“La recente firma dell’accordo tra Università della Calabria e Azienda Zero per la progettazione, lo sviluppo e la sperimentazione di iniziative congiunte nel campo della sanità digitale rappresenta una notizia di grande rilievo per l’intera regione.
Non è soltanto il contenuto tecnico dell’intesa a colpire, ma il metodo: università e sistema sanitario regionale che scelgono di lavorare insieme, integrando competenze scientifiche e capacità amministrative, ricerca e governance, formazione e bisogni concreti del territorio.
A rafforzare questa traiettoria si aggiunge il recente ingresso nel Consiglio di Amministrazione dell’ateneo calabrese di figure di altissimo profilo istituzionale come Maria Chiara Carrozza e Francesco Profumo, entrambi già Ministri dell’Università e della Ricerca. Una scelta che parla di visione strategica, di apertura a competenze nazionali e internazionali e di volontà di rafforzare la governance accademica in una fase cruciale per il sistema universitario.
Quello che emerge da Cosenza è un modello chiaro: collaborazione strutturata tra istituzioni, governance qualificata e autorevole; integrazione tra ricerca, formazione e servizi pubblici, capacità di tradurre le competenze accademiche in sviluppo territoriale.
Il tema dunque non è l’intelligenza artificiale in sé ma la capacità di fare sistema. È la consapevolezza che la crescita formativa e professionale di una comunità passa attraverso alleanze solide tra università, enti pubblici, istituzioni sanitarie e territorio.
Se questo è il modello che prende forma a Cosenza, allora la riflessione diventa inevitabile per Università Magna Graecia di Catanzaro e per l’intero ecosistema istituzionale di Catanzaro.
Catanzaro è città di formazione medica, sede di competenze scientifiche di primo livello e di professionalità riconosciute. Ma l’integrazione stabile tra ateneo e territorio – tra università, sistema sanitario, amministrazioni e mondo produttivo – continua a essere intermittente, frammentaria, poco strutturata.
Non si tratta di contrapporre territori, né di alimentare competizioni sterili. Si tratta di comprendere che oggi la vera forza delle università non è soltanto nella qualità della didattica o nella produzione scientifica, ma nella loro capacità di essere motori di sviluppo locale, hub di innovazione, piattaforme di collaborazione permanente.
La Calabria ha bisogno di una governance matura, capace di superare logiche isolate e di costruire reti stabili. Ha bisogno di atenei che dialoghino con il territorio non in modo episodico, ma strategico. Ha bisogno di istituzioni che comprendano che formazione, ricerca e servizi pubblici non sono compartimenti stagni, ma parti di un unico ecosistema”.
E’ quanto si legge in una nota stampa del consigliere comunale Tommaso Serraino.
L’esperienza che arriva da Cosenza non è una lezione da subire, ma un esempio da osservare con attenzione: quando le istituzioni collaborano, quando la governance si rafforza, quando si investe sulle competenze e sulle alleanze, l’intero territorio cresce”.
