Angelo Sposato: “Solo con l’unità si batte la Destra sovranista”

sposato cgil 600di Francesca Gabriele - Lui afferma "prima l'impegno nel sindacato", ma in tanti lo corteggiano per averlo in politica a rappresentare i calabresi. Angelo Sposato, è il segretario generale della Cgil Calabria, ed è una persona competente ed un uomo raffinato e semplice. Il segretario ha le idee chiare su come battere il centrodestra alle regionali. "Ritengo – ci ha detto rispondendo alle nostre domande - che il sindaco di Napoli abbia tutti i diritti costituzionali per candidarsi alla guida della Regione Calabria, ma secondo il mio personale parere, per risolvere i problemi della nostra regione, serve un'idea collettiva di cambiamento che parta dalla Calabria, un progetto politico, un campo largo che riunisca le forze politiche ed i movimenti che sostengono il Governo nazionale. Serve aprirsi alle candidature già in campo per un progetto unitario. In questo contesto, De Magistris, Tansi, Falcone possono aggregarsi con le altre forze politiche per battere la Destra sovranista che in Calabria ha dimostrato di non sapere governare".

Quando ci siamo sentiti per programmare quest' intervista lei mi ha detto "prima di tutto dialoghiamo sul Recovery plan". Avverto tutta la sua preoccupazione...

È un momento delicato per il Paese e il Mezzogiorno. In questi giorni si è aperto il confronto sul recovery plan e sono molto preoccupato per l'assenza di un dibattito istituzionale e politico nella nostra Regione sulle priorità da affrontare. Manca un' interlocuzione autorevole. Come Cgil abbiamo presentato un Piano di lavoro e sviluppo su undici punti, unitariamente con Cisl e Uil, abbiamo più volte indicato le priorità per la Regione ma Giunta e Consiglio regionale, trasversalmente pensano alle nomine, cercando di garantirsi la sopravvivenza politica ritardando la data del voto.

L'ex governatore Oliverio in un suo intervento faceva notare la carenza nell'affrontare il gap storico del Sud. In sostanza mancherebbero le grandi opere che porterebbero anche un bel po' di lavoro. La Calabria è ferma da mesi...

Il tema dei ritardi del Mezzogiorno e della Calabria sono storici. Il presidente Oliverio è uno dei politici più esperti del regionalismo calabrese, da oltre quarant'anni in politica. Ha avuto grandi possibilità e responsabilità di Governo, purtroppo non è stato in grado di attivare un reale cambio di passo alla Regione che ha necessità di grandi riforme strutturali su geografia istituzionale, capacità di spesa nell'innovazione, istruzione, sanità, salute, sviluppo e lavoro. Credo che sbagli nel riproporre la retorica della Questione meridionale perché non sarebbe credibile. Nonostante ciò pone un tema vero anche se in modo sbagliato. In Calabria i soldi sono sempre arrivati dai fondi di sviluppo e coesione, dalla programmazione comunitaria, ma sono stati spesi malissimo, con interventi a pioggia e senza una visione progettuale per migliorare il gap ed i ritardi storici. E' anche vero che il Governo centrale deve fare di più per il Sud e la Calabria a partire dalle infrastrutture, dalla logistica, dalla mobilità, poco trattate nel Recovery fund.

La seguiamo in tanti sui social. Lei ha sempre esternato senza mai nascondersi. Leggevo il modo assai turbato con il quale commentava gli ultimi arresti. Aspettando il terzo grado di giudizio non si può dire che quest'ultima legislatura, sul piano di indagini e arresti, ne esca benissimo. I calabresi sperano sempre possa cambiare qualcosa. Questo qualcosa potrebbe cambiare con la candidatura di De Magistris?

Ho sempre pensato che chi riveste ruoli di direzione da qualunque latitudine della nostra Regione debba assumere comportamenti e posizioni chiare e coerenti. Il tema etico, la questione morale, la legalità, non sono negoziabili, per nessuno che vuole avere funzioni di responsabilità. Gli arresti e le inchieste di questi mesi che hanno coinvolto il presidente del Consiglio regionale, alcuni sindaci, da ultimo l'assessore al Bilancio, con una Regione senza una guida politica, generano sconforto e turbamento. Negli ultimi anni la magistratura calabrese sta facendo sforzi enormi nella lotta alla 'ndrangheta e per liberare spazi di democrazia. Quegli spazi vanno occupati e noi abbiamo il dovere di aiutare i giovani ad un impegno maggiore. Per queste ragioni, sono convinto che il cambiamento lo debbano fare i calabresi, senza aspettare che venga qualcuno a risolvere i problemi. Ciò detto ritengo che il sindaco di Napoli abbia tutti i diritti costituzionali per candidarsi alla guida della Regione Calabria, ma secondo il mio personale parere, per risolvere i problemi della nostra regione, serve un'idea collettiva di cambiamento che parta dalla Calabria, un progetto politico, un campo largo che riunisca le forze politiche ed i movimenti che sostengono il Governo nazionale. Serve aprirsi alle candidature già in campo per un progetto unitario. In questo contesto, De Magistris, Tansi, Falcone posso aggregarsi con le altre forze politiche per battere la Destra sovranista che in Calabria ha dimostrato di non sapere governare".

Quanto è importante il ruolo del sindacato in questa fase?

Il Sindacato unitario, la Cgil, in quest' anno di pandemia e di assenza politica è stato il soggetto che ha parlato alle persone e si è occupato dei problemi dei cittadini calabresi in tutti i territori del Paese e della Calabria. Le strutture nazionali, regionali, le nostre Camere del Lavoro, le categorie, il nostro sistema dei servizi sono stati avamposti importanti al servizio di lavoratori, famiglie, supplendo molte volte carenze e vuoti delle istituzioni. Aver fatto bloccare i licenziamenti per legge, unico caso in Europa, sostenuto il reddito di lavoratori, delle imprese, delle famiglie, fatto diventare leggi le norme sulla sicurezza anti - covid, è stato un risultato che ha garantito la tenuta sociale nel Paese ed evitato derive disastrose. È stato grande l'impegno della Segreteria nazionale della Cgil e del nostro segretario generale, Maurizio Landini. Ora si è aperto il Recovery plan ed una discussione sui ristori. Le Imprese sono in grande difficoltà, quelle sane vanno sostenute maggiormente. Sulla scuola serve maggiore chiarezza. C'è rabbia sociale perché la pandemia, il lungo lockdown, sta causando fragilità sociali e grandi organizzazioni che fondano la loro missione sulle relazioni umane e sociali hanno difficoltà a gestire la transizione digitale e lo smart working, che va regolato e contrattato. In Calabria, sui temi della salute, del precariato, del lavoro, degli ammortizzatori sociali, il sindacato ha svolto un ruolo importante, devo riconoscere che la deputazione parlamentare calabrese di maggioranza, alcuni assessori regionali e qualche consigliere regionale e sindaco, sono stati validi interlocutori per gestire alcune vertenze delicate come quella degli ex Lsu Lpu, dei precari della sanità, ed altre ancora.

Ha mai pensato di scendere in politica?

La mia militanza nella Cgil è nata nel 1989, ero studente universitario in giurisprudenza, facevo il volontario e per acquistare un'auto per andare alla Camera del lavoro di Corigliano distribuivo i giornali la notte e facevo il bracciante agricolo di giorno. Nel 2016 l'Assemblea generale mi ha eletto Segretario generale della Cgil Calabria e mi piacerebbe onorare fino alla scadenza questo impegno. Un anno fa, un partito importante, ha sondato una mia disponibilità per una possibile candidatura alla presidenza della Regione, ho ringraziato per la stima ma ho risposto che non vi fossero le condizioni, visto il mio impegno totale nel sindacato. Nella politica regionale serve una stagione di grande cambiamento, un impegno etico di rinnovamento, fare diventare la legalità stile di vita in un rinnovato modello sociale, serve un reset totale per cambiare l'idea di regionalismo che in Calabria si è declinata in carrierismo e correntismo. Per fare ciò serve un progetto valido ed un impegno totale che oggi non c'è e non si vede all'orizzonte. C'è tanto lavoro da fare come sindacato unitario con gli altri corpi intermedi. In Calabria, mi sembra, siano pochi i soggetti che si preoccupano dei problemi reali delle persone.

Come guarda questo Pd calabrese che non è per nulla unito?

Vengo da tradizioni contadine ed operaie. I miei nonni, comunisti, hanno fatto le occupazioni delle terre incolte. Di recente, con molta emozione, ho ritrovato in due libri le mie due nonne che hanno combattuto per il salario delle raccoglitrici. Due citazioni di Damiano Guagliardi e Adriano D'Amico che ho avuto l'onore di presentare. Sono nato in Germania nella Westfalia, primo di tre figli, mio padre lavorava in miniera e mia era madre operaia in una sartoria e fino a 17 anni abbiamo vissuto in Lombardia. Sono cresciuto con i valori del Pci, con gli ideali della sinistra, del lavoro, del progresso e dell'uguaglianza. Ho lasciato il Pd nel dicembre del 2013 per coerenza, il giorno dopo l'elezione di Renzi a segretario del partito. Da allora non ho più tessere di partito. La guida di Zingaretti ha aperto e suscitato un nuovo interesse. Mi piacerebbe che il Pd, per citare Emanuele Macaluso, alla deriva populista e sovranista opponesse realmente i valori della sinistra, unificandola alle forze cattoliche e progressiste. In Calabria il Pd, commissariato, è completamente assente nel dibattito politico e si sta assumendo una grave responsabilità, assieme al movimento 5 stelle e Leu, di non offrire ai calabresi un vero progetto politico di cambiamento. I partiti nazionali, compreso il Pd locale, si devono liberare da capicorrente o peggio capibastone che tengono in ostaggio da decenni la politica calabrese, non serve la sostituzione anagrafica senza un vero cambiamento della politica. Il Pd ha bisogno di tornare alla normalità con una classe dirigente eletta democraticamente da organismi congressuali.

Segretario, molto sinceramente: per quanto tempo ancora i nostri giovani andranno via da questa regione per costruirsi un futuro migliore?

Con il Recovery plan, che si chiama Nex generation Ue, e che per spesa è maggiore del Piano Marshall, stiamo ipotecando il futuro delle prossime generazioni. Per queste ragioni occorre coinvolgere i giovani nella costruzione dell'Europa e del nostro Paese e nella nostra regione. Gli asset del piano di ripresa e resilienza offrono enormi possibilità su innovazione tecnologica, transizione energetica, economia circolare, territorio, inclusione sociale. I giovani possono diventare protagonisti di questa grande occasione. Nei prossimi giorni come Cgil apriremo in tutta la Calabria confronti sui territori, sui luoghi di lavoro, con i giovani per discutere insieme le priorità e le proposte da introdurre.

Chi è Angelo Sposato nel privato?

Una persona semplice con una famiglia semplice, con molti difetti e qualche pregio. Amo l'ambiente, la lettura, l'antropologia, la musica, la fotografia, lo sport, con un difetto in più: la coerenza nel dire sempre ciò che penso in tutti gli ambiti anche se a volte può non piacere e portare a qualche incomprensione. A mia figlia, alcuni anni fa, all'apertura di un anno scolastico ho letto la lettera che Abramo Lincoln scrisse all'insegnante di suo figlio, sul valore dell'umiltà, della speranza, della rettitudine, della lealtà ed il ripudio della violenza e della protervia, ricordandole che a volte è meglio una onorevole sconfitta che una vergognosa vittoria. Amo come tutti la nostra terra che è meravigliosa e sono convinto fortemente e intimamente che la Calabria può farcela a dare un futuro alle prossime generazioni. La Calabria non è una terra orfana o perduta come dice Corrado Augias, ma una terra piena di risorse, di bellezza e di speranza.