Se pensiamo di risolvere la violenza nelle scuole con un metal detector, stiamo solo spostando il problema dal corridoio al marciapiede. La sicurezza non si costruisce con un varco elettronico, ma con responsabilità, educazione e legge. È una posizione netta, dirompente e controcorrente, quella della pedagogista Teresa Pia Renzo intervenuta a Dentro la Notizia, il talk condotto da Salvatore Bruno su LaC Tv, sul tema dell’emergenza armi tra i giovani.
CON QUESTA MISURA TRASFERIAMO SOLO IL RISCHIO. NON LO RISOLVIAMO
Nel corso del dibattito televisivo, al quale hanno preso parte anche Ornella Cuzzupi, segretario UGL Scuola, e Domenico Servello, dirigente scolastico e presidente regionale dell’Associazione Nazionale Presidi, Renzo ha riportato il focus sul piano educativo e normativo. L’installazione dei metal detector negli istituti, secondo la pedagogista, rappresenta una misura elusiva. Se un ragazzo vuole colpire – ribadisce la pedagogista – lascia l’arma fuori, entra, segue le lezioni e la recupera all’uscita. Abbiamo solo trasferito il rischio. Non lo abbiamo risolto.
IL CONTROLLO TECNICO NON SOSTITUISCE L’EDUCAZIONE
Non solo. Trasformare le scuole in luoghi sorvegliati permanentemente – aggiunge – significherebbe ammettere un fallimento più profondo. Dovremmo togliere le forze dell’ordine dalle strade per metterle agli ingressi degli istituti? Creeremmo file interminabili e un clima di sospetto continuo. Come madre, mi sentirei più inquieta, non più protetta. Il punto – riafferma ancora – non è il dispositivo in sé ma la cultura della responsabilità. Se lo Stato non mi chiede conto delle mie azioni, mi sento libero di compierle. La percezione dell’impunità alimenta comportamenti devianti.
LA DERIVA DELLA DIFESA E IL PARADOSSO DELLE ARMI
Numerosi giovani intervistati in questi giorni hanno dichiarato di portare un coltello per difendersi. Un’affermazione che, per la professionista che da oltre un ventennio è impegnata sul campo e in prima linea nella formazione dei giovanissimi, apre una frattura educativa: Difendersi da chi? – si chiede – Se tutti si sentono autorizzati ad armarsi, la scuola perde la sua natura di luogo protetto e diventa terreno di conflitto. È una spirale pericolosa. Non si tratta – sottolinea – di criminalizzare un’intera generazione. Perché non siamo difronte a una generazione perduta ma ad una generazione che chiede adulti autorevoli.
FAMIGLIA, SCUOLA, LEGGE: UNA CATENA CHE NON PUÒ SPEZZARSI
Renzo, quindi, individua tre livelli inscindibili. Il primo è la famiglia – L’educazione – dice – non può essere delegata. I genitori devono tornare a fare i genitori, non gli amici. Conoscere, dialogare, stabilire limiti. Il secondo è la scuola, che deve mantenere – aggiunge – il proprio ruolo istituzionale senza essere invasa da pressioni esterne. Il terzo è la norma giuridica. In Svezia – ricorda – la responsabilità penale è stata abbassata da 15 a 13 anni. È una scelta che introduce un deterrente. Anche l’Italia deve interrogarsi seriamente su strumenti normativi più incisivi.
TRA DIALOGO E DETERRENZA, SERVE COERENZA
La pedagogista non nega il valore del dialogo e degli strumenti già presenti negli istituti – educazione affettiva, sportelli psicologici – ma invita a verificarne l’efficacia. Se il dialogo non produce effetti, significa che manca un anello nella catena. Non possiamo limitarci a dichiararlo. Dobbiamo misurarne l’impatto. Per Renzo il principio è semplice e insieme radicale: a scuola esistono regole sul modo di vestirsi, sugli orari, sul comportamento. Se accettiamo che non si possa entrare in infradito per rispetto del contesto, perché dovremmo accettare che qualcuno possa entrare armato?
LA SCUOLA DEVE RIMANERE LUOGO DI CRESCITA NON DI PERIMETRAZIONE
Insomma, la soluzione non risiede in una tecnologia di controllo, ma in una presa di coscienza collettiva. Ognuno deve assumersi la propria parte: la famiglia nell’educare, la scuola nel guidare, lo Stato nel normare. Solo così si può invertire una deriva che oggi appare evidente. Perché – conclude Teresa Pia Renzo – la scuola deve restare luogo di crescita e non di perimetrazione.
