Agorà
 

Castrovillari: presentato il libro di Rosa Baldino, "Mi porti da Francesco"

E' anche la capacità, bella e buona, di saper guardare all'altro, nel segno dell'accoglienza- natura radicata nel popolo di Calabria che è devoto al Santo di Paola, uomo della Caritas- l'ultimo libro di Rosalba Baldino, "Mi porti da Francesco", Falco editore, presentato, tra più sensibilità, la sera di venerdì 20 settembre nella sala conferenze "Varcasia" della Parrocchia-Convento San Francesco di Paola di Castrovillari. A sottolineare in più modi questo, presente nel lavoro della giornalista di "Ten" che spiega agli adulti- attraverso una fiaba per bambini- cosa esprime e richiama la storia di un piccolo profugo, Padre Paolo Sergi, parroco della parrocchia, l'editore Michele Falco , Paola Gentile, giornalista del "Il Diario", Giovanni Donato, presidente dell'Associazione "Città Solidale", l'Assessore Regionale alla Cultura, Maria Francesca Corigliano, il Sindaco, Domenico Lo Polito, Pasquale Pandolfi, che ha moderato l'evento, responsabile delle attività culturali dell'associazione Kontatto, promotrice dell'iniziativa con il patrocinio del Comune, e naturalmente l'autrice con una serie di testimonianze, accompagnati da intermezzi musicali, in tema, a cura Gianni Giliberti. Cuore dei contributi, in un sentire comune, che ha raccolto quello più sottile ed invasivo che lega ed ha dato vita ad ogni pagina di quest'altro libro della Baldino, lo sguardo discreto verso quella Presenza che tutto contiene e rigenera, per la quale Francesco di Paola era pregno e grato, di cui ciascuno, uomo o donna, va in cerca perché già presente nel proprio Cuore dove il desiderio di bellezza, verità e giustizia sono terreno comune per l'incontro ed il dialogo. Sono questi i fattori guida del libro che suscitano- è stato richiamato con diversi approcci e chiavi di lettura- e fanno riscoprire esigenze e bisogni collettivi ad ogni latitudine. Essi sorprendono, come lo fa l'opera proposta ed ancora il desiderio e la passione che ogni uomo serba nel cuore, legato all'Identità che lo connota e lo ha "generato", e che non può che fargli riconoscere l'altro, se "guardato" veramente. Un esercizio educativo- si è percepito- che non deve essere tralasciato mai e specialmente in questo Tempo dove il relativismo cerca di affogare tale posizione umana e culturale, fondamentali per la crescita e l'integrazione dei popoli. Ma ciò non può che partire da una Presenza riconosciuta, fatta di segni e testimoni, che genera speranza: a noi basta esserci come siamo capaci e come possiamo.