“Basso Profilo”, è “botta e risposta” fra l’UCPI e il procuratore Gratteri. Interviene anche l'ANM

gratterinicola23apr 500È "botta e risposta" fra l'Unione Camere Penali e il procuratore Gratteri. La polemica è scaturita dall'intervista che il numero uno della Procura di Catanzaro ha rilasciato al giornalista Giovanni Bianconi del Corriere della Sera. Interviene anche l'ANM.

Qui, di seguito, le parole di Gratteri al quotidiano di via Solferino, la risposta dell'UCPI e la replica del magistrato e l'intervento dell'ANM.

Ecco l'intervista:

Procuratore Gratteri, la sua inchiesta su 'ndrangheta e politica esplode nel mezzo di una crisi di governo, e alla vigilia di nuove elezioni in Calabria. Come si fa a non parlare di "giustizia a orologeria"?

«Le giuro che i tempi della politica non c'entrano. Noi abbiamo saputo che dovevano arrestare l'assessore Talarico, insieme agli altri, quando è arrivata l'ordinanza del gip, all'inizio di gennaio, a un anno di distanza dalla nostra richiesta e a sei mesi dall'ultima integrazione. Le elezioni in Calabria erano fissate per il 14 febbraio, avremmo aspettato il 15 per non interferire sulla campagna elettorale, ma poi sono state rinviate ad aprile: non potevo lasciare arresti in sospeso per decine di persone altri tre mesi».

Non poteva attendere almeno la soluzione della quasi-crisi di governo? Cesa e l'Udc sono entrati nel gioco dei "responsabili" in soccorso del premier Conte...

«Io fino all'altra sera gli ho sentito dire in tv che lui e l'Udc non sarebbero entrati nella maggioranza, quindi questo problema non si è posto. Se ora qualcuno vuole sostenere il contrario lo faccia, ma io l'ho sentito con le me orecchie».

Su quali basi accusate Cesa di associazione per delinquere con l'aggravante di aver agevolato la 'ndrangheta?

«Per i contatti con l'imprenditore Antonio Gallo, noto per essere il collettore della 'ndrangheta nella provincia di Crotone, che mira ad allargare i suoi affari e le sue attività. E' arrivato a Reggio Calabria e s'è rivolto al clan De Stefano-Tegano per organizzare la campagna elettorale di Talarico, e poi a Roma per cercare di ottenere appalti di livello nazionale. Per questo organizza, tramite Talarico, un incontro con Cesa. Talarico sapeva perfettamente che Gallo si rivolgeva alle cosche reggine; Cesa e Talarico erano nello stesso partito e quindi, per ricambiare l'interesse per le elezioni, ha organizzato il pranzo».

Però non sapete quello che si sono detti , in quel pranzo.

«In quel momento Cesa era deputato europeo e non lo potevamo intercettare. Però sappiamo da altre conversazioni che in quell'occasione hanno discusso di appalti con Anas, Enel e altri enti statali per far lavorare Gallo. C'è un'intercettazione in cui Talarico parla di Cesa, delle fornire di Gallo e del 5 per cento... In altre Gallo dice chiaramente che c'è un accordo, e che è salito a Roma appositamente per incontrare Cesa».

Ma restano sempre dialoghi tra terze persone che parlano di lui. La sua voce non c'è mai.
«E allora che facciamo, stiamo fermi e non chiediamo niente a nessuno? Non si tratta di amici al bar che parlano di calcio, bensì di imprenditori legati alle cosche che parlano di politica e rapporti con i politici. L'incontro con Cesa c'è stato, come posso non chiederne conto?».

Agli atti avete messo pure l'intercettazione di un arrestato che dice di aver incontrato il senatore Pierferdinando Casini, il quale gli avrebbe detto "qualunque cosa avete bisogno in Albania..."
«Su quello però non c'è alcun riscontro, sono parole che non sappiamo se corrispondono alla realtà e che da sole non significano niente, tant'è che il senatore Casini non è nemmeno indagato. Noi ci basiamo sui fatti riscontrati e dobbiamo procedere con le verifiche, perché quest'inchiesta rappresenta un ulteriore passo avanti nell'evoluzione della 'ndrangheta nelle sue relazioni con il potere».

In quale direzione?

«Quella che porta un'organizzazione criminale a entrare nei salotti buoni della società grazie a imprenditori, avvocati, notai come quello coinvolto in questa indagine, il più noto di Catanzaro, ed esponenti politici di livello regionale e nazionale. Ci sono rapporti diretti con la pubblica amministrazione, coltivati da professionisti che hanno piena consapevolezza di avere interlocutori espressione della criminalità».

Ma perché le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti, vengono spesso ridimensionate dal tribunale del riesame o nei diversi gradi di giudizio?
«Noi facciamo richieste, sono i giudici delle indagini preliminari, sempre diversi, che ordinano gli arresti. Così è avvenuto anche in questo caso. Poi se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni».

Che significa? Ci sono indagini in corso? Pentiti di 'ndranghetisti che parlano anche di giudici?
«Su questo ovviamente non posso rispondere».

Invece, questa la risposta dell'UCPI:

"Le gravissime dichiarazioni del Procuratore Gratteri al Corriere della Sera forniscono una rappresentazione destinata a creare sconcerto tra i cittadini, perché di fatto attribuiscono annullamenti e riforme di provvedimenti giudiziari a ragioni diverse da quelle esposte nelle articolate motivazioni. Queste affermazioni - provenienti inoltre da un Procuratore capo - rappresentano un attacco di inaudita gravità all'autonomia e indipendenza dei giudici. L'Unione scrive al CSM per le sue opportune valutazioni, e ad ANM per conoscere quali iniziative intende porre in essere a tutela dei giudici che non hanno condiviso, o eventualmente non condivideranno, le ipotesi accusatorie a fondamento delle indagini del Dott. Gratteri. In allegato il documento della Giunta al CSM.

Il momento politico nel quale sono intervenuti la esecuzione di provvedimenti di custodia cautelare in carcere e le perquisizioni ed i sequestri disposti, anche nei confronti di rappresentanti delle istituzioni, da parte dell'autorità giudiziaria di Catanzaro, lascia obiettivamente il campo a considerazioni sulla strumentalità dei tempi, atteso che quei provvedimenti hanno comunque inciso sulla delicatissima situazione politica nazionale.

Nella intervista rilasciata dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro a Giovanni Bianconi e apparsa oggi sulle pagine del Corriere della Sera, il Procuratore Gratteri esclude che vi sia stata – nella individuazione della data di esecuzione – una valutazione del quadro politico nazionale, mentre si è tenuto conto dei tempi delle elezioni in Calabria.

Apprendiamo così che il Pubblico Ministero ha svolto valutazioni in ordine alla opportunità del momento nel quale dare esecuzione ai provvedimenti. A tali affermazioni di per sé sconcertanti ne seguono altre che non possono non essere oggetto di attenta valutazione da parte dell'organo disciplinare dei magistrati. Non possono infatti sfuggire le implicazioni, sul piano deontologico, della seguente risposta, che il Dottor Gratteri offre alla domanda: «Ma perché le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti, vengono spesso ridimensionate dal tribunale del riesame o nei diversi gradi di giudizio?».

«Noi facciamo richieste, sono i giudici delle indagini preliminari, sempre diversi, che ordinano gli arresti. Così è avvenuto anche in questo caso. Poi se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni».

L'intervistatore coglie la portata dell'intervento del magistrato e chiede: «Che significa? Ci sono indagini in corso? Pentiti di 'ndranghetisti che parlano anche di giudici?». «Su questo ovviamente non posso rispondere».
Le affermazioni del Procuratore della Repubblica di Catanzaro si rivelano di inaudita gravità. Non si tratta qui di discettare sulla fondatezza o meno di un quadro indiziario o di prospettare come la serialità di annullamenti da parte dei Giudici superiori, chiamati al controllo delle condizioni per l'applicazione della cautela, abbiano dato conto – quantomeno sul piano del metodo – della fragilità di quelle investigazioni. La considerazione del Dottor Gratteri propone al lettore l'idea che i provvedimenti dei Giudici, di censura dell'operato della sua Procura e delle valutazioni del GIP, siano ispirati da motivazioni estranee alle dinamiche processuali.

È una rappresentazione destinata a creare sconcerto tra i cittadini attribuendo di fatto annullamenti e riforme a ragioni diverse da quelle esposte nelle articolate motivazioni. Ciò si segnala al Consiglio Superiore della Magistratura per le sue opportune valutazioni".

Infine, la replica di Gratteri, battuta dall'ANSA.

"Sono a conoscenza della nota inoltrata dalle camere penali, ma ribadisco nuovamente, come fatto anche in passato, che il riferimento alle scarcerazioni e a quello che accadra' in futuro sta a significare che io e il mio ufficio siamo assolutamente convinti, sulla base delle indagini fatte, della bonta' delle nostre richieste nel Pieno rispetto delle norme processuali ivi compreso il diritto all'impugnazione dei provvedimenti riconosciuto ad entrambe le parti processuali". Lo afferma il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a proposito del comunicato diramato dall'Unione camere penali nel quale si criticava le dichiarazioni del procuratore al Corriere della Sera all'indomani dell'operazione "Basso profilo" - che coinvolge anche esponenti della politica locale e nazionale - definendole un attacco all'autonomia e indipendenza dei giudici.

Gratteri ha cosi' risposto ad una domanda dell'ANSA in merito a quanto sostenuto dalle Camere penali in una nota. Oggetto della polemica da parte dell'Unione camere penali italiana e' stata una specifica risposta alla domanda del giornalista Giovanni Bianconi: "Ma perche' le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti, vengono spesso ridimensionate dal tribunale del riesame o nei diversi gradi di giudizio?".

"Noi facciamo richieste, sono i giudici delle indagini preliminari, sempre diversi, che ordinano gli arresti. Cosi' e' avvenuto anche in questo caso. Poi se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spieghera' anche queste situazioni", ha risposto il procuratore. Secondo l'Ucpi "la considerazione del dottor Gratteri propone al lettore l'idea che i provvedimenti dei Giudici, di censura dell'operato della sua Procura e delle valutazioni del gip, siano ispirati da motivazioni estranee alle dinamiche processuali".

Polemiche alle quali Gratteri ha risposto ribandendo "che il riferimento alle scarcerazioni e a quello che accadra' in futuro sta a significare che io e il mio ufficio siamo assolutamente convinti, sulla base delle indagini fatte, della bonta' delle nostre richieste nel Pieno rispetto delle norme processuali ivi compreso il diritto all'impugnazione dei provvedimenti riconosciuto ad entrambe le parti processuali".

Interviene anche l'Associazione nazionale magistrati.

"Il procuratore della Repubblica di Catanzaro è oggi intervenuto con una nota di precisazione su quanto ieri dichiarato nel corso di una intervista a 'Il Corriere della sera' sul tema delle scarcerazioni. La nota oggi diffusa, nella parte in cui sottolinea il rispetto delle norme processuali e fa richiamo agli strumenti delle impugnazioni come legittima reazione, dentro il processo, a provvedimenti non condivisi, sembra poter dissipare perplessità e chiarire equivoci". Così il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia all'AdnKronos.

La precisazione di Gratteri, aggiunge, sembra "far comprendere che le precedenti dichiarazioni non si sono poste in contrasto col principio secondo cui i provvedimenti dei giudici, che rigettano richieste della pubblica accusa, che annullano precedenti provvedimenti di accoglimento di quelle richieste, che smentiscono ipotesi accusatorie prima accolte, sono espressione fisiologica delle regole e della logica, anche costituzionale, del processo; e sono attuazione del dovere di accertamento che si alimenta della posizione di imparzialità e neutralità del giudice, architrave del nostro sistema".