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A Catanzaro Nancy Brilli domina il palco con “Il Padrone”

Una commedia che ha fatto ridere e riflettere, trasformando un fatto storico in un’esperienza emotiva intensa e inquieta. Così è stato “Il Padrone”, con Nancy Brilli, ieri sera al Teatro Comunale di Catanzaro, nell’ambito della stagione di AMA Calabria diretta da Francescantonio Pollice.

La curiosità di assistere alle vicende della famiglia Consalvi è stata sollecitata dal sipario aperto, che da subito mostrava la casa al pubblico. Un’attesa non vana soddisfatta fin dalle prime battute, grazie alle quali si è percepito che quella a cui avrebbero assistito non era una semplice commedia, ma un viaggio nelle zone più oscure dell’animo umano, in cui la paura, l’avidità e il desiderio di riscatto sociale si sono intrecciate fino a diventare indistinguibili.

Una storia che nasce dal passato e parla al presente

La vicenda, ambientata nella Roma del 1956, affonda le radici nelle leggi razziali del 1938, quando molti ebrei furono costretti a intestare i propri beni a prestanome per salvarli dalle confische. Immacolata e Marcello Consalvi, due umili dipendenti di un negozio di stoffe, si sono ritrovati così proprietari di una casa elegante, di negozi e appartamenti che non erano mai stati davvero loro. Tredici anni dopo, quella ricchezza inattesa aveva cambiato tutto. La casa era diventata il simbolo di una vita nuova, agiata, quasi sfarzosa, ma anche il luogo in cui sono riaffiorate le contraddizioni di un passato che non smetteva di bussare alla porta.

Ma la tanto temuta svolta di quella vita agiata e solo apparentemente tranquilla non ha tardato a rivelarsi. Il sospetto che il padrone ebreo fosse tornato ha trasformato lentamente l’atmosfera. La paura si è evidenziata, entrando in quell’appartamento, insinuandosi tra le pieghe dei dialoghi, fino a costringere i coniugi Consalvi a chiudersi dentro, a vivere al buio, come se la loro stessa ricchezza fosse diventata una prigione.

Nancy Brilli: una Immacolata magnetica e feroce

In questo scenario ha preso forma la figura magnetica di Immacolata, interpretata da una straordinaria Nancy Brilli. La sua presenza ha dominato la scena con una naturalezza disarmante. Affascinante e velenosa, elegante e volgare, lucida e disperata, in ogni gesto, ogni inflessione della voce, ogni sguardo ha mostrato la figura di una donna che aveva conosciuto la fame e che ora, con feroce determinazione, non voleva più tornare indietro.

Nancy Brilli ha mostrato perfettamente l’ambizione, la paura e la crudeltà del suo personaggio, trasformandola in una sorta di Lady Macbeth di una borgata romana, capace di manipolare chiunque le stesse accanto pur di difendere ciò che considerava suo. La sua Immacolata si è fatta amare e odiare, allo stesso tempo ha fatto ridere e inquietare.

Marcello e Tito: due uomini travolti dalla sua ombra

Accanto a lei, Fabio Bussotti ha offerto un Marcello profondamente umano, un uomo che non si era mai liberato del grembiule del commesso, neppure dopo essere diventato proprietario. Un personaggio che ha vissuto nel senso di colpa, nella consapevolezza che quella ricchezza non gli appartenesse, e la cui fragilità è emersa con una delicatezza commovente.

Claudio Mazzenga, nei panni di Tito, ha portato in scena l’anima della Roma popolare degli anni Cinquanta. Ingenuo, sognatore, travolto dai debiti e dalla vita, è stato complice suo malgrado, essendo stato trascinato in un vortice più grande di lui da Immacolata e Marcello. La sua presenza ha aggiunto un contrappunto umano e ironico, senza mai scivolare nella caricatura. Sul palcoscenico la sinergia tra i tre attori è stata evidente. Con la riconosciuta esperienza hanno riempito il palco con una naturalezza che rendeva ogni scena viva e credibile.

Una regia che ha fatto respirare tensione e ironia

Merito va alla regia di Pierluigi Iorio, che ha costruito un percorso in cui si sono alternate leggerezza e preoccupazione, lasciando che la tensione crescesse lentamente durante la storia. La casa, disegnata da Alessandro Chiti, è sembrata essere stata creata volutamente per dare un contrasto con i due coniugi, apparendo troppo elegante per loro. I costumi di José Lombardi hanno raccontato la scalata sociale di Immacolata, mentre le luci di Javier Delle Monache hanno avvolto la scena in un gioco di chiaroscuri che ha amplificato la sensazione di pericolo imminente.

Il padrone ebreo, che non è mai apparso, è stato una presenza costante. Ha vissuto nei racconti dei personaggi, nei rumori dietro la porta, nel campanello di casa che suonava, nelle ombre che attraversavano la casa. È stato il personaggio invisibile che ha messo a nudo le coscienze, che ha costretto Immacolata e Marcello a guardarsi dentro, spingendoli verso un piano diabolico che sembrava l’unica via d’uscita.

Un finale che ha lasciato senza fiato

Man mano che la storia è andata avanti, la commedia ha lasciato spazio a un noir sempre più serrato. Le risate si sono mescolate a un senso crescente di trepidazione, fino a un finale inatteso, drammatico, quasi grottesco, che ha lasciato il pubblico sorpreso, come se avesse assistito a qualcosa di profondamente umano e profondamente sbagliato allo stesso tempo. Al termine è stato impossibile non chiedersi cosa avremmo fatto noi al loro posto. Fino a che punto saremmo stati disposti a spingerci per difendere ciò che credevamo di aver conquistato.

Un teatro che fa riflettere

L’atmosfera crescente ha coinvolto il pubblico, che ha seguito le evoluzioni con estrema attenzione, temendo di perdere ogni piccolo dettaglio, gesto o respiro, fino al finale. Quando le luci si sono spente, un lungo interminabile applauso è stato il giusto riconoscimento decretato a tre attori straordinari e a un allestimento capace di trasformare una pagina di storia in un’esperienza emotiva intensa.

“Il Padrone” non si è limitato a intrattenere, ma ha fatto riflettere, lasciando sulla pelle degli spettatori la sensazione rara che solo il teatro sa dare: la certezza di aver assistito a qualcosa che resterà dentro, molto dopo l’ultimo applauso.

L’evento è realizzato con risorse PAC 2014-20 erogate ad esito dell’Avviso “Distribuzione Teatrale 2025” dalla Regione Calabria – Settore Cultura

La stagione teatrale di AMA Calabria proseguirà con “Mi dimetto da uomo”, spettacolo teatrale di e con Sergio Assisi, che esplora le fragilità umane con ironia e cinismo. In scena, Assisi riflette sulla perdita di umanità, chiedendosi se valga la pena “dimettersi” da essere umano in un contesto moderno, coinvolgendo attivamente il pubblico nella decisione.

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