Vibo Valentia
 

Il Meetup “Vibonesi in Movimento-Amici di Beppe Grillo”: “Potature selvagge a Vibo, parte seconda”

"Ancora l'ennesima brutalità, nella nostra città, perpetrata ai danni delle piante su corso Umberto I. Nell'articolo precedente avevamo fatto notare come in passato, purtroppo, la precedente amministrazione avesse effettuata una potatura detta "capitozzatura" che aveva danneggiato in maniera irreparabile diversi lecci e concludendo con l'augurio che l'attuale amministrazione avesse più riguardo verso gli alberi, l'ambiente ed il decoro cittadino.Tutto era nato in data 26 settembre scorso, quando il nostro organizer, Pino Tropeano, passeggiando in loco, aveva visto la situazione, e prontamente aveva indirettamente contattato l'assessore per far fermare questo ennesimo tipo di potatura deleteria. I lavori inizialmente si sono fermati per essere poi completati la settimana scorsa. In seguito a tale articolo su alcuni media sono apparse delle notizie a dir poco fuorvianti e polemiche, con gusto politico decisamente infimo.

Ci riferiamo a quanto affermato in una nota dal capogruppo di "Città Futura", consigliere di maggioranza Termini che nell'articolo ci rimproverò "cotanta sfacciataggine", così disse, per aver denunciato la verità, continuando ad asserire che nessuna potatura era in atto bensì una semplice sfoltitura. Caro consigliere, Lei dovrebbe studiare un po' di più per sapere la differenza tra potatura e sfoltitura oppure aprire un browser e documentarsi su internet, prima di sparare a casaccio.

Inoltre la vorremmo informare che il meetup "Vibonesi in movimento" non è anonimo, bensì formato da persone, due delle quali siedono con lei nello stesso consesso comunale, per fortuna all'opposizione (ci stupisce che lei non ne sia a conoscenza visto il ruolo esercitato).

In una, come la chiama lei sfoltitura, ma si chiama correttamente "potatura di rimonda", non si stravolge il portamento naturale della pianta, bensì si rimuovono solamente le ramificazioni secche e si interviene sulla sicurezza per l'ambiente circostante,tagliando i rami in modo leggero.Questo tipo di potatura è una di quelle che si poteva fare in questo periodo, perché per la vera potatura quello migliore è da novembre a marzo e per i lecci in questione, il periodo più indicato sarebbe stato sicuramente gennaio-febbraio e non settembre-ottobre.D'altronde senza arrivare a scomodare i tecnicismi, bastava affidarsi alle vecchie abitudini: mai potare con luna crescente, come lo era quando è stata effettuata tale potatura.

Inoltre, caro consigliere Termini se lei si fosse documentato, in questo tipo di potatura, i rami non vanno tagliati dal tronco, bensì il taglio va fatto partendo dal basso e salendo verso l'alto, mantenendo una distanza dal collare,(il collare è quella parte del ramo mediante il quale si unisce al resto del fusto), pari a circa un terzo del diametro del ramo. In questo modo si evita la scosciatura, cioè che le fibre interne restino esposte, scollando letteralmente la corteccia ed evitando il rischio di infezioni a cui sono soggetti questi alberi soprattutto nel periodo incriminato.

A tutto ciò si aggiunge l'articolo di un quotidiano on line, la redazione di Noi di Calabria, che ha voluto addirittura verificare la situazione attuale, assumendo una posizione di parte, cercando di difendere l'indifendibile, e affermando che la potatura effettuata avesse ridato lustro al corso.Nell'articolo si affermava che dopo il loro sopralluogo, il corso "Corso Umberto I appare più ordinato ed anche più curato". Cara redazione è facile scrivere manipolando o celando le informazioni. Nell'articolo inviatovi dal meetup, avevamo inserito una foto (stranamente da voi non pubblicata) del corso durante gli anni "di decoro", quando si potavano gli alberi secondo lo stile italiano di giardinaggio. Tale stile prevede un susseguirsi di forme geometriche e non una potatura libera come quella eseguita. Quella sìavrebbe evidenziato il vero decoro di una città, dove agli alberi cresciuti in contesti pubblici, vengono eliminate le sole parti pericolanti o rimosse alcune parti della chioma per darle una forma specifica da adattare al contesto storico e urbanistico in cui gli stessi alberi si sviluppano. Questi interventi di potatura tendono a dare all'albero una forma geometrica ben precisa, per esclusive finalità estetiche e di integrazione paesaggistica.

E questo è stato l'errore di questa amministrazione: non aver pensato a ciò. Il nostro non è mai stato un attacco politico bensì mirato al buon senso e, ahimè all'evidente incompetenza di chi ha operato e di chi doveva far sì che ciò non avvenisse.

Ci piace concludere ricordando una canzone del grande Fabrizio De Andrè, che cantava "Dove sono andati i tempi di una volta, per Giunone, quando per fare un mestiere ci voleva anche un po' di vocazione...". Lo afferma il Meetup "Vibonesi in Movimento – Amici di Beppe Grillo".