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USB Calabria annuncia la sua partecipazione allo sciopero dei portuali del 6 febbraio a Crotone

Il prossimo 6 febbraio si terrà uno sciopero internazionale del settore portuale contro la guerra e le politiche di riarmo che impoveriscono le lavoratrici e i lavoratori e devastano i territori.
Il messaggio è chiaro: i porti non possono essere infrastrutture al servizio della guerra e del traffico di armi.
Il 23 gennaio a Genova, l’assemblea internazionale organizzata da USB Porti ha rilanciato la necessità di una mobilitazione comune contro la guerra e l’uso dei porti come snodi logistici militari.
Sono già 21 i porti mobilitati nel Mediterraneo, da Atene a Bilbao. In Italia hanno aderito finora Genova, Trieste, Livorno, Ancona, Civitavecchia, Ravenna, Salerno, Bari, Crotone e Palermo, con nuove adesioni in arrivo.
Lo scorso autunno milioni di persone hanno attraversato le strade del nostro Paese, scendendo in piazza anche in Calabria, con parole chiare: blocchiamo tutto, a partire dai porti, contro il sistema che sostiene il genocidio del popolo palestinese.
Proprio per questo riteniamo una beffa atroce il fatto che nel giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre, a Crotone sia transitata per fare rifornimento una nave carica di armi e munizioni diretta in Israele.
La guerra si sta sempre più affermando come strumento di governo dei territori, incidendo non solo sulle popolazioni direttamente colpite, ma anche sulle nostre vite quotidiane, attraverso politiche di riarmo, tagli alle risorse destinate ai bisogni sociali, precarizzazione del lavoro e aumento del costo della vita.
La Calabria sta diventando una piattaforma logistica avanzata nel Mediterraneo, senza alcun coinvolgimento democratico delle comunità locali e senza alcuna trasparenza verso i lavoratori. Porti, ferrovie e infrastrutture civili vengono progressivamente piegati a funzioni militari, esponendo i portuali, i lavoratori della logistica e le popolazioni dei territori a rischi enormi sul piano della sicurezza, della salute e della responsabilità legale.
Proprio in questi giorni nei nostri territori, abbiamo visto con chiarezza cosa accade quando i governi spostano le priorità dai bisogni reali delle persone verso altre scelte: il ciclone Harry ha messo in ginocchio migliaia di famiglie e devastato le nostre coste, mostrando tutta la fragilità di territori abbandonati e sacrificati.
Opporsi al sistema della guerra e al riarmo significa allora rivendicare con forza le vere priorità dei calabresi: ospedali pubblici funzionanti, trasporti efficienti, messa in sicurezza del territorio, accesso all’acqua e ai servizi essenziali.
Tra i porti in mobilitazione ci sarà anche Crotone.
Per questo motivo annunciamo che USB Calabria, il 6 febbraio, giorno dello sciopero internazionale, sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori portuali e di tutte e tutti coloro che rifiutano la guerra come strumento di governo, con un presidio presso il porto di Crotone.
Il 6 febbraio i portuali incrociano le braccia: non lavoriamo per le guerre.

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