione Comunale di Cittanova ha fortemente creduto nell'importanza di questo appuntamento, destinato ad assumere un valore culturale non indifferente in quanto, i contenuti narrati nelle pagine del libro - che sarà presentato all'interno della Villa Comunale area monumento "Carlo Ruggiero", alle ore 18:00 di Sabato 8 Agosto 2020 -, declinati dallo stesso autore, possano essere, soprattutto per le giovani generazioni, oltre ad un monito anche un vero e proprio impegno finalizzato a non dimenticare i fatti del passato e soprattutto mantenere vivo l'impegno e l'esempio di tutte quelle persone che, nell'esercizio della funzione svolta, per compiere sino in fondo il loro dovere, in taluni casi sono stati costretti all'estremo sacrificio. In mancanza di tale consapevolezza, tutti gli sforzi compiuti diverranno vani.

Ad avviare questo appuntamento saranno i saluti istituzionali del Sindaco di Cittanova Francesco Cosentino. Successivamente, sollecitato dalle domande del sociologo Francesco Rao, l'autore potrà ripercorrere i fatti narrati nelle dense pagine del libro.

Il Capitano Pellegrini, giunto da Reggio Calabria a Palermo, nel 1981 è stato chiamato ad assumere il comando della sezione Anticrimine della Sicilia. Lo scenario vissuto nell'isola, in quel momento storico era agghiacciante: la mafia in Sicilia aveva seminato una lunga scia di cadaveri eccellenti e le latenti tensioni sociali tenevano l'isola sotto scacco. Tale circostanza, oltre ad essere gravissima, era difficile da poter ammettere. Al contempo, risiedeva nel cuore dei siciliani una crescente speranza, alimentata dal lavoro svolto da alcuni magistrati che aveva fatto della lotta alle cosche la loro missione. Tra questi magistrati c'era Giovanni Falcone. Naturalmente, per compiere le complesse attività investigative e portare a giudizio gli esponenti della malavita, c'era necessità di uomini fidati e disposti a lavorare in un contesto particolarissimo dove, oltre alla buona volontà, era indispensabile anche dare una svolta al modello investigativo sino ad allora adottato. Il capitano Pellegrini, davanti alla causa, non si è mai tirato indietro. Trovandosi in quella circostanza, non arretrò nemmeno di un millimetro. In pochissimo tempo ha messo insieme una squadra di fedelissimi - la banda del "capitano Billy The Kid" - infiltrando il naso dove nessuno aveva mai osato. L'innovazione apportata nel modello investigativo ed i risultati raggiunti in poco tempo, hanno reso possibile al Capitano Pellegrini di guadagnarsi l'amicizia e la stima di Falcone. Mentre i "viddani" di Totò Riina e Binnu Provenzano falcidiano a colpi di kalashnikov le vecchie famiglie, carabinieri, polizia e magistrati si alleano in un'azione congiunta che culmina nel rapporto dei 162 e l'estradizione di Tommaso Buscetta. Come ben noto, seguirà il maxiprocesso ed il periodo più drammatico mosso dalle istituzioni per contrastare Cosa Nostra. Da una parte questa fase conferì una nuova speranza ai siciliani, ma contemporaneamente ci furono anche gli omicidi Dalla Chiesa, D'Aleo, Chinnici, Cassarà, Montana che lasciarono per l'ennesima volta nello sgomento quanti intravedevano un cambiamento di tendenza. Intanto, Cosa Nostra non era più un fenomeno criminale locale circoscritto ma, grazie al lavoro investigativo ed agli atti processuali, aveva assunto un'attenzione nazionale ed internazionale che poneva al Legislatore il dovere di agire con maggiore determinazione e fermezza.

Attorno a Pellegrini, con il trascorrere del tempo, i colleghi muoiono o vengono trasferiti. Alla fine anche lui ha rischiato di pagare il conto aperto con Cosa Nostra ed i suoi compari dentro il Palazzo. Fortunatamente oggi Angiolo Pellegrini è vivo e può raccontare quei fatti in quanto è scampato ad un attentato compiuto da parte dei due superkiller Pino Greco "Scarpuzzedda" e Mario Prestifilippo. A seguito di questi fatti, per ragioni di sicurezza, l'ufficiale dell'Arma viene trasferito definitivamente dal capoluogo dell'isola. Prima di prendere la nave che lo porterà lontano da Palermo e dalla Sicilia, Pellegrini annota sulla sua agenda, con viva amarezza, "chi tocca i Salvo muore".

Angiolo Pellegrini ha voluto raccontare i fatti vissuti in prima persona, senza personalismi e senza autoproclami ma per rendere omaggio alla figura del giudice ucciso a Capaci nel 1992 al quale è stato legato da una profonda intesa professionale, cementata da un costante lavoro durato quasi 5 anni, nonché dalle missioni compiute in Brasile e in Canada ed alla gestione del caso Buscetta. Naturalmente questa è una breve sintesi di quanto verrà esposto domani sera a Cittanova – ndr- e, sicuramente, i contenuti e le emozioni che trapeleranno nel corso della serata verranno particolarmente apprezzati da quanti prenderanno parte all'iniziativa non soltanto per assistere alla presentazione di un libro ma per prendere in consegna un testamento per il futuro della Legalità che, grazie all'impegno civile ed all'entusiasmo delle giovani generazioni, potrà continuare ad essere portata avanti.