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Giustizia e referendum, O. Greco: “Le ragioni di un SÌ consapevole”

“Ciò che sta succedendo in merito al dibattito sul referendum sulla giustizia è alquanto preoccupante, perché sempre più spesso lo scontro si concentra sulle appartenenze politiche piuttosto che sugli effetti reali e positivi delle riforme proposte. In un momento così delicato, in cui la giustizia è tornata al centro dell’attenzione pubblica, è necessario riportare il confronto su un piano serio e responsabile, lontano da slogan e contrapposizioni ideologiche.

La proposta di separare nettamente le carriere tra giudici e pubblici ministeri non è una questione puramente tecnica. È una scelta di carattere culturale e istituzionale che incide direttamente sul rapporto di fiducia tra cittadini e sistema giudiziario. La distinzione delle funzioni rappresenta un passaggio fondamentale per rafforzare l’indipendenza reciproca dei ruoli e per rendere più chiaro ed equilibrato l’impianto del processo.

La magistratura italiana ha mantenuto un percorso unitario sin dall’introduzione del sistema accusatorio: giudici e pubblici ministeri condividono lo stesso percorso formativo e lo stesso organo di autogoverno, il Consiglio superiore della magistratura. Tuttavia, questa impostazione, pur avendo solide radici storiche, ha prodotto nel tempo interrogativi sempre più diffusi sulla reale terzietà del giudice e sulla percezione di imparzialità del sistema da parte dei cittadini.

Separare le carriere non significa indebolire la magistratura né mettere in discussione la sua autonomia costituzionale. Al contrario, significa rendere più trasparenti le funzioni, rafforzare il principio del giusto processo e garantire che chi giudica sia, e appaia, pienamente distinto da chi esercita l’azione penale. È un’esigenza che nasce non da logiche politiche, ma dalla necessità di adeguare il sistema giudiziario alle aspettative di una democrazia moderna.

In questo quadro si inserisce anche il contributo di una voce autorevole come quella di Antonio Di Pietro, che nel dibattito sul referendum ha espresso con chiarezza il proprio sostegno al SÌ. Secondo Di Pietro, l’attuale unità delle carriere favorisce dinamiche interne alla magistratura — come il correntismo — che incidono sulle scelte del CSM e rischiano di compromettere la piena autonomia dei singoli ruoli.

La separazione delle carriere, nella sua visione, non rappresenta una subordinazione della magistratura alla politica, né una riduzione delle sue prerogative. Al contrario, è una garanzia ulteriore per i cittadini: giudici e pubblici ministeri con percorsi distinti sono più liberi da condizionamenti reciproci, più responsabili delle proprie funzioni e più credibili agli occhi dell’opinione pubblica.

Il referendum offre dunque l’occasione di intervenire su un nodo strutturale della giustizia italiana, con l’obiettivo di rafforzarne l’equilibrio, la trasparenza e la fiducia. È un passaggio che riguarda tutti, perché la giustizia incide sulla vita quotidiana delle persone, sulla certezza del diritto, sulla tutela delle libertà individuali.

Sostenere il SÌ significa scegliere una riforma che guarda al futuro, che punta a un sistema giudiziario più chiaro nei ruoli, più solido nelle garanzie e più vicino ai cittadini. Significa affrontare il tema della giustizia con coraggio e responsabilità, senza paura del cambiamento ma con la consapevolezza che riformare non vuol dire demolire, bensì migliorare.

La giustizia non deve essere terreno di scontro ideologico, ma spazio di riforme serie e condivise. Il referendum rappresenta un’occasione per compiere un passo in questa direzione. Sta a noi non sprecarla”.

Così il consigliere regionale Orlandino Greco.

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