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La burla del reclutamento dei medici dal mondo

di Teresa Papalia*- L’appello del Presidente della Regione Calabria Occhiuto per il reclutamento di medici da tutto il mondo per la continuità dell’assistenza ai bistrattati pazienti calabresi, sebbene ritenuto indispensabile e necessario da parte dei più e specialmente dalla sua parte politica, si potrebbe configurare invece come un gesto offensivo per tutta la classe medica calabrese. La trovata emergenziale del Governatore di richiamare a raduno i medici di casa nostra sparsi nel mondo e non solo, ha tutta l’aria di una burla perché nella maggior parte dei casi si tratta di figure professionali che nel tempo, sono state costrette a emigrare per trovare un posto di lavoro dignitoso, cosa che non era possibile alle nostre latitudini.
Un siffatto appello suscita anche amarezza se solo si pensa a quei tanti medici che negli anni, dopo un periodo di emigrazione coatta in altre regioni, hanno presentato alle varie aziende calabresi numerose richieste di mobilità rimaste per lo più inevase e senza risposte. Ciò di fatto ha precluso la possibilità per tanti professionisti di rientrare a lavorare nella propria terra d’origine. Ora invece la Regione è disposta ad accogliere a braccia aperte quei professionisti che hanno un posto sicuro lontano dalla Calabria e che, per amore della propria terra, dovrebbero fare ritorno per un posto che sicuro non è.
Tale appello, che per i medici non calabresi agita come un vessillo la possibilità di incentivi economici per chi sceglie di trasferirsi a lavorare in Calabria, è a dir poco offensivo se solo si pensa alle tante ore di straordinario non pagate dei medici di casa nostra, alla mancata fruizione di ferie specie dei tanti medici che si sono pensionati negli ultimi anni e che materialmente sono stati impossibilitati a usufruirne per le gravi carenze di personale all’interno delle unità operative di appartenenza.
Fa rabbia pensare che oggi si speri nel rientro dei pensionati che ancora non hanno compiuto i 72 anni di età per garantire la continuità assistenziale perché gli ospedali sono sguarniti di medici con energie fresche su cui si sarebbe dovuto e potuto investire utilizzando per tempo i medici più anziani come tutor. D’altronde questi pensionati di cui si auspica il rientro in corsia sono gli stessi medici che, nonostante abbiano sorretto, con grandi sacrifici personali, gli ospedali calabresi durante il Covid sono stati meccanicamente liquidati senza se e senza ma, dal burocrate di turno che magari si atteggia a grande dirigente, e senza che sia stata programmata alcuna nuova assunzione.
Purtroppo, i gravissimi problemi della Sanità regionale non possono essere risolti con annunci e soluzioni tampone che sanno già tanto di effimero. Infatti, con queste logiche, anche avere assoldato i medici cubani è stato come buttare una goccia d’acqua in un mare tempestoso tant’è che gli standard dell’assistenza, sia qualitativi e sia quantitativi non sono migliorati, vista la persistenza ormai cronica di lunghe file ai pronto soccorso.
Fa riflettere, poi, che identico appello non sia stato rivolto anche al reclutamento di infermieri che, al pari delle figure mediche, sperimentano ogni giorno sulla propria pelle le drammatiche carenze che si acuiscono ulteriormente a ogni pensionamento dei loro colleghi cui non fa seguito una loro sostituzione.
È veramente impressionante registrare ancora una volta che, anziché mettere mano in maniera concreta alla risoluzione dei problemi sanitari complessivi, il governo regionale si ostina a riproporre provvedimenti estemporanei che hanno tanto il sapore di una campagna pubblicitaria. Da cittadina e da medico ospedaliero fino a pochi mesi fa, trovo intollerabile un fallimento di tale portata in un settore nevralgico e fondamentale come la nostra Sanità che dovrebbe garantire a tutti gli effetti un diritto costituzionale.
Se negli anni, la classe medica si è spesa nel lavoro a difesa e tutela della salute pubblica, supplendo alle carenze strutturali del sistema con sacrifici personali e familiari, ora dovrebbe dire fermamente basta a questi teatrini e colpi di scena e pretendere una ristrutturazione totale, concreta e immediata di tutto il sistema sanitario calabrese che al pari di quanto avviene in altre Regioni deve rispettare i bisogni di salute di tutti i cittadini calabresi cui vanno garantite cure tempestive e di qualità senza discriminazioni geografiche o sociali.
Per una Sanità pubblica forte e accessibile a tutti bisognerebbe investire anche sul personale sanitario che deve essere assunto stabilmente, formato e valorizzato. La Calabria dovrebbe diventare una regione capace di trattenere i propri professionisti offrendo condizioni di lavoro dignitose, sicurezza, meritocrazia e possibilità di crescita professionale. Serve una gestione fondata su trasparenza, legalità e responsabilità. Ogni euro destinato alla Sanità dovrebbe tradursi in servizi migliori non in sprechi o opacità amministrative.
Se in Calabria il diritto alla salute smettesse, insomma, di essere spesso una finzione e la Sanità calabrese diventasse un presidio di dignità, giustizia sociale e sviluppo forse non ci sarebbe più la necessità di simili appelli.
Rifletta Presidente Occhiuto…

Teresa Papalia
già segretaria AO Cosenza Cgil Medici

 

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