Dentro una famiglia, un giorno, l’abituale violenza del marito sulla moglie si trasforma in un femminicidio surreale e terribile al tempo stesso. La vittima – nonostante ogni sera venga uccisa dal marito che le spacca la testa con un ferro da stiro – è costretta a tornare in vita, per continuare a prendersi cura dei familiari e della casa. E’ la storia raccontata ne “L’angelo del focolare” che porta la firma della più acclamata regista italiana, Emma Dante, in scena per la prima volta al Teatro Politeama di Catanzaro venerdì 13 febbraio, alle ore 21.
Il suo 2026 è iniziato con un grande riconoscimento, il Leone d’oro alla carriera della Biennale Teatro 2026, in un periodo, personale e storico, che ha tanto da dire. “Una notizia meravigliosa – commenta la regista – ho ricevuto tantissimi messaggi di affetto e di riconoscenza da parte del pubblico, dai miei collaboratori, questo premio in realtà l’ho vinto insieme a tutti quanti hanno supportato e accompagnato il mio lavoro“. Emma Dante racconta un’altra storia familiare, una riflessione sulla violenza quotidiana che si consuma tra le mura domestiche. La denuncia, la repressione – si pensi alla legge sul femminicidio – non bastano, e il suo lavoro rimarca il peso del sostrato culturale, della mentalità “mafiosa”, del silenzio complice. “L’angelo del focolare racconta sicuramente una parte di quell’omertà che rende colpevoli anche chi non compie l’atto in sé, stare in silenzio significa comunque essere colpevoli, perché quel silenzio ha un peso, ha una responsabilità. L’angelo del focolare parla di un sistema in cui alcune donne sono imprigionate, in cui tutti guardano, tutti vedono ma nessuno poi veramente fa niente. Perché si normalizza la questione e il dolore anestetizzato è ancora più pericoloso e più grave di un dolore plateale urlato ai quattro venti“. L’angelo del focolare che tenta di spiccare il volo rappresenta anche il sogno impossibile per il Sud di affrancarsi dalla sua condizione? “Sicuramente ha a che fare con una grande metafora del Sud – rimarca Emma Dante – questo continuo tentativo di volare, di emanciparsi dal degrado, dall’ignoranza, ma non riuscire a farlo fino in fondo. Certo le ali si muovono, secondo me basterebbe poco per trovare finalmente il modo di sollevarsi da terra. Spettacoli duri come questo raccontano che certe morti sono già annunciate, solo che noi non le vediamo, non facciamo niente – lo Stato e la società – per evitarle. Questo già sarebbe un volo, il volo di un’intera società, di quella donna che prova a uscire dalla sua condizione terribile, feroce e disumana“.
I biglietti per la serata sono disponibili contattando il botteghino al numero 0961501818 oppure sul portale https://www.liveticket.it/politeamacatanzaro .
