Cosenza
 

Domande terza fascia personale ATA: uffici presi d'assalto in provincia di Cosenza

Caso scuola. Le domande di trasferimento, soprattutto quelle relative alla fase interprovinciale, per il personale docente e Ata rappresentano ogni anno un momento fondamentale dal cui esito dipende l'avvicinamento o meno presso il comune di residenza. Dietro ogni domanda di trasferimento c'è una storia, una vita spesso fatta di sacrifici, una vicenda familiare il cui allontanamento si riflette non solo su aspetti economici pur importanti, ma soprattutto relazionali e affettivi. Spesso sono docenti e ATA mamme, che pur di raggiungere il sogno della stabilizzazione del lavoro affrontano da sole e in provincie lontanissime del nord Italia l'esperienza del lavoro nel mondo della scuola. Anche quest'anno le pratiche di mobilità interprovinciali che, come organizzazione sindacale, abbiamo elaborato solo tantissime circa 120 complessivamente e circa 30 per il personale ATA.

Molti docenti, pur di raggiungere la agognata sede più vicina alla propria famiglia, dopo anni di permanenza nelle province del Nord chiedono, avendo l'abilitazione in altre classi di concorso, anche il passaggio di ruolo o il passaggio di cattedra con la giustificata speranza di aumentare le percentuali di trasferimento. Non sempre purtroppo il trasferimento è scontato. A questo bisogna aggiungere che nella nostra provincia purtroppo vi sono classi di concorso in esubero come la 045 e la 046 dove la possibilità di un trasferimento interprovinciale diventa quasi impossibile tenuto conto che per questa fase della mobilità interprovinciale è prevista l'aliquota del 25% dei posti disponibili.

Una rappresentazione che è sovrapponibile a quella della mobilità ma decisamente più drammatica riguarda le domande di terza fascia del personale Ata la cui scadenza, salvo proroga, è prevista per il 22 aprile. Il requisito per poter accedere a queste domande è il diploma di secondaria di secondo grado.

"Pur con tutte le cautele sanitarie obbligatorie, i nostri uffici vengono presi d'assalto e frequentati da uno spaccato sociale che 10 anni fa nessuno immaginava potesse aver bisogno di accedere a questa tipologia di domande: professionisti di ogni genere, studenti diplomati, padri disperati per i propri figli che non riescono a trovare alcuno sbocco lavorativo, casalinghe che rispolverano dai cassetti diplomi conseguiti negli anni 90, ex lavoratori che hanno perso il posto di lavoro, in alcuni casi intere famiglie che sperano di trovare nel mondo della scuola una via d'uscita agli stenti che la crisi economica e la pandemia stanno rendendo sempre più difficile da affrontare.

Ciò dimostra quanto il tessuto economico della nostra provincia sia debole, dove la mobilità economica è bloccata da decenni, dove trovare uno sbocco lavorativo è ormai impensabile per chi non ha santi in paradiso, dove le necessità per la propria sopravvivenza trovano spazio e come unico rifugio, in una domanda che diventa per molti la domanda della speranza, del riscatto sociale.

Ritengo che questi fenomeni vadano letti in una cornice e in una chiave anche economica-sociologica - perché sempre più spesso le classi sociali meno abbienti sono obbligate a tentare una via di fuga da una terra dove la politica ha loro voltato le spalle - da offrire ai tanti soggetti politici deputati a trovare le soluzioni idonee perché si ponga fine ad una emigrazione che sta determinando un impoverimento sociale i cui risvolti e gli impatti negativi sono sempre più chiari ed evidenti" afferma Pino Assalonne della Flc-Cgil.