Altri Sport
 

Tonno Callipo, l'"esuberante" Michele Baranowicz: "Se mi riguardo indietro non vorrei cambiare nulla della mia vita"

Temperamento forte e deciso. Non ama le mezze misure e, se proprio deve, si volta a guardare indietro esclusivamente per capire in cosa può riuscire a brillare di più. Il suo è uno sguardo dritto e aperto nel futuro. Il regista giallorosso Michele Baranowicz, che in questa stagione agonistica ha indossato anche la fascia di capitano, è noto agli appassionati del volley tanto per le sue "mani d'oro" quanto per quella sua personalità ben definita che lascia il segno sia dentro che fuori dal campo. Un giocatore e un ragazzo "esuberante" come già qualche penna del giornalismo sportivo lo ha definito in passato: "Si lo so bene. Io vengo etichettato spesso come una testa calda. La verità è che odio la mediocrità, voglio sempre eccellere, voglio sempre vincere. E talvolta spingo anche i miei compagni ad avere lo stesso approccio alle sfide che si presentano. Posso anche dire però che non mi ritengo una cattiva persona e neppure uno che spacca lo spogliatoio".

Non fa giri di parole l'abile regista italo-polacco per rispondere alla domanda con cui abbiamo deciso di farci strada per realizzare un'intervista telefonica un po' fuori dagli schemi. Del fatto che abbia sulle spalle ben tredici stagioni tra Superlega e Serie A2, che ha vestito la maglia della nazionale italiana, con cui ha vinto il bronzo alla Grand Champions Cup 2013 e alla World League 2014, e che ha militato nelle squadre più blasonate del campionato italiano è noto ai più, mentre ai meno informati basterà affacciarsi nel mondo del web per averne notizia. Più inedito, probabilmente, sarà per tutti il racconto di stralci della vita personale che il pallavolista classe '89, originario di Mondovì, ci ha raccontato in un uggioso pomeriggio di marzo, rompendo il silenzio che, a causa dell'emergenza Coronavirus, regna sovrano da ormai tre settimane nel mondo della pallavolo come in quello di tutto lo sport. Per Michele sono giorni di solitudine, quella più assoluta è iniziata giorno 12 marzo quando la società ha sospeso anche gli allenamenti in palestra. Sta trascorrendo questo periodo di quarantena nella sua abitazione di Vibo, non può vedere i suoi compagni di squadra e soprattutto non può vedere la sua famiglia che in pianta stabile vive al Nord, precisamente a Capergnanica, un paesino vicino Crema.

Ecco, famiglia è una parola chiave della sua esistenza.

"Un forte senso della famiglia mi è stato trasmesso fin da bambino da mio nonno Michele. La famiglia come punto di riferimento, come porto sicuro. Sono cresciuto con mio fratello ed ho anche una sorella che ho visto molto meno perché lei vive a Vienna. Uno dei desideri più grandi fin da bambino era di mettere su una famiglia tutta mia. Sono stato molto fortunato a poter realizzare questo sogno. Dieci anni fa ho conosciuto la donna che oggi è mia moglie. Da tre anni sono anche diventato papà di una bambina meravigliosa. Si chiama Mila. Il suo arrivo è stato un evento che mi ha stravolto la vita oltre a regalarmi un'emozione indescrivibile. Da quando c'è lei, ho cambiato il modo di vedere ogni cosa".