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Così la masso-‘’ndrangheta ha conquistato Reggio Calabria: le motivazioni del processo “Gotha”

romeopaolo10mag 500di Claudio Cordova - Lo scorso 1 marzo, pochi minuti dopo l'emissione del dispositivo nell'ambito del procedimento "Gotha", l'allora procuratore facente funzioni, Gaetano Paci, al Dispaccio parlò di "sentenza storica" perché "per la prima volta infatti in Italia si è registrata una sentenza riguardate la violazione della legge Anselmi, ossia l'associazione segreta, aggravata dall'aver agevolato la 'ndrangheta". E nelle migliaia di pagine depositate dal Gup Pasquale Laganà per motivare la sentenza del procedimento abbreviato, la componente massonica la fa da padrone.

A capo della struttura, Paolo Romeo e Giorgio De Stefano (sebbene questi non risponda di violazione della Legge Anselmi. In particolare, l'ex parlamentare Romeo (già condannato, al pari di De Stefano, per concorso esterno in associazione mafiosa) avrebbe sfruttato la propria infinita rete relazionale per condizionare la vita pubblica a Reggio Calabria e non solo. Politici di varia natura, professionisti, imprenditori, ex magistrati. C'è di tutto tra i contatti di Romeo.

L'associazionismo, dunque, quale strumento di vera e propria schermatura dell'attività di interferenza esercitata dai componenti dell'associazione segreta, quasi tutti partecipi di singole associazioni palesi anche con ruoli dirigenziali: "Non una semplice influenza, dunque, ma una vera e propria interferenza, realizzata attraverso l'azione di enti (associazioni, comitati, gruppi rappresentativi di interessi collettivi), che, secondo l'assetto democratico dell'ordinamento giuridico, si propongono come interlocutori stabili delle Istituzioni. Schermi istituzionalmente riconosciuti, cioè, attraverso cui operare quell'interferenza costituente l'in sé dell'associazione segreta. Dietro – e al di là – degli slogan, delle manifestazioni, dei convegni e, più in generale, della promozione di idee di sviluppo del territorio e di virtuose prassi di "buona amministrazione", si cela sempre un interesse, marcatamente ed esclusivamente "di parte" - quello perseguito dall'associazione segreta - a vedere riconosciute le proposte, i programmi e le azioni di governo provenienti dai membri del sodalizio segreto, in modo da poter acquisire e mantenere, in maniera mediata (riconoscibilità politica) o immediata (acquisizione di finanziamenti, sovvenzioni e altre indebite prebende), una posizione di assoluta centralità nelle scelte di governo locale, fine quest'ultimo necessario al raggiungimento dell'obiettivo ulteriore (ed esterno rispetto al programma criminoso del sodalizio segreto), quello di agevolare l'associazione criminale".

Romeo avrebbe avuto i propri uomini un po' ovunque. Dalla Provincia di Reggio Calabria (l'ex presidente Giuseppe Raffa) al Consiglio Regionale (Giuseppe Giordano e Gianni Nucera, tra gli altri) fino al Parlamento (Domenico Scilipoti ed Elio Belcastro): "Ciò che si intende porre in evidenza è il fatto che Romeo Paolo, al pari del sodale De Stefano Giorgio, fatta eccezione per il periodo di forzato allontanamento dalla scena politica (in ragione dell'esecuzione della pena rimediata nell'ambito del processo c.d. "Olimpia", divenuta definitiva in data 10 febbraio 2004), non ha mai cessato di operare, attraverso modalità occulte, al fine di orientare, senza tuttavia mai "figurare" personalmente, l'azione politica locale per il raggiungimento di obiettivi illeciti strumentali alla realizzazione del programma criminoso dall'associazione di stampo mafioso di appartenenza, la 'ndrangheta" scrive il Gup Laganà.

Nonostante il proprio passato criminale, Romeo sarebbe rimasto soggetto presentabile, tanto da avere rapporti abbastanza intensi anche con ex magistrati, come Giuseppe Tuccio e Franco Pontorieri: "L'analisi del compendio probatorio fa emergere, con straordinaria evidenza, la non comune capacità di Romeo di inserirsi nei percorsi decisionali dei vari Enti locali, attraverso l'opera di mediazione consapevolmente posta in essere dai vari sodali (ad esempio dal Professor Pietropaolo nella vicenda testé illustrata), al fine di piegarne le relative volontà decisionali verso fini prettamente egoistici e di parte, in tal modo determinando evidenti disfunzioni rispetto all'esercizio del potere amministrativo riconosciuto in capo ai singoli organi (monocratici o collegiali) di volta in volta condizionati".

Fido scudiero, l'avvocato Antonio Marra che (come Romeo) ha scelto di essere giudicato con il rito ordinario. Ancora dalla sentenza: "Il lungo confronto tra i membri apicali del sodalizio segreto fa emergere la strumentale creazione, da parte di Marra e Romeo e dei sodali Idone e Canale (storico "zoccolo duro", unitamente a Nicola Cutrupi cl. '36, del patrimonio relazionale di Romeo), di un progetto politico ("SUD") che fungesse da "contenitore" nel quale far confluire soggetti candidabili e manovrabili, unicamente utili ai fini ulteriori, propri del sodalizio criminoso di cui al capo a) della rubrica, ciò in ragione della non "spendibilità" pubblica dei diretti protagonisti: Romeo, infatti, in ragione dei propri precedenti penali e della propria storia criminale, non avrebbe potuto ambire a candidarsi o ad avere ruoli di governo di qualsiasi natura, stante anche la universalmente riconosciuta caratura criminale. Marra, dal canto suo, in ragione della professione svolta e, soprattutto, delle parallele attività di "confidente" e "uomo dei servizi", non avrebbe certo potuto immaginare di avviare una carriera politica, impegno certamente non "compatibile" con la visibilità pubblica connaturata al ruolo di homo politicus. Dunque, pur non comparendo, i predetti ambiscono a dirigere, in maniera occulta, i centri di potere locale, utilizzando all'uopo un gruppo di persone fidate che condividono il progetto para-politico dei dirigenti Romeo e Marra".

Ruolo egemone, Romeo lo avrebbe rivestito anche nei confronti dell'ex sindaco di Reggio Calabria ed ex governatore Giuseppe Scopelliti, oggi detenuto perché condannato definitivamente per il "Caso Fallara", la gestione allegra delle casse comunali: " Le eloquenti conversazioni captate nel corso della campagna elettorale dell'anno 2002 per il rinnovo degli organi rappresentativi del Comune di Reggio Calabria e quelle – ancora più suggestive – intercettate nel periodo successivo alla composizione del Consiglio Comunale (nelle quali Romeo illustrava ai propri adepti di come il neo eletto Sindaco Scopelliti si sarebbe dovuto limitare a fare "il cane da mandria" e che, se avesse voluto fare "il Podestà", si sarebbe provveduto a farlo "cadere" con l'ausilio dei quattro-cinque consiglieri fedeli a Romeo stesso), delineano un "sistema" che – per come chiarito in precedenza – faceva leva essenzialmente sulla carismatica figura dello stesso Romeo, il quale di volta in volta agiva "per mezzo" di soggetti a lui fedeli o comunque gravitavano attorno alla sua sfera di influenza".

Nonostante Romeo non fosse imputato nello stralcio degli abbreviati, la sua posizione è centrale nelle migliaia di pagine messe nero su bianco dal Gup Laganà. Che si parli di 'ndrangheta, che si parli di infiltrazione criminale nella grande distribuzione, che si parli di massoneria, l'avvocato ed ex deputato, mantiene il proprio "ruolo baricentrico", già cristallizzato fin dal momento dell'arresto: "Dunque, l'associazione segreta ha rappresentato una sorta di evoluzione delle strategie messe in campo da Romeo per etero condizionare l'azione di governo locale ai fini illeciti del sodalizio criminale di stampo mafioso di cui lo stesso Romeo fa parte da oltre trent'anni. Non più una semplice pressione occulta portata avanti con metodi propri dell'agire mafioso 'ndranghetistico (individuazione del candidato maggiormente "orientabile"; creazione delle liste elettorali; diretta manovrabilità di un numero di consiglieri idoneo ad imbrigliare e condizionare le azioni di governo di Sindaco, ovvero di Presidente di Provincia o di Regione), i quali hanno condotto, almeno fino alle elezioni regionali dell'anno 2010, al condizionamento, da parte dei sodali Romeo Paolo e De Stefano Giorgio, degli esiti di pressoché tutte le competizioni elettorali locali del nuovo millennio (ed in particolare 2002, 2007 e 2010); la 'ndrangheta, infatti, si è avvalsa di un più raffinato strumento: la pressione occulta esercitata da gruppi e associazioni legalmente riconosciuti, diretti e gestiti (formalmente) da soggetti da sempre legati da stretti vincoli di amicizia e, più spesso, di "fratellanza" a Romeo Paolo, ma di fatto sempre riconducibili ad un unico vero centro decisionale, il medesimo Romeo Paolo".

La strumentale creazione di gruppi associativi (Circolo Pescatori Posidonea A.S.D., Comitato Festa del Mare, Comitato Gallico Mare 2012, Comitato Gallico Mare 2013, IGEA Onlus, Formula Sud) e l'adattamento di associazioni riconosciute già formate (Cittadinanza Attiva), rispondono unicamente alla necessità di interferire in maniera occulta per piegare l'azione di governo locale alle esigenze dettate dal gruppo medesimo.

Il tutto per agevolare la 'ndrangheta e, in particolare, la cosca De Stefano, quella che maggiormente è riuscita a modernizzare la criminalità organizzata calabrese: "Dunque, deve concludersi che l'associazione segreta ha svolto una funzione strumentale ed agevolatrice nei confronti dell'associazione a delinquere di stampo mafioso, al fine di consentire alla stessa di infiltrarsi in maniera determinante nel settore della grande distribuzione alimentare e, nel contempo, di etero determinare l'azione politica ed amministrativa degli organi rappresentativi locali (comunali, provinciali e regionali). La presenza – con il ruolo di capo promotore – di una carismatica e riconosciuta figura dall'elevato spessore criminale come Romeo Paolo porta altresì a concludere che i singoli partecipi del sodalizio abbiano sempre consapevolmente condiviso le metodologie e gli obiettivi – alcune volte chiari ed agevolmente individuabili; altre volte implicitamente ricavabili dalla autorevolezza criminale dei soggetti coinvolti – portati avanti dal capo del sodalizio segreto Romeo. Le considerazioni che precedono fanno ritenere certamente accertata l'aggravante "agevolativa" essendo emerso che gli imputati non solo avevano piena consapevolezza della caratura criminale del sodale Romeo, ma che, altresì, hanno condiviso le metodologie mafiose usualmente adoperate da Romeo, in tal modo preservando ed anzi aumentando il prestigio e la forza del sodalizio criminale di cui lo stesso Romeo è espressione (la 'ndrangheta)".