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La Rotta civica di Onda Orange fa tappa tra le criticità della costa reggina

Prosegue il viaggio di Onda Orange nel territorio di Reggio Calabria. La “Rotta Civica” questa volta ha fatto tappa sul litorale compreso tra San Gregorio e Bocale. Le emergenze e le criticità -si legge in un comunicato stampa del movimento politico – si sono legate nel tempo a lassismo e improvvisazione com’è plasticamente rappresentato dal tratto di costa proprio sotto l’aeroporto reggino. Questa porzione del litorale, sempre più ristretta e sempre più difficile da raggiungere, ospita da anni un’altra celebre incompiuta della città di Reggio.  Il molo che doveva divenire lo scalo degli aliscafi della tratta tra il “Tito Minniti” e la dirimpettaia Messina giace in attesa di un futuro sempre più incomprensibile. Certamente i fenomeni meteorologici legati al ciclone Harry hanno nuovamente messo in risalto la fragilità di territori come quello della provincia di Reggio.
Le cronache ci ricordano che l’area di Pellaro era già stata colpita da una violenta mareggiata qualche giorno prima del ciclone balzato all’onore della cronaca nazionale. Eventi violenti così ravvicinati ci dimostrano che questi fenomeni non possono essere più considerati fatti isolati o “eccezionali” ma rientrano ormai nella casistica ordinaria degli eventi meteorologici.
La gestione delle fragilità di questo territorio e chi ha subito danni dalle mareggiate richiedono scelte politiche all’altezza.
Appare evidente – proseguono gli esponenti di Onda Orange – che da anni si è innescato un continuo fenomeno di erosione costiera che proseguirà nei prossimi decenni combinandosi con il contestuale innalzamento del livello dei mari del nostro pianeta.
Oggi le uniche risposte ravvisabili sono la protezione e l’adattamento.
Per protezione non possiamo che intendere le opere di salvaguardia dove queste si presentano come indispensabili. L’adattamento va declinato oggi nel cambiare approccio ed evitare di ricostruire tutto come prima.
E’ tempo di essere coraggiosi. Bisogna iniziare a pensare di arretrare la linea del costruito, di smetterla di costruire lungo le spiagge. Questi eventi ci dimostrano l’utilità delle fasce di rispetto e dei sistemi naturali lungo le coste. Oggi l’acqua va accettata come parte del progetto e non come un errore. Questo approccio non può suonare come resa incondizionata ma la scelta più opportuna per continuare a convivere con il mare come facciamo da secoli.
Questa però è pianificazione pubblica, è vero governo del territorio che nelle prospettive di respiro corto degli ultimi decenni, alle nostre latitudini, è quasi sempre mancato.

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