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Aste Deserte: il Girasole e il Miramare, due casi identici ignorati

“La mancata partecipazione all’asta per la vendita dell’ex Mercato Girasole non è una sorpresa. È, semmai, la conferma di un errore già visto e già segnalato nel caso del Miramare: continuare a proporre sul mercato immobili pubblici come se il contesto economico fosse rimasto quello di venti o trent’anni fa.
Il problema non è il prezzo, né la qualità del bene in sé. Il problema è che si tenta di vendere immobili strumentali in una fase storica in cui gli imprenditori investono solo a condizioni molto precise: espansione produttiva in atto, mercato già consolidato, tempi rapidi di rientro e rischio contenuto. Nulla di tutto questo è presente né per il Girasole, destinato ad attività commerciali, né per il Miramare, pensato per l’uso alberghiero.
In entrambi i casi non si offrono immobili pronti, ma progetti da ricostruire, da ripensare e soprattutto da ricollocare sul mercato. Si chiede all’eventuale acquirente di farsi carico non solo dell’investimento, ma anche dell’incertezza strategica. È evidente che, in queste condizioni, le aste sono destinate a restare deserte.
Se anche esistesse un imprenditore interessato, non sarebbe uno speculatore in cerca di occasioni, ma un pioniere, qualcuno disposto a fare scouting territoriale e a scommettere in anticipo. Ma il pioniere non lo si attira con una vendita secca. Lo si accompagna riducendo il rischio iniziale, costruendo percorsi graduali e sostenibili.
È per questo che il richiamo al partenariato pubblico-privato, già emerso nel dibattito sul Miramare, torna oggi con forza anche per il Girasole. Non una svendita, ma un modello in cui l’investimento si concentri sulla valorizzazione dell’immobile, mentre l’acquisizione venga spalmata nel tempo o sostituita da forme di concessione. Prima si crea valore, poi lo si monetizza.
Continuare a riproporre aste deserte significa, in sostanza, rinviare il problema e lasciare immobili strategici inutilizzati o degradati. Il patrimonio pubblico non si valorizza con i bandi fotocopia, ma con una visione economica capace di leggere il mercato reale e di adattare gli strumenti alle condizioni del tempo presente.
Il Girasole oggi ripete esattamente ciò che il Miramare aveva già insegnato: senza progetto e senza flessibilità, le vendite immobiliari non falliscono per colpa del mercato, ma per assenza di politica”.

Così in una nota Enzo Cuzzola.

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