“Alcuni anni addietro, di comune accordo con i miei figli Giacinto e Filippo Maria, ho compiuto scelte coerenti con la mia filosofia di vita: “Io Resto in Calabria”. Non uno slogan, ma un impegno concreto: investire nella mia terra, dare lavoro, dimostrare che anche in Calabria è possibile costruire, creare occupazione e futuro. Cogliendo l’occasione della vendita di un magazzino-frigo di circa 5000 mq, quasi mai utilizzato, situato all’interno del circuito portuale del Porto di Gioia Tauro, abbiamo deciso di acquistarlo tramite la nostra società.
Si trattava di una struttura ferma che rischiava di diventare l’ennesimo simbolo di potenzialità inespresse.
Con un investimento economico importante e una precisa strategia di sviluppo industriale, abbiamo rimesso in funzione l’impianto, adeguandolo alle normative vigenti e rendendolo efficiente sotto il profilo logistico e organizzativo. Oggi il magazzino è pienamente operativo e vi lavorano quattro collaboratori provenienti dal territorio di Gioia Tauro. Nei periodi di maggiore attività ci avvaliamo inoltre di lavoratori stagionali regolarmente assunti, offrendo quindi ulteriori opportunità di impiego in un’area che sicuramente soffre di una forte crisi occupazionale.
Inoltre, cinque anni fa, per far fronte alla crescita dell’attività, abbiamo deciso di ampliare ulteriormente la nostra presenza sul territorio, spostando una parte del lavoro nella zona industriale di Lamezia Terme. Abbiamo acquistato un capannone chiuso da anni, lo abbiamo rimesso a norma con interventi strutturali e impiantistici significativi e realizzato un magazzino completamente automatico, con una capacità di circa 7500 posti pallet, tecnologicamente avanzato e in grado di ottimizzare i flussi logistici.
Questo ampliamento ha comportato l’assunzione di 14 persone tutte provenienti dal territorio lametino. Un investimento non solo economico ma anche sociale; famiglie che trovano stabilità, giovani che possono restare, competenze che non vengono disperse. Naturalmente, per l’insediamento nell’area industriale, abbiamo corrisposto al CORAP tutte le somme dovute.
Due anni fa abbiamo acquistato, tramite procedura del Tribunale di Lamezia Terme, un altro capannone, sempre situato nella medesima zona industriale, destinato a ricevere tutte le linee del confezionamento del prodotto finito lavorato nello stabilimento di Maierato. Anche questa nuova iniziativa dovrebbe comportare ulteriori assunzioni, consolidando la nostra presenza sul territorio.
Se oggi siamo a questi livelli, lo dobbiamo ai nostri collaboratori — che ogni giorno lavorano con professionalità e senso di responsabilità — e agli Istituti di Credito che hanno creduto nella bontà e nella sostenibilità delle nostre operazioni.
Tuttavia, operiamo in una zona industriale praticamente abbandonata dalle istituzioni, priva di servizi primari essenziali. In questi anni abbiamo subito due furti e diversi tentativi di furto. L’assenza di un sistema di controllo e sicurezza è evidente: su quasi ogni palo dell’impianto di illuminazione pubblica è installata una telecamera ma nessuna risulta funzionante. Una presenza solo formale che non garantisce alcuna tutela reale alle aziende insediate in detta zona industriale.
Lunedì 9 febbraio 2026, alle ore 16:20, tramite PEC, ho ricevuto tre lettere con richiesta di pagamento di € 10.942,03, calcolati secondo il Regolamento consortile che prevede un importo di € 0,15 al metro quadrato. Il Commissario liquidatore del Corap, Avv. Sergio De Felice, definisce tale importo un “corrispettivo”.
Ma un “corrispettivo” presuppone un servizio, una prestazione, un beneficio concreto. Mi chiedo quindi a fronte di cosa dovremmo pagare questa somma? Per quale servizio effettivamente reso? Per la sicurezza inesistente? Per la manutenzione delle strade non effettuata? Per servizi che non vengono garantiti?
Paghiamo l’acqua al gestore competente, la TARI al Comune, la tassa di circolazione allo Stato, l’energia elettrica all’ENEL e persino l’acqua per irrigare le piante all’ingresso del capannone al Consorzio di Bonifica (150 euro annue). Ogni servizio ha un costo ed è giusto che sia così quando il servizio viene erogato.
Non è questo il modo di pensare a uno sviluppo reale della Calabria. Lo sviluppo non si costruisce con richieste burocratiche scollegate dalla realtà operativa delle imprese, ma con servizi efficienti, sicurezza, infrastrutture funzionanti e un rapporto corretto tra istituzioni e imprenditori.
Se continuerà a mancare questa visione concreta e responsabile, lo sviluppo tanto proclamato – spesso solo nei periodi elettorali – resterà un’illusione e i nostri giovani continueranno ad andare via, non per mancanza di capacità ma per mancanza di condizioni adeguate”.
Così in una nota il presidente Pippo Callipo.
