"Persino il più lieve bisbiglio può essere sentito al di sopra degli eserciti, quando dice la verità" - Dal film The Interpreter

Solo Giusti diede ragione a Sarra

sarra albertodi Claudio Cordova - I contatti con la famiglia Lampada di Milano non sono l'unica cosa in comune tra Alberto Sarra (nella foto), politico di centrodestra e attuale sottosegretario regionale della Giunta Scopelliti, e Giancarlo Giusti, magistrato arrestato, pochi giorni fa, con l'accusa di corruzione aggravata dalle modalità mafiose. Per entrambi gli inquirenti hanno documentato, in momenti diversi, una serie di contatti e di rapporti diversi tra loro che, per Sarra non hanno portato neanche all'iscrizione nel registro degli indagati, mentre a Giusti sono costati prima la sospensione dalle funzioni di magistrato e poi l'arresto. Gli investigatori hanno captato discussioni in cui al centro del dibattito vi erano affari e soldi. Già, i soldi, quelli che Giusti si sarebbe fatto dare dai Lampada, una famiglia al servizio della cosca Condello, per il pagamento di viaggi a Milano e notti calde con prostitute straniere.

Ma i nomi di Alberto Sarra e di Giancarlo Giusti, che mai si incrociano vicendevolmente nei rapporti con i Lampada, si incrociano invece nella vicenda giudiziaria riguardante il fallimento della Farmacia Centrale di Reggio Calabria.. Una vicenda affrontata inizialmente al cospetto del Tribunale Civile e Fallimentare, ma che è costata a Sarra anche un'accusa penale per bancarotta fraudolenta, insieme alle due persone che si sarebbero rese responsabili del reato, Francesco Maria Serrao (cui Sarra, secondo l'accusa, avrebbe versato oltre cinque miliardi di lire per l'acquisizione dell'azienda) e Antonina Marrari. E proprio con riferimento a una tappa fondamentale della storia, quella consumata davanti al Tribunale Civile di Reggio Calabria, che doveva decidere se estendere o meno il fallimento della farmacia anche a Sarra, entra in gioco il giudice Giusti. E' lui infatti il magistrato del Collegio chiamato a decidere che estende la sentenza con cui viene sottoscritto che "non esiste alcun elemento dal quale desumere l'effettivo versamento dell'ingente somma [...] non è possibile pensare che una somma così ingente sia transitata dal Sarra al Serrao senza alcuna traccia documentale". A parere del giudice estensore Giusti, peraltro, "non riveste fondamentale importanza se le somme siano state versate in unica soluzione o in diverso tempo [...] tali somme sono da considerarsi il finanziamento che l'associato si era obbligato a conferire all'associante per l'acquisto della farmacia da parte del secondo". Secondo Giusti, infatti, il versamento dei cinque miliardi al nullatenente Serrao "non è sufficiente a qualificare come società di fatto il contratto stipulato tra due soggetti come associazione in partecipazione". Insomma, per Giusti, i pagamenti non costituiscono l'esistenza di un fondo comune e, quindi, la valenza del ruolo di Sarra nella vicenda. E ciò il magistrato lo scrive chiaramente: "Non si può desumere dai pagamenti personali, appunto perché personali, una gestione della farmacia".

Una decisione che ha scatenato una serie di ricorsi e controricorsi, sia da parte dei magistrati Nicola Gratteri e Federico Perrone Capano, sia da parte delle persone chiamate in causa nel fallimento della Farmacia Centrale. Ricorsi che fanno pendere la vicenda dalla parte della magistratura inquirente, perché, prima viene accolto l'appello dei pm e poi la Cassazione rigetta il ricorso presentato dagli avvocati di Sarra. Storia intricata che ha, come ultima tappa, per ora, la pronuncia del Tribunale di Reggio Calabria del 17 febbraio scorso. E' lo stesso curatore fallimentare della Farmacia, Domenico Larizza, a dare notizia dell'accaduto: "La sentenza – scrive Larizza - ha confermato il fallimento in proprio di Alberto Sarra, Antonina Marrari e Francesco Serrao quali soci di fatto della Farmacia Centrale di Reggio Calabria".

Allo stato attuale, dunque, con riferimento alle controversie civili e fallimentari, l'unico a dare, sostanzialmente, ragione a Sarra, è stato il giudice Giancarlo Giusti, il magistrato che, successivamente sarebbe entrato in contatto con la cosca Lampada di Milano. La stessa famiglia con cui Sarra intratterrà rapporti (giudicati completamente irrilevanti dal punto di vista penale) in proprio.

Per quanto concerne l'aspetto penale del caso, invece, secondo le indagini del pm Federico Perrone Capano, svolte con il coordinamento del procuratore aggiunto Nicola Gratteri, Sarra, insieme ad altre due persone, Francesco Maria Serrao e Antonina Marrari, avrebbe distratto, dissipato e occultato i beni riguardanti il patrimonio sociale della farmacia, ubicata sul centralissimo Corso Garibaldi, ad angolo con Piazza Duomo. Il 20 dicembre 2011, al termine di un infinito (e ricco di rinvii) processo celebrato con rito abbreviato, il pm Perrone Capano aveva anche esposto la propria requisitoria chiedendo sei anni e otto mesi di carcere per Sarra, ma quando si attendeva ormai la lettura del dispositivo, il Gup di Reggio Calabria, Andrea Esposito, ha spiazzato tutti, disponendo una perizia per accertare se un documento prodotto dalla difesa di Sarra sia autentico o falso, come invece sostenuto dall'Ufficio di Procura. Il documento presentato dagli avvocati di Sarra è firmato dal defunto Antonio Curia e permetterebbe all'attuale sottosegretario alle Riforme nella Giunta Regionale di Giuseppe Scopelliti, di beneficiare di una modifica dell'ordinamento italiano riguardo ai reati contestati dai magistrati reggini. Documentazione che, però, a detta dei consulenti della Procura, avrebbe in calce una firma falsa.

Sarà adesso il Gup Esposito a scrivere un'ulteriore, delicatissima, pagina nella vicenda. Fino a quel momento (la sentenza dovrebbe arrivare tra qualche mese), l'unica casella favorevole nel tabellino di Alberto Sarra, porterà la firma di Giancarlo Giusti.