Anna Falcone chiama il Pd: “Insieme e cambiamo la Calabria”

falcone-annadi Francesca Gabriele - Dopo la candidatura di Luigi De Magistris a governatore si accendono i riflettori sulle prime possibili voci sulla sua futura squadra di Governo. Il Pd ha chiuso le porte. Sinistra italiana che ha proposto al candidatura a governatore dell'avvocato Anna Falcone da parte del centrosinistra non ha ricevuto una risposta. I democrat pensano di ufficializzare a giorni il nome del loro candidato. Probabilmente anche Sinistra italiana alla fine convergerà sul sindaco di Napoli. E Anna Falcone?

Senza fare ipotesi abbiamo girato l'interrogativo all'avvocato Falcone.

"Io credo che bisogna uscire fuori da questo gioco dei posizionamenti personali. E' perdente e divisivo. Serve solo a sollecitare levate di scudi e veti incrociati. In definitiva, a sviare l'attenzione dalla vera questione, che è: cosa volete fare per la Calabria? Con quali proposte? Con quali candidati e credibilità? Ci sono nomi che fanno i cittadini comuni – non solo partiti e società civile – di tante donne e uomini in cui i calabresi credono e che vorrebbero veder lavorare insieme a un serio progetto di cambiamento della Regione, perché già quei nomi sono una garanzia di serietà, di onestà di coraggio per le storie che rappresentano. Non si tratta di convergere l'uno verso l'altro, ma di convergere tutti verso un progetto condiviso, con pari dignità e mettendosi al servizio. Le candidature nelle liste e a presidente devono emergere a valle di questo processo ed essere coerenti con esso. Solo così può nascere un progetto credibile, con i candidati giusti e vincenti".

Mi pare di capire che la sua strada sia sempre, ostinatamente, una sola: togliere la gestione della Calabria al centrodestra....

"L'obiettivo è, e resta, quello di risollevare la Calabria e vincere le Destre a trazione nordista".

Qual è il vero ostacolo?

"C'è un solo vero ostacolo alla costruzione di una alleanza larga e rinnovata, e non sono i nomi, ma la capacità dei partiti – in particolare del Pd quale partito di maggioranza relativa – di rinnovarsi e lavorare per il bene dei calabresi, non per la conservazione del vecchio ceto dirigente. Il giudizio, politico, sulla gestione degli ultimi decenni è impietoso, soprattutto per il drammatico crollo dei diritti dei calabresi e per l'aumento del gap con il resto del Paese: non possiamo più permetterci di perseverare nell'errore dei cambiamenti di facciata, che lasciano inalterati vecchi metodi ed equilibri di potere interni. Ed è la sua base a chiederlo, il suo elettorato, prima di ogni altro. Il 54% dei calabresi non vota più. Alle prossime elezioni la percentuale rischia di aumentare, o di andare ad ingrossare le fila del voto di protesta. E' l'ultimo avviso. E viene soprattutto dal nostro elettorato. Chi insista nel perseverare in tatticismi sterili, reiterando vecchie liturgie, o mettendo la testa sotto la sabbia, si prenda fin da ora le responsabilità di una sconfitta annunciata. Qualcuno lavora solo per questo. E' ormai evidente a tutti".

Si andrà avanti anche se una parte del Pd lascerà la porta chiusa?

"Allora cambierà strada la sua parte migliore e buona parte del suo elettorato. Lasciamo che chi non molla perda la sua partita personale. Noi ne abbiamo una molto più importante da giocare. Andiamo avanti! Voliamo alto!".