I leader di partito, la campagna elettorale e gli assembramenti nelle piazze calabresi. Artisti in rivolta: "Qui sì e ai concerti no, perché?"

contecosenzadi Walter Alberio - Centinaia o migliaia di persone. All'aperto, sì. Prevalentemente con la mascherina indossata, anche. Ma senza alcun distanziamento. E' quello che sta accadendo in questa campagna elettorale per le amministrative in Italia; una tornata che coinvolge anche la Calabria e i calabresi, chiamati il 3 e 4 ottobre ad eleggere il governatore e il nuovo Consiglio regionale.

Una campagna elettorale che, così come accadeva similmente un anno fa, alle amministrative 2020, troppo spesso gode di deroghe non scritte sulle norme anti-Covid, particolarmente stringenti invece per quanto riguarda le attività economiche e i luoghi della cultura. I cinema e i teatri, infatti, sono aperti al 50% della capienza, così come gli spazi che ospitano eventi musicali che si svolgono esclusivamente con posti a sedere preassegnati e a condizione che sia assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro, con accesso consentito a chi, tramite green pass, può attestare l'immunità (con vaccino o precedente infezione) o la negatività al Coronavirus con un tampone molecolare effettuato nelle 48 ore precedenti.

Sono stati proprio gli artisti del mondo della musica, dello spettacolo e del cinema a sollevare la questione in queste ore. Nell'occhio del ciclone è finito un post social dell'ex premier Giuseppe Conte, in questi giorni in Calabria, che ritrae una piazza gremita di gente a Cosenza, in attesa del comizio elettorale. 

Il rapper Salmo è stato tra i primi a denunciare un "vezzo" che, in tempo di pandemia, ormai si ripete ad ogni appuntamento elettorale, nelle piazze di tutta Italia, con quasi tutti i leader politici (dallo stesso Conte a Matteo Salvini e Giorgia Meloni). Lo ha seguito a ruota il più social e "influenzer" di tutti, ovvero Fedez, particolarmente critico con il Governo nazionale e con il Ministero dei Beni culturali: "Mi continuo a domandare perché solo in Italia non si fa letteralmente nulla per introdurre norme e progettualità per far ripartire il mondo dello spettacolo con gli strumenti che oggi sono a disposizione e potrebbero garantire la sicurezza di tutti. Parliamo di 200mila lavoratori falcidiati – continua – da due anni di immobilità quasi totale e politiche assenti. C'è un intero settore in ginocchio, dimenticato da tutti". Instagram diventa così la piattaforma del "malcontento" e dell'indignazione. "Perché i concerti in questo modo no?" commenta Ermal Meta. E ancora: "Non capisco per quale assurdo motivo non lo possiamo fare noi" scrive Motta. Duro il commento di Bugo: "Questo video, insieme alle foto dei giorni precedenti sono uno sputo in faccia a tutto il mondo della musica live e dello spettacolo in generale". Dello stesso tenore quello di Levante: "Siete seri? Abbiamo fatto un'estate assurda, rispettando tutte le misure di sicurezza. E invece per questo nessun problema? Perché qui la responsabilità non è di nessuno, corretto?". Critico anche l'attore Alessandro Borghi, il quale in una stories liquida la faccenda con un laconico "Che ca*** di Paese".

E mentre il governo sarebbe al lavoro per l'aumento della capienza di cinema e teatri fino all'80%, il leader del Movimento 5 Stelle ieri è corso ai ripari, dopo le polemiche social, rilanciando da Gioia Tauro e a Reggio Calabria la necessità di allargare la capienza al 100% per tutti gli eventi culturali, così come chiesto in queste ore dall'associazione 'Bauli in piazza': "In Italia, manifestazioni pubbliche organizzate dai politici si svolgono senza alcuna restrizione e senza controllo. Diamo un senso al Green Pass: riaprire gli eventi con il 100% delle capienze, subito" scrivono i professionisti di musica, spettacolo ed eventi.