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Di Michele a Tris TV: “Reggina, torna dove meriti. Quando a Messina ci minacciarono…”

Una bandiera. Due annate in Serie A, altrettante in B. L’ultima in C, per l’epopea della Reggina Calcio. David Di Michele è uno dei simboli, nella storia recente degli amaranto. Gesti tecnici di alta classe e capacità di mettersi la squadra sulle spalle, hanno caratterizzato le sue 129 presenze in riva allo Stretto, con 34 reti all’attivo.

Intervenuto a Tris TV, Di Michele ha dimostrato come la Reggina gli sia rimasta nel cuore: “La seguo sempre, com’è giusto che sia. Mi spiace vedere la Reggina in una situazione del genere. Non lo merita la piazza, per la sua gloriosa storia. Sono state allestite squadre per vincere il campionato, ma oltre al nome serve la cattiveria agonistica. Ti affrontano come se fossi la Juventus o il Milan. L’anno scorso l’ha spuntata il Siracusa. Quest’anno sta recuperando in maniera veloce, con il nuovo allenatore ed i nuovi innesti. Ovunque andrà, la Reggina sarà sempre la squadra da battere. Faccio il tifo, è il primo risultato che vado a vedere. Mi auguro ritorni dove merita”.

Di Michele ha ricordato la sua ultima apparizione in maglia amaranto. Ossia il playout vinto contro il Messina, nel maggio 2015: “Il derby è sempre molto sentito. Mettici che bisognava evitare la retrocessione in D. All’andata abbiamo vinto 1-0, in campo ci sono stati tanti battibecchi. Il classico gioco delle parti: dovete venire a casa nostra, vi faremo vedere noi. Al ritorno avevamo questo piccolo vantaggio della vittoria in casa. Dopo l’espulsione di Benedetti, siamo rimasti in dieci e stavamo andando in difficoltà. Giacomo Tedesco, il mister anche lui espulso, era in tribuna e mi disse di scaldarmi. Mi avvicinai per dirgli che non servivo io, ma una punta che ci facesse rifiatare. Serviva Balistreri. Mi ha dato retta. Balistreri entrò, facendo gol di testa. L’apoteosi”.

Domenica c’è il derby dello Stretto, motivo per cui Di Michele aggiunge qualche aneddoto in più: “Nel finale ci fu l’espulsione di Aronica. Ma fine primo tempo ci fu baruffa. Ci aspettavamo sotto i tifosi, gli stessi giocatori. Entrando nello spogliatoio, ci hanno minacciato. Non dovrebbe succedere, ma in quel momento era normalità – ammette l’ex attaccante a Tris TV – Abbiamo portato a casa una partita importantissima. Festa per tutti quanti, l’entusiasmo dei tanti tifosi con noi. Oggi faccio il tifo affinché la Reggina ritorni dove merita. Hanno dato più i tifosi a me, che io a loro”.

L’ex bomber infonde la carica finale, in vista del Derby dello Stretto: “Se mi chiedi di venire a giocare oggi a Reggio, a 50 anni, ti dico di sì. Anche solo per dare sostegno morale. Come hanno fatto all’epoca Belardi, Cirillo e lo stesso Aronica. Oggi ci sono miei ex compagni come Adejo e Barillà. E Salandria, che io chiamo Big Mac. Con Salandria mi sento ogni tanto. Barillà è un reggino purosangue. Queste persone sanno trascinare. Oggi i giocatori di esperienza si devono mettere a disposizione dei giovani. C’è una città intera che non vede l’ora di festeggiare”.

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